Intervista con la cantante e campionessa paralimpica che il 2 aprile debutterà a Roma nella Maratona 
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 Annalisa Minetti, 40 anni, nativa di Rho in provincia di Milano, può
essere considerata una specie di Wonder Woman, se si pensa al suo
eclettismo, ai mondi che è stata capace di frequentare con successo.
Iniziò a cantare giovanissima nei piano bar, una lunga gavetta che nel
giro di pochi anni le permise di arrivare sul palcoscenico del Festival
di Sanremo, passando per il concorsone di Miss Italia al quale partecipò
in virtù del titolo di Miss Lombardia, dove il fatto che ci fosse una
bella non vedente tra le belle, fece si che l’attenzione del grande
pubblico risultasse subito enorme.
    E così, a nemmeno 22 anni, Annalisa Minetti vinse il Festival  di
Sanremo 1998 con la canzone “Senza te o con te”. Ci aveva provato anni
prima, ma non era riuscita a superare lo scoglio delle qualificazioni, a
“Sanremo giovani”. Dalla canzone alla recitazione: nel 2000 è a teatro
per la prima volta, nel musical “Beatrice & Isotta”. Quindi irrompe
nello sport all’alba del nuovo millennio. Corre gli 800 ma per andare
alle Paralimpiadi di Londra 2012, deve allungare ai 1500, che la vedono
conquistare la medaglia di bronzo paralimpica, guidata dall’ex
mezzofondista azzurro Andrea Giocondi, con il primato mondiale della sua
categoria T1. E l’anno, sugli 800, dopo conquista l’oro ai Mondiali
paralimpici.
    Due matrimoni, il figlio Fabio e la voglia di cimentarsi con la
Maratona. E così, in attesa di lanciare il suo nuovo album di canzoni,
Annalisa si appresta a debuttare sulla lunga distanza proprio nella
Maratona di Roma. Mentre sta rifinendo la preparazione in vista della
gara del 2 aprile, ha raccontato con generosità come si sta avvicinando
all’evento.

L’ultimo suo album risale al 2012, sta lavorando a un nuovo cd, ha canzoni nuove o un progetto musicale all’orizzonte?
«Si, sto lavorando a delle atmosfere nuove, dopo l’uscita di “Nuovi
Giorni”, nel 2012, ho intrapreso un percorso anche come autrice. Il mio
prossimo album sarà dedicato all’Italia e mi racconterà totalmente in
questa nuova fase della mia vita, artistica e personale, ed uscirà
insieme al mio prossimo libro “Io Rinasco” che uscirà l’11 maggio e che
prende il titolo proprio da una canzone che ho scritto e che sarà
inserita nell’album a cui lavoro da tre anni».
Cantante, attrice, atleta: tre modi differenti di essere Annalisa Minetti, o sono tre modi per esprimere un’unica personalità?
«Sono tre modi di diffondere un messaggio: niente è impossibile, non esistono limiti »
Tre mondi a volte comunicanti ma che richiedono qualità diverse. Ci
parla di come ha vissuto o vive il suo essere attrice, cantante e
atleta?

«La musica e lo spettacolo dipendono da te solo nella fase di
preparazione. Puoi essere brava, puoi lavorare al tuo massimo, produrre
dei progetti eccellenti, ma poi il mercato, soprattutto discografico e
radiofonico, dipendono da tantissimi altri fattori. Lo sport invece è
totalmente meritocratico: ti giudica solo il cronometro».
La maratona è una gara particolarmente impegnativa. Quanto e come si sta allenando per arrivare pronta al 2 aprile?
«Mi alleno con costanza e determinazione come in tutte le battaglie
sportive, artistiche o sociali che ho sostenuto. E mi affido ad uno
staff sportivo e medico che mi segue, anche considerando in quale età
affronto questa sfida e dopo quali infortuni. Mi affido totalmente alla
competenza dello staff che mi segue»
In una gara così lunga, cosa la preoccupa o spaventa di più.
«Non mi preoccupa o spaventa nulla, sono un’atleta e amo vincere, ma in
questo caso la mia battaglia è culturale, ho un record del mondo di
categoria, una medaglia olimpica ed un oro mondiale, questa della
maratona è una sfida culturale per me non sportiva. Sono un messaggero e
porto il messaggio dell’uguaglianza con me dallo start fino al
traguardo»
Scusando il bisticcio di parole, ha pensato a cosa penserà passo dopo passo durante questi 42 chilometri?
«Corro questa maratona perchè voglio dimostrare che c’è un’alternativa
alla resa. Abbiamo sentito molto parlare del valore della vita in questi
giorni, e queste battaglie diventano sempre irrimediabilmente politiche
purtroppo. Si crea un dibattito e si costruiscono delle fazioni intorno
ad esso, trovo molto sbagliato tutto questo. Non credo sia importante
concentrarsi sull’importanza di concedere o meno il diritto a morire ma
credo che la politica si dovrebbe piuttosto impegnare a concedere
un’alternativa valida quando la vita diventa complicata, lo sport può
essere questa alternativa. Un disabile ha nello sport una possibilità, e
la politica dovrebbe mettersi di più al servizio di essa. Penserò alle
persone che pensano di non avere alternative e vorrei che attraverso
questo mio impegno tutte le persone che soffrono per un disagio
potessero capire che c’è e ci deve essere una possibilità per tutti»
Che obiettivo si è proposta correndo la Maratona di Roma il 2 aprile?
«Di arrivare in fondo»
Cosa le è rimasto dentro delle sue vittorie professionali: dal Festival
di Sanremo alla medaglia paralimpica di Londra, come visse quei momenti e
come li ricorda adesso?

«A Sanremo avevo vent’anni e vivevo tutto con molta leggerezza, oggi
vorrei tornarci per affrontarlo con la maturità artistica e umana dei
quarant’anni, per me stessa e per tutte le persone che da venti anni mi
seguono. Di Londra ho raccontato dei momenti inediti nel mio libro, di
cui parlavo all’inizio: non è stata solo una medaglia ma un momento in
cui è finita una parte della mia vita e ne è iniziata un’altra».
Come ha conciliato il suo essere mamma con tutti gli impegni professionali?
«Faccio tutto per Fabio, ogni volta che sono lontana da casa soffro la
sua mancanza ma io e lui sappiamo che ogni mio gesto artistico o
sportivo è per lui, perché possa essere fiero di me e perchè possa
imparare dai miei sforzi che nella vita bisogna sempre tentare
l’impresa».