Giorgio Chiellini Foto Juventus.com

La prova del nove, per la Juventus che insegue il record del nono scudetto consecutivo è partita con i tre punti di Parma. Importanti per iniziare bene la stagione, per reggere il passo del Napoli subito vittorioso a Firenze (addirittura 4-3). Ma al di là dei tre punti bisogna dire che la squadra è durata solo un tempo. Una prima frazione brillante, tenendo il comando del gioco e costruendo azioni da rete. Una ripresa grigia e di sofferenza, senza un gioco razionale, con il solo Ronaldo a cercare il guizzo buono, in un mare di errori ed imprecisioni.

A Parma faceva molto caldo e c’era un notevole tasso di umidità, ma non so se basta a spiegare il vistoso calo fisico accusato nella ripresa. Senza conseguenze contro un Parma che ha tenuto in allerta i bianconeri ma senza produrre occasioni realmente pericolose.
Alla fine Martusciello, in panchina al posto di Sarri, alle prese con la polmonite, ha presentato una Juve senza nuovi acquisti, puntando sul sicuro: Bonucci e Chiellini dietro, con De Sciglio e Alex Sandro esterni, Higuain con CR7 e Douglas Costa davanti. Spumeggiante la prima frazione del brasiliano, anche se resta sempre la domanda sul perchè non vada di più al tiro. E a centrocampo due dati per sicuri partenti: Matuidi e Khedira.
Belle trame di gioco si sono viste a sprazzi, scambi in velocità fin dentro l’area, il gol di Chiellini che ha sbloccato il risultato con un lesto tocco di anticipo che ha beffato i difensori del Parma, un centrocampo che ha tenuto il pallino del gioco. Peccato l’annullamento del 2-0, firmato da Ronaldo, per un fuorigioco pizzicato dal var ma davvero millimetrico. Proprio CR7 si era innervosito prima della mezzora per un paio di gol falliti, che pareva poter dimenticare con il lampo del 2-0, poi cancellato.

Il calo vistoso

Tutt’altra partita nella ripresa, gambe pesanti, testa poco lucida, cambi che non incidevano, anzi…
Rabiot al posto di Khedira perdeva palloni su palloni e non mi ha tolto dalla testa tutti i dubbi che coltivo da quando è arrivato alla Juve, faticando ad inquadrarlo nel gioco di Sarri che non è ancora emerso. Rabiot sbagliava tutto il possibile e buon per la Juve che il Parma non arrivava mai a capitalizzare tanta grazia gentilmente concessa.
Meglio Cuadrado al posto dell’acciaccato Douglas Costa; nullo anche Bernardeschi che nel finale rilevava Higuain, lasciando Dybala a languire in panchina. Ma ormai era una Juventus incapace di ragionare e di creare gioco, nonostante Pjanic si desse da fare per cucire e recuperare palloni.
Il timore è che una certa confusione palesata al Tardini, possa anche essere figlia delle vaghe idee societarie riguardo l’organico: la basilare regola del mercato è che prima si vende e poi si compra.
Invece la Juventus ha comprato senza cedere e ora si trova in una situazione scomoda e rischiosa. Cessioni decise non dall’allenatore o per ragioni tecniche, ma dal giochino odioso delle plusvalenze, nel nome delle quali si faranno danni.
Bentancur, Dybala, Mandzukic, Emre Can, Matuidi, Rugani, Higuain: da gioielli ad esuberi. Troppi campioni in eccedenza senza che si sa capito quale sia il progetto tecnico su cui la società intende puntare. Forse perché un progetto autentico non c’è, perché si sono sbagliate le mosse, magari inseguendo i capricci di un Icardi in guerra con l’Inter e con il mondo. Non ci vuole un genio del mercato per sapere che quando vendere diventa un obbligo, il prezzo di chi compra cala sensibilmente. E da una stagione all’altra, si sta rinnegando molto: Kean sbolognato, Bentancur pazientemente svezzato ma ora non incedibile, Emre Can a lungo inseguito e ora già in lista cessioni (sempre stando a quanto si legge…). Alla faccia della programmazione. La speranza è che la squadra e il settore tecnico risolvano ogni problema, ma l’impressione che stavolta la società sia stata tutt’altro che impeccabile, resta.

Sabato il Napoli

E sabato la partita allo Stadium con il Napoli è già un test non certo decisivo ma fondamentale. Una Juventus incapace di reggere i 90 minuti rischia grosso con la squadra d Ancelotti, che espugnando Firenze con quattro gol dei suoi attaccanti ha dimostrato una concretezza che la Juventus non ha ancora espresso. Pur con la tara della difesa fiorentina tutt’altro che irreprensibile, l’attacco del Napoli può far davvero male.
E l’abbondanza di uomini tra cui scegliere la formazione juventina, se nel frattempo non diverranno realtà le ventilate cessioni, aggiungerà problemi ad un Sarri che avrebbe meritato di essere diversamente agevolato nel suo lavoro in un ambiente nuovo, reduce da otto scudetti di fila.
Serve tempo per crescere naturalmente, ma finchè aleggeranno i troppi punti interrogativi, difficile avere certezze. Certo, sprazzi di gioco veloce nel primo tempo di Parma hanno confermato quale potrebbe essere il potenziale juventino. Ma le avversarie, Napoli in testa, quest’anno sembrano meglio attrezzate e non si può sperare si sfangarla senza un gioco continuo e un adeguato numero di gol.


PARMA-JUVENTUS 0-1



RETI: Chiellini 21′ pt

PARMA: Sepe; Laurini, Bruno Alves, Gagliolo, Iacoponi; Hernani, Brugman (32′ st Grassi), Barillà; Kulusevski (12′ st Siligardi), Inglese, Gervinho
A disposizione: Colombi, Dermaku, Machin, Karamoh, Cornelius, Scozzarella, Ceravolo, Kucka, Ricci, Sprocati
Allenatore: D’Aversa

JUVENTUS: Szczesny; De Sciglio, Bonucci, Chiellini, Alex Sandro; Khedira (18′ st Rabiot), Pjanic, Matuidi; Douglas Costa (26′ st Cuadrado), Higuain (38′ st Bernardeschi), Ronaldo
A disposizione: Buffon, Pinsoglio, Danilo, de Ligt, Demiral, Emre Can, Bentancur, Dybala, Mandzukic
Allenatore: Martusciello

ARBITRO: Maresca
ASSISTENTI: Valeriani, De Meo
QUARTO UFFICIALE: Piccinini

VAR: Mazzoleni, Di Vuolo

AMMONITI: 27′ pt  Kulusevski, 45′ pt Hernani, 8′ st Khedira, 43′ st Bernardeschi, 47′ st Pjanic