Addio a Riccardo Di Lauro, gentiluomo dimenticato. Avrebbe compiuto 76 anni oggi, 12 febbraio 2018.
Come quasi sempre capita alle persone che vivono nel segno della qualità professionale e della discrezione, il lungagnone(1,91, non poco per l’epoca)che alla fine degli anni ’60 indossò la maglia della Buscaglione Roma, ha concluso in solitudine la sua avventura, in Umbria, dove era stato costretto ad andare, convivendo con i problemi di salute che ne avevano minato quel fisico imponente e con i tanti ricordi legati anche al mondo dello sport.
Una volta smesso di giocare, la pallavolo era comunque rimasta il suo ambiente prediletto, dove aveva potuto mettere a frutto le sue doti e la sua esperienza nel marketing. Un livello che molti personaggi di oggi si sognano. Dietro le quinte ebbe modo di veicolare il suo amore per la pallavolo e le sue idee nelle ultime due esperienze di volley a Roma, all’alba degli anni 2000 e oltre.

Riccardo Di Lauro nella foto Lega Pallavolo, quando giocava nella Buscaglione Roma

Dalla Roma Volley scudettata alla M Roma. Fu sua l’idea di promuovere un diario scolastico legato al volley, la campagna di solidarietà legata al Bambin Gesù che trovò spazio sulle pagine del Corriere dello Sport.
I campioni che giocavano in quella Roma raccontavano esperienze e sentimenti, anticipando una sensibilizzazione sul tema della solidarietà che negli anni a venire avrebbe conquistato attenzione crescente nel nostro Paese.
Seguendo la Gerflor aiutò la società pallavolistica romana e fece conoscere quei “tappeti” su cui si gioca il volley contemporaneo. Ma Di Lauro non è stato solo giocatore e allenatore di pallavolo. Nessuno lo rammmenta, nemmeno la Fidal se non sbaglio se n’è ricordata, ma Riccardo Di Lauro lavorò dietro le quinte con Primo Nebiolo (presidente storico della Fidal prima e della Iaaf poi) nel momento della nascita del Golden Gala, una manifestazione inventata dai dirigenti italiani che ancora oggi è il momento clou della stagione dell’atletica italiana. Ma è passato così tanto tempo…

Ho avuto il privilegio di conoscere Riccardo e mi onoro di ricordare le tante belle parole con cui mi gratificava ogni volta che avevamo occasione di incontrarci. L’ultima volta che lo vidi era già un Riccardo che combatteva con i crescenti problemi di salute. Eravamo al Centro dell’Acquacetosa dove la Nazionale del ct Mauro Berruto e il Brasile di Bernardinho trascorrevano la vigilia della sfida di World League. Riccardo era venuto per respirare l’aria che gli piaceva di più, per vedere e ascoltare i protagonisti, scambiare parole con gli amici. Una persona come lui avrebbe meritato un epilogo diverso. Anche nei momenti più dolorosi e difficili, non ha mai smesso di lottare. Lontano da tutti, in punta di piedi, con discrezione.