Brian Dennehy, lo sceriffo anti Rambo

Brian Dennehy, lo sceriffo che dava la caccia a Sylvester Stallone in Rambo First Blood, è morto all’età di 81 anni. Ci sono attori che per la loro faccia sono destinati ad una carriera imprigionata in ruoli inevitabilmente caratterizzanti. Brian Dennehy era uno dei duri per antonomasia.
Veterano del Vietnam, debuttò al cinema con In cerca di Mister Goodbar, nel 1977 accanto a Richard Gere e Diane Keaton, e l’anno dopo fu per la prima volta sul set con Sylvester Stallone in FIST.
Ma fu il ruolo dello sceriffo cattivo, William Teasle, che non dava tregua al veterano John Rambo a regalargli la fama e una carriera di successo, per lo più assegnandogli ruoli da cattivo.
Attore di teatro e di tv (telefilm e la serie Black list tra l’altro), Brian Dennehy era figlio di un medico e di una casalinga di origini irlandesi. Per quattro anni nei Marines, mise la sua esperienza di veterano per costruire il carattere di John Rambo, come ha ricordato l’amico Sylvester Stallone (sotto la foto con il suo affettuoso tweet) che ha sottolineato come “il mondo abbia perso un grande artista”.
Di ritorno dal Vietnam si iscrisse alla Columbia University e studiò arte drammatica a Yale, muovendo i primi passi di attore nei teatri di Broadway.

Nel ventre dell’architetto per Greenaway

Silverado, Gorky Park, Presunto innocente sono solo alcuni dei suoi film più celebri. Ma nonostante tutto ebbe anche qualche ruolo fuori dalla gabbia dei cattivi: il bartender di 10 e soprattutto Cocoon, dove era uno degli arzilli vecchietti ringiovaniti dai bozzoli alieni.
A parte tutto ciò, mi piace ricordarlo per la sua prova da attore protagonista in un film difficile ma che amai molto: Il ventre dell’architetto, ambientato a Roma, di Peter Greenaway.
Il film fu presentato con successo al Festival di Cannes 1987. Il ruolo dell’architetto statunitense Stourley Kracklite, in viaggio a Roma con la moglie incinta, gli donò l’occasione di una superba interpretazione, incisiva, riflessiva e dolente, in mirabile simbiosi con la straordinaria musica di Wim Mertens.


Leandro De Sanctis

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