Marco Fassinotti è decisamente un ragazzo italiano dei nostri tempi. Ha
lasciato l’Italia per cercare il suo futuro in Inghilterra, a Birmingham
per la precisione. Un po’ per caso, molto per volontà, ha deciso di
cogliere al volo un’occasione che gli è capitata e di andare ad
allenarsi con chi di salto in alto ha dimostrato di intendersi.
        E Marco Fassinotti, 24 anni, torinese, tesserato per
l’Aeronautica, ieri è diventato il primatista italiano di salto in alto
indoor, varcando ad Ancona quota 2,34, che ne fa il quarto delle liste
mondiali stagionali. Un centimetro più del record indoor con cui l’8
febbraio ad Arnstadt aveva eguagliato Silvano Chesani (17 febbraio 2013,
sempre ad Ancona).
        In Italia nessuno ha saltato mai più di lui, visto che anche il
record all’aperto è fermo sul 2,33 varcato da Marcello Benvenuti la
bellezza di 24 anni fa. E si perchè quando Benvenuti siglava il suo
primato, Fassinotti era… appena nato, aveva solo quattro mesi e mezzo,
mangiava col biberon e si addormentava in carrozzina, probabilmente con
il ciuccio.
        Tanto per dare l’idea di quanto tempo è passato senza che il
salto in alto italiano trovasse un nuovo primatista. Torinese, ha
festeggiato il primato nel giorno del derby calcistico, ma a lui
interessa poco sia della Juventus che del Torino. «Del calcio seguo solo
la Nazionale. Piuttosto mi piace il rugby».
        Fassinotti da più di un anno si allena all’Alexander Stadium di
Birmingham, presso l’High Performance Centre con il tecnico Fuzz Ahmed,
l’allenatore di Robbie Grabarz, campione europeo e bronzo olimpico 2012.
Fuzz Ahmed saltava e grazie allo sport riuscì a pagarsi il college
negli Usa per poi diplomarsi in arte drammatica alla Royal Academy di
Londra. Ma poi, dopo aver fatto l’attore in film e fiction, ha preferito
tornare all’atletica. «Avevo incontrato il gruppo a Formia – ha
raccontato Fassinelli – ed è nata questa possibilità. Quando andai, non
avevo idea di quanto sarei rimasto».

LA NOSTALGIA – Come tutti i ragazzi italiani all’estero, anche Marco ha
dovuto combattere la nostalgia: «Vero. Sono rientrato in Italia solo
cinque giorni per Natale. E’ stato difficile ma sono maturato. Ora vivo
solo, ho imparato a gestire la mia vita e sono concentrato
sull’atletica»
        Sul record dice: «Ho semplicemente fatto quello che mi era stato
detto di fare. Lo avevo programmato, ero certo di valerlo. Non ho
provato misure più alte semplicemente perché il mio coach mi aveva detto
di non farlo. Le istruzioni erano di fare 2,20-2,24-2,28-2,31 senza
errori e tre tentativi a 2,34. Anzi, sono certo che Fuzz mi farà una
bella lavata di capo per aver sporcato la progressione a 2,28»
        Quarto al mondo, i Mondiali di Sopot, in Polonia, possono essere
una bella opportunità: «Il primo passo sarà arrivare in finale, e non è
affatto un risultato scontato. Sarà determinante superare ogni misura
alla prima prova, fare pochissimi errori. Ho ovviamente delle
aspettative… ma le tengo per me».
        Finora in questo 2014 Ukhov ha saltato 2,41, Dmitrik 2,40 e
Barshim 2,36. Speranze di una medaglia? «Nessuna…». Ma chi ci crede?

* sul Corriere dello sprot di lunedi 24 febbraio 2014