La Nazionale femminile di volley ai MOndiali in Giappone
Foto Filippo Rubin

Il boom e la memoria corta
Dopo i due Mondiali di pallavolo si è celebrato il trionfo degli ascolti televisivi dei  due Mondiali, dal 9 settembre per 42 giorni: 218 ore di pallavolo sulla Rai, 69 su Rai2 e 149 su RaiSport.
Così si è tornato a parlare di boom delle pallavolo e di occasione da sfruttare. Come tutte le altre volte che è successo, fin dall’ormai remoto 1990, quando a Rio i Fenomeni di Velasco vinsero il primo dei tre titoli mondiali consecutivi. L’Italia si appassiona periodicamente alla pallavolo, se le maglie azzurre sono vincenti. Milioni di telespettatori ci sono già stati. Per l’oro agli Europei del 2005, che imposero il volto e la grinta di Gigi Mastrangelo, facendone un personaggio capace di andare oltre la rete del volley. Poi per i Mondiali del 2010 su e giù per l’Italia (da Milano a Catania, approdando a Roma). E per le donne, citando l’oro iridato del 2002 arpionato a sorpresa a Berlino, i Mondiali italiani di quattro anni fa (Roma, Bari, Milano e tanta Rai Tv). L’Olimpiade di Rio è vecchia di soli due anni, il poker di ace di Zaytsev nella semifinale con gli Usa, il millimetrico punto challenge con gli occhi appesi al cielo aspettando il responso del maxi-schermo.
Ogni volta si celebra il boom, si grida al miracolo e ci si augura che non si sprechi l’occasione di capitalizzare un grande risultato sportivo per dare un impulso alla pallavolo. Finora non è accaduto. Nessuno c’è riuscito. Forse perchè i campioni che hanno regalato medaglie all’Italia e popolarità al volley sono solo quelli e quelle che vanno in campo. Altrove interessa altro. E la memoria è sempre corta, pronta a far posto al prossimo boom.
* testo pubblicato sul Corriere dello Sport giovedì 25 ottobre 2018