Cattive acque film | Recensione

Cattive acque scrive un nuovo capitolo della storia dei film di denuncia, un filone purtroppo sempre alimentato dagli innumerevoli atti assassini di aziende che fatturano miliardi di dollari (uno l’anno solo per i prodotti Teflon) a spese della salute di esseri umani e non. Todd Haynes si cimenta in un territorio nuovo per lui, ma direi che supera brillantemente l’esame confezionando un film rigoroso, documentato, che poco o nulla concede allo spettacolo, lasciando che sia la cronaca la protagonista. La denuncia sottostimata, la scoperta delle colossali dimensioni mortali dell’inquinamento conosciuto ma tenuto nascosto dalla DuPont, le indagini progressive e costosissime, in termini di energie, di dollari e di vite umane e animali.
Paesaggi lividi, la realtà rurale di un’America contadina e degli allevatori inquinati e progressivamente uccisi come i loro animali, dai veleni smaltiti nelle acque poi bevute da milioni di americani e non solo.
La notizia sconfortante e terribile è che ovunque nel mondo si siano fatti test per trovare tracce del PFOA, lo si è trovato, dal continente americano all’Europa. Ma solo dopo la conclusione dell’indagine dell’EPA si appurò che c’era un “probabile legame” tra PFOA e carcinoma renale, patologia tiroidea, carcinoma testicolare, pre-eclampsia, colesterolo alto e colite ulcerosa. Anche in Italia fino a pochi anni fa si usavano le padelle di Teflon, il materiale incriminato brevettato dall’azienda chimica statunitense. Oltre a diversi altri articoli della stessa azienda. Probabilmente tutti noi abbiamo in corpo particelle di questi rifiuti altamente tossici.

Mark Ruffalo, ottimo avvocato ambientalista

L’autorevolezza del film prende corpo e consistenza anche per l’ottima prova di Mark Ruffalo (che potrà essere apprezzata vedendo la versione in originale, non quella doppiata dove ad esempio si perde anche la reale essenza di Wilbur Tennant, allevatore di Parkersburg (West Virginia) ruvido ed essenziale fin dal modo di parlare, che a fine anni ’90 contattò l’avvocato Bilott facendo scoppiare un caso durato oltre quindici anni.
Mark Ruffalo si cala nei panni dell’avvocato Bilott mutuandone posture e tic, trasmettendo i sentimenti della sua progressiva discesa agli inferi della conoscenza. Un paladino capace di voltare le spalle ad una carriera comoda e redditizia, di rischiare crisi familiari e professionali, di rimetterci di tasca sua pur di andare fino in fondo, di battersi per una giusta causa contro l’arroganza assassina delle mega aziende del settore.
Interessante anche l’aspetto solo apparentemente collaterale evidenziato dal film: con un’azienda che da un lato diventa padrona della vita delle persone a cui dà lavoro, sponsorizza squadre e attività, ma dall’altro uccide ignare vittime, portate a difendere il loro carnefice, a guardare di traverso chi ha denunciato, a non credere all’evidenza. Tipici fattori prodotti dall’ignoranza.
Ma non c’è solo Ruffalo in un film che offre un ruolo dignitoso a Tim Robbins, nel difficile ruolo di chi deve agire pensando alla giustizia ma anche al portafoglio. E poi un Bill Pullman che lascia il segno (ammiratelo anche e soprattutto in The sinner, la serie Tv su Netflix), anche se il suo è poco più di un divertente cameo in un bel film in cui non c’è niente da ridere.

Dark waters Trailer originale

Trailer con doppiaggio italiano

Cattive acque, la scheda

CATTIVE ACQUE (originale Dark waters). Regia: Todd Haynes. Interpreti: Mike Ruffalo, Tim Robbins, Anne Hathaway, Bill Camp, Victor Garber, Bill Pullman. Usa 2019. Durata: 126 minuti. Basato dall’articolo di Nathaniel Rich sul New York Times Magazine (2016) che raccontava questa storia.
* visto in edizione originale inglese con sottotitoli in italiano.

La vera storia dell’avvocato Bilott contro la DuPont

Leandro De Sanctis

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