http://www.ilfattoquotidiano.it/2015/11/27/lavoro-poletti-sogna-il-cottimo-penso-a-contratto-non-legato-a-ore-lavorate-ma-a-risultati/2259001/ 

Le considerazioni dopo le sconcertanti dichiarazioni, rese sul finire del 2015, del ministro Poletti, ministro di un governo scelto da un premier non eletto dai cittadini. Qui accanto c’è il signor Poletti, per soddisfare la curiosità di vedere che faccia ha e quanto è tosta uno che dice certe cagate (le leggete cliccando il link sopra).

VISTO DA (Roberto) GAETA /2

di Roberto Gaeta
Distrutto l’articolo 18, ora questo governo neoliberista, intende
attaccare un altro punto dei diritti del mondo del lavoro: “Quello,
cioè, che il lavoratore debba essere pagato in maniera proporzionale
all’impegno in termini di tempo, straordinari compresi. Un capitolo
chiuso, secondo il ministro. Che sembra favorevole a rispolverare il
cottimo, cioè appunto la remunerazione sulla base del risultato.”

I governi Berlusconiani del passato, in confronto a queste bestie, non avevano raggiunto questi livelli di indecenza.


Da quando lavoro, sento parlare da sempre della misurazione del
risultato. Il risultato lo si misura rispetto ad un obiettivo. E qui
nascono i problemi, per i seguenti motivi:

– la maggior parte
degli obiettivi aziendali sono misurati non in modo certo e scientifico,
ma bensì rispetto a parametri arbitrari e di convenienza;
– alcune attività, non sono misurabili, in modo opportuno


Dunque dopo la creazione della precarizzazione e insicurezza perenne,
si vuole che anche quando hai un lavoro, per quanto tu lavori non hai la
sicurezza di quanti soldi porterai a casa, in quanto la scelta
dell’obiettivo e della valutazione del tuo risultato sarà effettuato dal
tuo “padrone” e “signore”.

È sempre la stessa ideologia, che
come un dogma continuamente reiterato, ci dice tutti i giorni: “la
massima efficienza si ottiene, deregolizzando tutto, precarizzando
tutto, in modo da tenerti continuamente in uno stato di guerra continua,
del tutti contro tutti, seguendo in modo cieco un’idea fallace di
selezione darwiniana, senza mai considerare che la selezione darwiniana
ha creato anche la socialità e la collaborazione fra gruppi, che è stato
anzi uno dei punti forti della nostra specie.

Questa ideologia
primitiva e dogmatica, ci porterà purtroppo alla catastrofe per i più,
ed alla maggiore ricchezza e potere per pochi.

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Aggiungo solo che non è mai tramontata la consuetudine deleteria: le aziende scelgono le strategie, i contenuti, gli obiettivi e la stada per raggingerli, senza mai consultare, anche solo per… curiosità o scrupolo. ma poi il conto delle scelte sbagliate lo pagano i lavoratori di base che non hanno il minimo potere, anche se vedono il Titanic dirigersi a folle velocità verso l’iceberg che l’affonderà (o verso il nulla?), di far cambiare la rotta, almeno di quel tanto che basterebbe per limitare i danni. L’autoreferenzialità è uno dei danni permanenti, da cui non si esce.