NORTHERN RESCUE – Canada, 2019. Ideatori:  Mark Bacci, David Cormican, Dwayne Hill. Interpreti: William Baldwin, Kathleen Robertson, Michelle Nolden, Amalia Williamson, Spencer MacPherson, Taylor Thorne, Sebastien Roberts, Evan Marsh. Prima stagione: 10 episodi da circa 45 minuti. * visto in edizione originale inglese con sottotitoli in italiano.

Da tempo l’avevo messa nella mia lista, Northern Rescue, ma ogni volta rinviavo la visione perché il tema, in teoria strappalacrime, raffreddava la voglia di tuffarsi in tematiche del genere. Una mamma che muore, la famiglia che si trasferisce, il padre che lavora nelle unità di soccorso locali rimasto a crescere e tenere unita una famiglia con tre figli che al trauma della morte aggiungono il trasferimento da Boston al piccolo centro, Turtle Island Bay.
Pur con tutte le buone intenzioni devo ammettere che strada facendo Northern Rescue più che strappalacrime si è rivelata una serie irritante. Ma non a causa dell’interpretazione e di William Baldwin. anche ingiustamente dileggiato al di là delle sue qualità non eccelse. Il vero problema è la sceneggiatura e l’essenza dei vari personaggi, soprattutto i tre figli, che si comportano in maniera assurda.

Sceneggiatura irritante

Lo schema classico diventa troppo presto ripetitivo e stucchevole. Tutto scontato, prevedibile. In ogni episodio (bella la breve sigla musicale introduttiva) c’è qualcuno che si mette nei guai ed è salvato da John West (Baldwin), ci sono i ragazzi che compiono qualche scemenza, litigano e si riappacificano. Forse l’universo americano (anche se la serie è canadese) è davvero così insipido, bacchettone e superficiale e dà valore a cose che non ne hanno, ma risulta davvero insopportabile in troppi momenti.
Personaggi che non evolvono (uniche tracce di intelligenza i colloqui tra Maddie e la psicologa. peccato non aver seguito quella strada…) e che finiscono con lo sciupare le potenzialità di una tematica che avrebbe potuto risultare interessante.
Un viaggio nel lutto che sconvolge una famiglia, ognuno che reagisce e metabolizza (oppure no) a modo suo. I legami familiari (la zia Charlie sempre in pantaloncini corti, Katie Robertson, che assume amorevolmente e stoicamente molte responsabilità della sorella defunta), i rapporti con i nuovi bambini e ragazzi di Turtle Island Bay (e qui c’è offerto il campionario della sadica e cattiva imbecillità adolescenziale).
All’inizio il tutto regge anche, ma col passare degli episodi la serie si avvita su se stessa e sulla ripetitività che la svilisce. Per non parlare del finale, che non rivelerò ovviamente, e del comportamento di Maddie. Sarà per compensare il modo in cui è stata rappresentata che la si fa girare perennemente in mini shorts e calze strappate?

Non vuole essere uno spoiler, ma quando si parlerà di un trasferimento a Portland, nell’Oregon, mi è venuto il sospetto che si volesse andare nella casa del poliamore della serie You, me her, per scoprire come si fa una bella serie tv…
Ma la cosa peggiore è che dovremo attenderci una seconda stagione. Riusciranno gli autori a cambiare registro o proseguirà la discesa negli inferi della mediocrità?


Trailer originale


https://www.youtube.com/watch?v=Q1SVT8B8-9s

Trailer italiano (così evitate la visione…)


https://www.netflix.com/it/title/80202258