Partenza Maratona di Roma 2018

Maratona oscurata, vergogna Rai

Difficile trovare parole diverse per definire il comportamento della Rai, di Rai Sport in questa occasione, nei confronti della Maratona di Roma. Si è appurato che il nuovo direttore non deve avere troppo in simpatia l’atletica, non avendo la Rete che dirige (ma in questo caso il termine la sua Rete sarebbe stato più appropriato, visto che Rai Sport viene usata come fosse una proprietà privata in qualche caso) trasmesso di recente nè gli Europei indoor, nè il Mondiale di cross.
Ma non trasmettere in diretta mattutina la Maratona di Roma 2019 è il gocciolone che fa traboccare il vaso della pazienza del telespettatore obbligatoriamente abbonato. Le scelte editoriali sono sempre da rispettare, magari criticabili ma da rispettare perché chi investe ha diritto, anche sbagliando come succede spesso, di fare le sue scelte riguardo cosa mettere sui giornali o trasmettere in Tv.

Ma la Rai è la Tv di Stato, un servizio pubblico. I soldi per mantenerla li mettiamo noi. E dunque come minimo abbiamo il diritto di dissentire. Non è che perché uno da un giorno all’altro si ritrova direttore di qualcosa, significa che ogni sua scelta sia giusta.
E allora sulla scelta si può e si deve sindacare, sollevando il velo vergognoso con cui si è avvolto lo sport in tv in questa domenica di aprile. La Rai non trasmetterà in diretta (dalle 8.30 alle 11 del mattino sarebbe stato lo spazio occupato) la venticinquesima Maratona di Roma, l’edizione delle nozze d’argento, perché ha scelto, ha preferito mandare in diretta TUTTO il Giro ciclistico delle Fiandre. Sei ore di corsa! Una diretta integrale. E chi avrà voglia di stare a guardare Rai Sport domenica potrà gustarsi ogni pedalata, appunto per circa sei ore. Non so se ci sia stata una petizione popolare che ha raccolto firme per poter vedere un’intera corsa ciclistica, dal primo all’ultimo metro, e che per questo motivo Rai Sport ha fatto questa scelta.
Non sto a citare e ripetere la valanga di insulti, con le motivazioni che potete facilmente immaginare, che ha invaso il web. Non posso ripeterli, ma se voglio, sono autorizzato a condividerli mentalmente.

Possibile che in Rai si possa impunemente calpestare la logica, la convenienza commerciale (della Rai, non dei singoli) senza che nessuno apra bocca per dissentire? Quella stessa Rai che manda il Golden Gala sulle reti ammiraglie (o il 6 giugno ci ritroveremo ad ammirare qualche pedalata turistica?).
Sono sempre stato e sarò un sostenitore dello sport in chiaro, perchè le pay tv in questa povera Italia ricca solo di buste paga alleggerite, schiavitù lavorative e disoccupazione non più solo giovanile, è diventata un lusso. E lo sport per continuare ad affermarsi, deve restare popolare e alla portata di (quasi) tutti.
Pazienza se in qualche caso i telecronisti e gl ospiti delle pay tv sono migliori di quelli della Rai. Si può sempre abbassare o togliere l’audio, ma lo spettacolo sportivo resta.
Non invito quindi la Fidal, e quanti in futuro subiranno le stesse vessazioni, o ingiustizie, chiamatele come volete, a lasciare la Rai per approdare altrove.
Ma un appuntamento con qualche alto dirigente Rai, se fossi il presidente Giomi, cercherei di prenderlo. E avrei denunciato l’oscuramento con vigore. Senza abbozzare.
Osservazione: ma non sarebbe cambiato nulla, non avremmo comunque visto la Maratona di Roma. Vero. Ma come diceva quel tale riempito di botte: “Si, ne ho prese tante. Ma quante gliene ho dette!”
Che almeno, chi deve, provi l’imbarazzo della vergogna. Agli altri la possibilità di non accendere Rai Sport domenica mattina.

Fermo restando la validità del discorso di base, per amor di verità e a parziale elemento a discarico della Rai, va aggiunto al quadro il fatto che da qualche anno la produzione della diretta televisiva è a carico degli organizzatori. Bisognava spendere circa 100.000 euro per avere la diretta tv, requisito indispensabile per un evento che ambisce ad essere internazionale. E questi 100.000 euro, la Fidal non li ha voluti o potuti pagare.

Dal dizionario sinonimi Treccani

vergogna /ver’goɲa/ s. f. [lat. verecundia “ritegno”]. – 1. a. [turbamento e disagio che si prova per un comportamento sentito come sconveniente, riprovevole, ecc., anche con le prep. di, per: provare v. (per una colpa, di un peccato)] ≈ ‖ mortificazione (per), pentimento (per), rossore (per). b.