https://www.vistodalbasso.it/2017/01/18/atletica-processo-schwazer-il-giudice_18/

Uno schiaffo alla Giustizia italiana arriva dalla Germania. Stavolta non si tratta della Merkel e dell’economia, ma di una nuova puntata dello scandaloso caso doping con cui si è posto fine alla carriera sportiva di Alex Schwazer, il marciatore azzurro campione olimpico a Pechino 2008, e con ogni probabilità oro anche a Rio 2016, se non fosse stato fermato con ogni mezzo. Il Gip Walter Pelino, che conduce il processo di Bolzano nei riguardi di Alex, svolgendo scrupolosamente il suo lavoro deve essersi però convinto che la verità possa essere un’altra, ben diversa da quella prodotta da Iaaf e Wada. 
Non a caso, ad avvalorare questa possibilità, un paio di settimane fa sono arrivate le rivelazioni degli hacker russi, che hannno reso note le azioni reiterate della Federazione Internazionale di atletica leggera, per fare catenaccio e impedire che si giungesse alla verità, definendo ruoli e responsabilità di tutta la catena di questa vicenda, dal prelievo avvenuto a Racines (dove Alex abitava) l’1 gennaio 2016, alle modalità di custodia e consegna dei campioni, rimasti per troppe ore in un buco nero temporale, nel corso del quale può essere successo di tutto. 

Sette
mesi dopo la richiesta formulata dal magistrato Walter Pelino, Gip del
processo Schwazer a Bolzano (in foto), è arrivata ieri la notizia che dal laboratorio di
Colonia verrà concesso (ai fini del test sul dna da eseguire presso il RIS di
Parma) soltanto il campione di urine prelevato l’1 gennaio 2016 a Racines e
consegnato in circostanze poco chiare per l’analisi che poi, mesi dopo,
avrebbe rivelato una minima quantità di sostanza proibita e tale da
determinare la successiva sospensione e la conseguente squalifica di
otto anni. Più che sospetta e fuori dai canoni la condotta di Wada
(l’agenzia mondiale antidoping) e Iaaf (la federazione internazionale
dell’atletica) in una vicenda che da un lato si è obbligati a definire
intricata e misteriosa, dall’altro fornisce evidentemente il quadro di
ciò che potrebbe essere accaduto. Come deve aver intuito il magistrato
che conduce il processo di Bolzano.

La concessione del campione di urine decisa dal giudice di Colonia
non è in realtà una buona notizia per il Gip Pelino e per Alex Schwazer,
perchè arriverà ai RIS di Parma la provetta A, ovvero quella che non
ha garanzie, in quanto fu aperta, usata per il test e poi richiusa (ma
non sigillata). Non verrà concessa la provetta B, che viene aperta e
sigillata alla presenza delle parti, come da richiesta del Tribunale di
Bolzano, che si era affidato anche ad una rogatoria internazionale per
poterla avere, alla luce dei reiterati rifiuti.

Sandro
Donati, l’allenatore che aveva contribuito con tutto lo staff
allestito a rilanciare clamorosamente Alex Schwazer, non nasconde
l’ennesima delusione: «Solo la provetta B dà garanzie di sigillatura:
viene presa la quantità necessaria e poi richiusa con sigilli, essendo
stata aperta alle presenza delle parti. La provetta A fu ricevuta dal
laboratorio in assenza delle parti, aperta e poi richiusa con un tappo.
Insomma, apparentemente sembra una sentenza favorevole, in realtà non
lo è affatto. Nessun perito accetterebbe mai di fare la
controanalisi su una flacone gia aperto, come in questo caso per il
flacone A. In questa circostanza ci mettono nella condizione di poter
agire solo su un campione che non dà certezze, anzi…».

