Il gol di Florenzi al Sassuolo, annullato dal Var

Nel calcio, vengono detti Video Assistant Referee (abbreviato in VAR) e Assistant Video Assistant Referee (AVAR) i due ufficiali di gara che collaborano con l’arbitro in campo esaminando le situazioni dubbie della partita tramite l’ausilio di filmati

Prima di questo campionato si discuteva e litigava a causa delle decisioni degli arbitri. Ora con il VAR non sono più solo gli arbitri protagonisti del malcontento ma anche le modalità e le interpretazioni del supporto tecnologico.

In effetti il sistema qualche sbavatura l’ha denunciata: quella più clamorosa è stata sicuramente la parata di Torreira, della Sampdoria, in Samp-Sassuolo, non vista dall’arbtro e non segnalata per l’esame VAR. Un mistero, un caso limite forse ma decisamente impossibile da spiegare come una parata a terra di un giocatore che non era il portiere e che al video è apparsa lampante, anche per la dinamica dell’azione che aveva visto Viviano finire lontano dalla porta, non sia stata rilevata e sanzionata.

 

La parata di Torreira in Sampdoria-Sassuolo, non vista dal Var

Ma dopo gli episodi di Roma-Sassuolo sìimpone un altro ragionamento, meno tecnico e più passionale, umorale. Riflessioni scaturite dall’annullamento, giusto, del gol di Florenzi a causa del blocco di Under, che peraltro era anche in fuorigioco (passivo) in avvio di azione.

Florenzi segna, la Roma torna in vantaggio, l’esultanza, la corsa sotto la Curva Sud. Poi il gelo. L’annullamento. La delusione.

Non si interrompe un’emozione, era lo slogan con cui vanamente si combattevano gli spot televisivi che spezzettavano i film sulle reti berlusconiane. Studiando Teoria e Tecnica delle Comunicazioni di massa all’Università, avevo appreso che c’era una legge europea in merito, ma che in Italia le tv calpestavano regolarmente, impunemente.

Poi nel tempo tutto è stato travolto e i film trasmessi in tv sono diventati quasi una lunga pausa tra uno spot e l’altro.

La domanda è: cosa è più utile per il calcio, la correzione degli errori aumentata (perché non c’è dubbio che il Var aiuti a ridurre le ingiustizie)o il soffocamento dell’esultanza, di una gioia divenuta potenzialmente assai fugace, revocabile nel giro di pochi minuti?

L’emozione è stata soffocata, su questo c’è poco da discutere. Si esulta con la condizionale. Forse sarebbe il caso quindi che i giocatori la smettessero con le esultanze esagerate, gli spogliarelli che costano anche cartellini gialli, le corse sguaiate verso i tifosi. Non foss’altro per il rischio di vedersi annullare tutto dal videogiudizio.

Nella pallavolo il Video Check e il Challennge hanno fatto abituare tutti alla suspense della verifica video: molti ricorderanno tutti gli azzurri con gli occhi al cielo in occasione della semifinale olimpica di Rio 2016 con gli Usa. Una battuta di Zaytsev finì dentro per millimetri, come rivelò il Challenge. E quasi quasi ora si ricorda più quel momento che il servizio stesso. La differenza è che nella pallavolo tutti gli spettatori, nei palasport e dinanzi alla tv, rivedono l’azione incriminata o dubbia.

Nel volley però si ricorre fin troppo al video (e infatti i tempi si sono paurosamente allungati).Il calcio è diverso, il gol è un’emozione unica, imprevedibile, nel momento in cui avviene. E l’esultanza che ne deriva è altrettanto emozionante, una passione che straripa in quel preciso momento (come avrebbe scritto il grande Dino Buzzati).

Ecco sull’altare della giustizia, non totale ma più estesa, il calcio ha dovuto sacrificare questa emozione. Sotto questo punto di vista, un cambisamento davvero epocale. Personalmente preferisco di gran lunga il Var all’errore arbitrale, che non scompare ma si ridimensiona, si attenua. Poi, ovvio, sarebbe gradita una maggiore uniformità di giudizio (vedi l’evidente fallo di mano di Mertens contro il Crotone inspiegabilmente non punito). E proprio vero che le emozioni passano, ora perfino nel calcio, ma i risultati restano.