The shape of things | Recensione

The shape of things mi aveva inizialmente contrariato, il dialogo d’avvio nella scena al museo mi era risultato irritante. Però poi… Da un lato faticavo ad entrare nel meccanismo emotivo del film, ma dall’altro alla fine ogni cosa è andata al suo posto.
L’origine teatrale dell’opera diretta dall’autore, Neil LaBute, nell’ormai lontano 2003 è rintracciabile nella modalità filmica. Quattro personaggi, una serie di scene che sintetizzano i passaggi chiave di quanto avvenuto tra la studentessa Evelyn Ann Thompson (Rachel Weisz) fissata con una sua visione dell’arte, e un giovanissimo e insicuro ragazzo,Adam Sorenson, interpretato da Paul Rudd. A chiudere il quadrilatero la coppia di amici di Adam, in procinto di sposarsi: Gretchen Mol nei panni di Jenny, Frederick Weller è Phillip.
Attraverso queste scene chiave rappresentative, si compie il percorso di trasformazione che Evelyn impone al timido Adam, che per mantenersi lavora come guardiano al museo. I temi che si attraversano sono vari: amorosi, psicopatici, artistici e filosofici. La forma delle cose del titolo pone interrogativi sempre validi in un mondo come quello dell’arte che lascia spazio talvolta alla mistificazione. Ma in realtà non è solo di arte che si parla. La forma di una cosa può non contenere un reale contenuto, la forma esteriore può non corrispondere ad una sostanza interiore. L’essere, l’apparire, il piegarsi al plagio, alla manipolazione, pur di soddisfare e piacere all’elemento dominante della coppia.
Un racconto che risulta molto interessante, anche se amarissimo per il cinismo ispiratore di questa un po’ folle se vogliamo ricerca dell’arte, della cosa artistica. Lo spingersi sempre oltre nel chiedere una trasformazione al soggetto (in teoria) amato. Ecco che la forma delle cose può leggersi come la forma delle persone, quanto si vuole imporre e quanto si è disposti ad accettare, a stravolgere, pur di avere dinanzi un uomo o una donna che corrispondano alle aspettative? Quante rinunce? Si può accettare di diventare qualcosa di diverso da ciò che si è?
Arrivando alla fine di questo particolare film, inevitabilmente ci si porranno delle domande, si avrà voglia di rifletterci.

The shape of things, la scheda

THE SHAPE OF THINGS – Stati Uniti, Francia, Gran Bretagna 2003.
Regia: Neil LaBute.
Interpreti: Paul Rudd, Rachel Weisz, Gretchen Mol, Fred Waller.
Durata 97 minuti. Su Sky, Now Tv. * visto in versione originale con sottotitoli.

The shape of things, trailer originale

Leandro De Sanctis

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