Le maglie, non più solo azzurre, delle Nazionali di volley

Volley, la maglia azzurra delle Nazionali invasa dal giallo(rosso): orrore! A memoria, negli ultimi decenni almeno, da quando esistono le sponsorizzazioni, non era mai successo, in nessuno sport che lo sponsor andasse a stravolgere cromaticamente la sacralità della maglia azzurra (o blu, o bianca). La Nazionale non è un club, dove questo avviene regolarmente. Non a caso le pecette che riempiono le maglie della pallavolo rendono queste divise tra le meno appetibili, a livello di marketing. Se non ci fosse la scritta rossa, si potrebbe dire che le maglie della Nazionale somigliano a quelle del Boca Junior che fu di Maradona e Tevez.
Sono un cultore delle maglie sportive, del calcio in particolare ma non solo. E le scelte degli ultimi tempi spesso hanno fatto discutere. Ma stavolta non si tratta solo di gusto personale. Un accostamento cromatico così distonico è davvero arduo da mandare giù. Il grande Totò l’avrebbe probabilmente definita… una ciofeca…
Capisco che i soldi degli sponsor servono, ma quando c’è la divisa della Nazionale, ci deve essere un limite. O meglio, avrebbe dovuto esserci. Invece il volley si è adattato allegramente a cantare…Fascetta gialla, una hit da…Bandiera gialla, la trasmissione radiofonica che rivelò il talento di Renzo Arbore e Gianni Boncompagni.
Scherzi a parte, il giallo delle magliette azzurre (che sulle spalle hanno anche i marchi CRAI, in verde e rosso) non è avvincente, a dirla tutta sembra un insulto alla tradizione e alla classicità ormai perduta. Saranno i tempi…
Del resto già le ultime squadre azzurre hanno indossato alle Olimpiadi divise blu notte, un colpo d’occhio oscuro, lontanissimo da quel colore che in ogni parte del mondo, in ogni disciplina sportiva, induce a chiamare gli atleti italiani con quel nome divenuto familiare a qualunque latitudine: gli azzurri. L’unica salvezza è legata all’Olimpiade di Tokyo: per fortuna ai Giochi olimpici gli sponsor sono banditi dalle maglie. Almeno nel 2020, se non cambiano le regole e se l’Italia si qualifica, avremo in campo gli azzurri con il colore naturale.

La scritta Kinder, il precedente sponsor, non era meno vistosa in sé, ma si armonizzava decisamente meglio sulla maglia e non campeggiava su una banda ma andava a sovrapporsi con le sole lettere del nome. Sotto una serie di maglie di altre nazionali, per far notare come in nessun caso la maglietta risulta stravolta dalla sigla dello sponsor. Speriamo almeno che ai Mondiali del 2018 ci sia un premio per la maglietta più brutta: così avremo la certezza di salire sul podio.
Naturalmente in tutto questo discorso non c’entra la benemerita DHL, che va elogiata e ringraziata per il suo sostegno al volley. Con la speranza che riesca a riportare nella pallavolo, quei valori cari alla DHL, come ha detto stamane a Roma Alberto Nobis: trasparenza, rispetto, spirito di squadra, trasparenza, connessione.

La maglietta sponsorizzata del Brasile

La maglia sponsorizzata della Francia

La maglia sponsorizzata della Polonia

La maglia sponsorizzata di Porto Rico

La maglia azzurra sponsorizzata Kinder