Ahmadreza Djalali, il medico e ricercatore iraniano 46enne con un passato all’università di Novara

Ahmad, Igor Novara e un’azione di solidarietà umana.
Ahmadreza Djalali, il medico e ricercatore iraniano 46enne con un passato all’università di Novara è stato condannato a morte in Iran. Accusato di essere una spia di Israele, pare sia caduto anche nella solita trappola dei regimi: ti torturo, ti prometto che se ammetti la tua colpa ti libero. Altrimenti se non confessi, tu sarai impiccato e pagheranno anche tua moglie e i tuoi figli. E la tortura non conosce ostacoli. Si cede.

E così il ricercatore che ha vissuto a Novara è stato anche esposto con una confessione televisiva, naturalmente estorta e falsa, come ha dichiarato la moglie. E ora, con la condanna a morte da tempo pronunciata dopo un processo farsa, attende l’impiccagione.

http://www.repubblica.it/esteri/2017/12/18/news/iran_il_medico_che_lavoro_a_novara_sono_una_spia_di_israele_ma_la_moglie_smentisce_confessione_estorta_-184449784/?refresh_ce

Avendo vissuto per tanti anni nel mondo dello sport e della pallavolo, associare il nome di Ahmad e la sua esperienza all’Università di Novara alla squadra campione d’Italia di volley femminile, l’Igor Gorgonzola Novara, è stato un atto naturale. E romanticamente mi sono illuso che la terrificante vicenda umana del ricercatore, potesse indurre almeno la Igor Gorgonzola Novara a compiere un gesto di solidarietà con colui che per qualche anno è stato un concittadino novarese.

Del resto non è la prima volta che l’Iran (o meglio i metodi dittatoriali e lontani da ogni principio di diritto umano del regime, perchè il popolo iraniano credo, suppongo e spero sia ben diverso, come dimostrano le recenti proteste popolari) entra in conflitto con vicende italiane.
Dalle tifose iraniane riprese durante la World League ma oscurate in tv per via delle gonne, dalla donna incarcerata a Teheran per aver manifestato a favore del libero ingresso delle donne nei palasport, agli striscioni rimossi con violenza nei palasport italiani (perchè anche le repubbliche talvolta hanno braccia repressive al servizio dei poteri vari).

Suor Giovanna, serve un gesto di solidarietà

Oltretutto la società di Novara ha una lunga storia nata all’oratorio, insomma, la società di Suor Giovanna Saporiti, presidente e amministratore unico, avrebbe tutte le carte in regola, eticamente e moralmente, per un’azione a sostegno del povero Ahmad e della sua famiglia (moglie e due figli). Se una squadra di volley italiano, se qualche pallavolista, si mette in posa con l’intento di appoggiare la richiesta di libertà per Ahmad, qualcosa significherà. Uno striscione, una foto: in Iran la pallavolo è lo sport più popolare.
Se il messaggio partirà, arriverà anche in Iran. Perchè non provarci? La solidarietà e l’umanità non sono patrimonio del mondo del volley?
Coraggio Novara, basta uno scatto…

La bandiera dell’Iran