Una
tragedia improvvisa, una breve vacanza che si trasforma in un dramma senza
ritorno. Andrea Scozzese se n’è andato così velocemente, come era abituato a
vivere la sua vita e le sue passioni. Lunedì 7 dicembre, intorno alle ore 20, un
incidente stradale sulla maledetta Statale 51 non gli ha lasciato scampo,
mentre stava tornando a Cortina dalla sua famiglia, che aveva lasciato per
andare a vedere l’allenamento delle sue ragazze under 14. Andrea Scozzese aveva
52 anni, ne avrebbe compiuti 53 il giorno di Santo Stefano, il 26 dicembre. Ha
lasciato la moglie Simona, le due figlie Ludovica e Livia e la sua creatura. Ha
lasciato Volleyrò Casal de’Pazzi, una società modellata su basi nuove
nell’ultimo decennio, insieme con il suo amico e partner pallavolistico,
Armando Monini, insieme al qualc aveva saputo formare una vera squadra. In
tempi dove sembra conti solo l’apparire, Andrea Scozzese e Armando Monini
avevano scelto l’essere: una società nata come una famiglia, perché a condurre
al volley i due genitori era stata proprio la passione delle figlie che
giocavano. E così, papà Andrea e papà Armando, avendo una solida attività
professionale grazie agli studi di commercialisti di entrambi, si sono
avvicinati alla pallavolo come genitori ma ben presto hanno avuto voglia di
andare oltre. Il risultato è stato Volleyrò, che ha preso a tal punto Andrea
Scozzese che la passione era diventata quasi un’ossessione che assorbiva molte
delle sue energie. Partendo da zero, nel giro di un decennio circa era riuscito
a conquistarsi la competenza e l’intuito del vero talent scout, cosa non
proprio semplice, specie se bisogna saper riconoscere qualità in embrione. E si
perché Volleyrò non è stato concepito per affrontare i marosi e gli impegni
economici di un campionato femminile di vertice (“Così nel giro di pochi anni
si brucia tutto” diceva al riguardo Andrea) ma per allevare giovani
pallavoliste e costruire giocatrici del futuro a vari livelli, per il campionato
e magari pure per la Nazionale,
Il
suo amico Giovanni Malagò era stato presidente del Comitato Organizzatore degli
Europei 2005 di pallavolo, così l’aveva affidato a Luciano Cecchi per
introdurlo nell’ambiente pallavolistico. L’amico e collega Pasquale Di Santillo
mi ricordava i primi tempi di Andrea, in un angolo del Palazzetto dello Sport,
seduto accanto a lui ad imparare l’abc del volley. Beh, Andrea fece in fretta
anche ad imparare, al punto che ormai era reputato un formidabile scopritore di
talenti. Scontato dire che in futuro le sue idee rivoluzionarie e per questo
scomode, sarebbero prima o poi arrivate al vaglio della base allargata della
pallavolo, anche se non avrebbe voluto essere lui in prima persona ad occupare
le massime poltrone. Ciò che pensava lo si riscontra nel Volleyrò; una
pallavolo vista dal basso, pensata come una piramide rovesciata con la base in
cima agli obiettivi ed ai programmi.
La
società Volleyrò è il prodotto di un gioco di squadra, con elementi di qualità
a capo di ogni settore per produrre a loro volta qualità, sia a livello dirigenziale
che tecnico. Poi, da imprenditore, Scozzese ha creato legami anche di amicizia
prima ancora che economici. Non a caso Volleyrò ha la sua casa, il PalaFord, nel
quartiere Nomentano, dove si allenano tutte le ragazze. E a un centinaio di
metri dal PalaFord c’è la foresteria, una casa su due piani, con una governante
factotum che vigilia e accompagna la vita delle ragazze venute da vari posti
d’Italia. La sua voglia di crescita era frenetica, ma ne era consapevole. Era
il suo modo di essere, di vivere. Non a caso il suo partner Monini si
presentava con modalità diverse, quasi a bilanciare l’esuberanza frenetica di
Scozzese. E il duo funzionava, perché avvicinarsi  a loro, ascoltare motivazioni e finalità,
progetti e motivazioni, significava entrare in contatto con un pezzo del loro
cuore.
Inutile
negare che Andrea Scozzese non aveva soltanto amici. A molti la sua visione
dello sport spaventava, anche perché poco incline ai compromessi e alle
aggiustatine politiche. Capirete bene che in un Paese dove la meritocrazia è
una malattia da tenere lontana perché altera le consuetudini delle
raccomandazioni e degli uomini sbagliati nei posti giusti, Andrea Scozzese
stava antipatico a molti e non si era conquistato solo amicizie. Proprio oggi
avrebbe dovuto essere a Scandicci, per presentare il nuovo accordo con la
società fiorentina di pallavolo, che proseguiva un tipo di partnership
inaugurata con la Igor Gorgonzola Novara.
  Andrea Scozzese negli anni della gioventù ha
giocato a pallamano, prima nel Tor di Quinto e poi anche in Nazionale. E uno dei suoi compagni di allora, Lionello Teofile, è coinvolto anche nell’avventura Volleyrò. E qui si
riallacciano i miei ricordi personali. Perché Andrea lo conobbi proprio in
quegli anni: io seguivo anche la pallamano per il Corriere dello Sport e per
TuttoPallamano, il quindicinale dell’handball ideato da Maurizio Evangelista ed
al quale collaborava anche Carlo Lisi. La domenica mattina al Palazzetto si
giocava a pallamano. E all’alba degli anni ’80 fu scritta, anche da Andrea
Scozzese, la favola del Tor di Quinto, una squadra di quartiere e di amici,
capace di approdare in serie A. L’Andrea Scozzese che ricordavo, prima di
riabbracciarlo nella pallavolo, aveva tanti capelli neri e lo sguardo deciso,
indossando la sua maglia numero 11.
 Forse avremmo scritto insieme un libro per
raccontare la storia di quel Tor di Quinto. Ma quando glielo prospettai subito
si ritrasse: “Ma no, un libro su di me …” perché più che la sua persona, ad
Andrea piaceva diffondere e spingere le sue idee.
Cambiò espressione e idea
quando precisai che non sarebbe stato un libro su di lui, ma il racconto di
quegli anni, di come un gruppo di ragazzi di un quartiere di Roma piuttosto
noto, erano arrivati a vivere il massimo campionato, sia pure di uno sport non
celebrato come era ed è la pallamano. Storielle, racconti, aneddoti: Roma e l’Italia
di quegli anni. Quel libro non verrà scritto. Quei ricordi e quelle emozioni
che forse sarei riuscito a fargli narrare, Andrea si è portato via tutto con sé,
ricordi, emozioni. Quel dannato impatto sull’asfalto notturno e spietato ha
chiuso la sua vita, lasciandoai suoi affetti e ai suoi amici, solo struggimento,
rabbia e rimpianto.
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*Non le conosco personalmente, ma  voglio idealmente abbracciare la signora Simona, Ludovica e Livia.
**Sarà un ricordo indelebile la foto che compare sopra. L’ho scattata l’ultima volta che incontrai Andrea in redazione per la pagina celebrativa degli scudetti Volleyrò. Quasi non voleva farla, ma so che dopo la vide sul giornale con piacere. Ora sono ancor più contento di averlo forzato a posare, insieme con l’inseparabile Armando.