E
già perchè se è vero come è vero che la Iaaf ha sempre ostacolato la ricerca della verità
su questo caso, avendo la federazione proposto fin dall’inizio l’invio
solo del campione A, è evidente che quelle urine non possano rivelare la
verità su cosa accadde. Nemmeno il test del dna che potrebbe rivelarsi
inattendibile, proprio a causa della natura del campione esaminato. Con
il campione B, ci sarebbe stata una maggiore possibilità di scoprire la
verità. Scoprire se alla pipì di Alex fu aggiunta la molecola proibita (va ricordato che contrariamente a quanto stabilisce il regolamento, il campione non restò anonimo), se la pipì incriminata era davvero la sua. 
Ormai è passato tanto tempo e occorre ricordare come Alex Schwazer, squalificato per doping alla vigilia dei Giochi di Londra 2012, conclusa la squalifica tornò alle gare assistito e controllato da un staff guidato a livello tecnico da Sandro Donati (con Mario De Benedictis referente per la parte squisitamente tecnica della marcia e con la collaborazione di Alessandro Pezzatini) con il supporto serio e severo degli scienziati medici (i professori D’Ottavio e Ronci, che
hanno monitorato valori emativi e prestazioni, costruendo un profilo
accuratissimo dell’atleta, il quale da parte sua aveva rinunciato alla fionestra orara nei controlli, rendendosi disponibile 24 ore al giorno).
Poi venne la strabiliante vittoria n el Mondiale di marcia a Roma, il secondo posto cauto in Spagna dopo le minacce e gli avvertimenti ricevuti dal suo tecnico Donati. Quindi allo scadere dei termini, giunse la notizia della positività, cui seguì un’estenuante braccio di ferro con Iaaf, Wada e TAS, che alla fine decretò la squalifica, nei giorni dell’Olimpiade di Rio de Janeiro.
Qualunque persona onesta, non foss’altro che per l’esasperante ostruzionismo degli accusatori, ha ormai capito che Schwazer era assolutamente innocente e che, insieme con il suo allenatore Donati, è stato vittima di una manovra politica orchestrata ad arte. Il compito del Tribunale di Bolzano sarebbe stato quello di far luce sui fatti, anche attraverso l’esame del dna. Ma forse nemmeno il Gip Pelino immaginava contro quali poteri sarebbe andato a sbattere. E anche lui si sarà chiesto il motivo di tanta tenacia da parte della Iaaf nell’impedire la ricerca della verità.
Domanda retorica, perchè in molti la risposta ormai la sanno.

Aggiorno inserendo il commento scritto da Alex Schwazer 

Alex Schwazer

Cari Amici,
la notizia che è giunta dal giudice tedesco è stata letta da qualche
giornale italiano come favorevole per me ma le cose non stanno affatto
così. Come ha già accennato il mio
allenatore Donati la differenza tra la provetta A e la provetta B è
totale: la provetta B è stata aperta e poi risigillata davanti al mio
perito, per cui il suo contenuto di urina è garantito, mentre la
provetta A è stata aperta dai soli responsabili del laboratorio e mai
risigillata. È dunque chiaro che la provetta A, da sola, non ha alcun
valore. Tutt’al più può essere utile come comparazione con il contenuto
della provetta ma questo è proprio ciò che non vuole la IAAF, come
emerge in tutta chiarezza dalle email diffuse da Fancy Bears.

Cerco di spiegare meglio la situazione: nelle controanalisi viene
utilizzata la provetta B, a nessuno verrebbe di proporre di usare la
provetta A che è solo servita per l’esame iniziale. E che, forse,
l’esame del DNA è meno importante di una controanalisi? Come ho già
detto, sono convinto che le urine siano mie ma non del tutto. C’è una
piccola parte estranea al mio corpo che mi ha fatto risultare positivo
al controllo del primo gennaio 2016. Questo è il motivo per cui insisto
sul fatto che devono essere analizzate per intero entrambe le provette e
non certo solamente 10 ml di un campione non sigillato… Ma con quale
faccia la IAAF ha potuto proporre al giudice tedesco questa soluzione? E
con quale grado di approfondimento lo stesso giudice ha fatto propria
tale proposta? So sulla mia pelle quanto queste Istituzioni sportive
siano suadenti ma in questo caso lo sforzo della IAAF per non consentire
all’Autorità Giudiziaria italiana di disporre di tutte e due le
provette è andato oltre fino a sconfinare in un grossolano impedimento
della mia difesa, come del resto hanno fatto fin dall’inizio.
Mi
viene ora da sorridere leggendo che la WADA provvederà a garantire il
corretto trasporto dell’urina. Ma che cosa c’è più da garantire se
quell’urina che trasporteranno è in una provetta rimasta aperta da un
anno e mezzo? Queste Istituzioni sono bravissime a sottolineare la
propria correttezza ed il rispetto delle regole. Perfino la IAAF, con la
sua storia recentissima di corruzione che ha toccato i suoi vertici, ha
ostentato il suo rispetto delle regole…
Questa è una brutta
storia, piena di falsi, di sfrontate forzature e di vessazioni nella
quale la IAAF è stata la protagonista ma con diversi complici. Sono
stati pochissimi i dirigenti sportivi che hanno mostrato sensibilità e
attenzione ai miei disperati tentativi di far capire che io non sono
colpevole di niente e che tutto è stato mostruosamente costruito a più
mani.
Quello che è certo è che io, il mio allenatore e i miei
avvocati andremo avanti fino in fondo e chi ha la coscienza sporca non
potrà stare tranquillo.