La storia di Nico Pannevis e Massimiliano Monteforte è il soggetto teorico di un film hollywoodiano, ma con personaggi reali, con i piedi ben saldi a terra. Quando sono venuti a Roma per la Maratona, si è occupato di loro anche Il Corriere dello Sport, che ha fatto conoscere qualcosa di loro e della loro passione per l’atletica, per uno sport vissuto e interpretato in modo diverso, con uno sguardo al domani e ad un sogno a cui lavorano giorno dopo giorno.

Una serie di pazzie che pian piano stanno diventando
realtà. Nico e Max definirebbero così il “Progetto Purosangue”.
Montepulciano, provincia del Kenya, potrebbe recitare lo spot che
fotografa la pazza idea di due persone che ad un certo punto il destino
ha fatto incontrare. Sul terreno fertile della comune passione per la
corsa, nasce un’idea di sport pulito. Libero dal doping e dalla
schiavitù del guadagno a tutti i costi.

Un anno e mezzo fa, proprio nei giorni della Maratona di Roma fu presentato
il lungo corto (25 minuti di durata), che rendeva l’idea di ciò che
stavano costruendo e che è stato premiato al recente Sport Festival di Palermo. 
Ora sappiamo che si è trattato solo di una rampa di
lancio.

“Purosangue” diventerà un vero film, arriverà nei cinema. C’è già
una sceneggiatura, si sta lavorando per cercare di concretizzare
un’opera cinematografica che riprenderà i temi del corto, ampliandone il
respiro.

La corsa, il Kenya, i giovani atleti in cerca di gloria per
emanciparsi da una vita complicata e costruirsi un futuro. Le tentazioni
del doping, la condanna di ogni pratica proibita e dannosa per la
salute: purosangue col sangue puro. Non vuole essere solo uno slogan ma
lo specchio di un modo diverso di intendere lo sport.

Massimiliano Monteforte, Max per gli amici, corre da quando aveva 6
anni: non è un’automobile ma il suo contachilometri dice che ha percorso
oltre 90.000 km. Ha vinto 125 gare e da una decina d’anni porta i
migliori atleti del mondo a correre la maratona di Roma. E ama il
cinema, che ha studiato: una passione, come la corsa.

Nico Pannevis è nato in Kenya, un bianco nell’Africa nera. La sua
vita è un romanzo. Il nonno, Angelo Cucè, era un ingegnere di Messina.
Fu fatto prigioniero dagli inglesi in Africa e da lì non si mosse più,
diventando produttore di caffè in Kenya e Tanzania. Anche Nico correva,
poi l’incoscienza dei 18 anni, materializzatasi in un incidente in moto,
gli costò un ginocchio. Ma vinse una borsa di studio e andò in Europa,
con l’esperienza maturata col papà, che gestiva alberghi. Un ruolo
importante, nomi prestigiosi come Savoy e Ritz nel curriculum, premiato
da Tony Blair come miglior under 30 nel suo ruolo.

A Londra conosce l’amore, si sposa e si trasferisce a Montepulciano,
dedicandosi al suo Country Resort Sant’Antonio, 80 ettari tra le
colline senesi dove sta nascendo anche una pista d’atletica. Max e Nico,
che naturalmente parla la lingua swahili, hanno un’intuizione: creare
una specie di factory in Kenya, un ponte tra Montepulciano e l’Africa.
Investono. Nasce una pista, si dà una possibilità a chi vuole correre ma
gli si insegna anche un mestiere, perché se poi non diventano campioni,
possano comunque crearsi un futuro.
Il progetto prevede, oltre a
diffondere una politica no doping e il massimo rispetto per la
persona-atleta, seguito e curato se e quando s’infortuna, una scuola che
insegni anche l’inglese e l’uso del pc, una pista per disabili, un
albergo per incentivare il turismo locale e non, invitare medici
specialistici per offrire assistenza sanitaria. Sembra un sogno? Forse.
Ma Nico e Max vogliono farlo diventare realtà.