Foto di gruppo al termine della prima giornata del seminario Fidal, Raccontare l'atletica, sul linguaggio radiotelevisivo e non solo
Foto di gruppo al termine della prima giornata del seminario Fidal, Raccontare l’atletica, sul linguaggio radiotelevisivo e non solo
Nicola Roggero e Franco Bragagna impegnati in un'inedita telecronaca a due voci, esempio pratico che ha concluso il seminario Foto Mario Biagini
Nicola Roggero e Franco Bragagna impegnati in un’inedita telecronaca a due voci, esempio pratico che ha concluso il seminario Foto Mario Biagini

L’atletica e le sue voci, tra radio e tv. Il seminario promosso dalla Fidal, la federazione italiana di atletica, svoltosi a Roma, si è rivelata una preziosa occasione di arricchimento sportivo, mediatico e culturale. Non sono molte, ed è un eufemismo, le federazioni che dimostrano sensibilità e interesse a curare questo aspetto che unisce due sponde accomunate dallo stesso argomento, sia pure da diversi punti di osservazione.
Ho avuto l’opportunità di partecipare in passato a due seminari promossi dalla pallavolo, ma quelle occasioni, entrambe a Bari, nacquero dalla sensibilità della Fipav Puglia, un comitato regionale, e non dalla Federazione centrale, come invece è avvenuto in questa circostanza.
Non a caso Marco Sicari, responsabile della comunicazione Fidal e gran cerimoniere della due giorni capitolina, ha ringraziato il presidente federale Alfio Giomi per aver voluto e creduto in questa occasione di confronto, e anche Guido D’Ubaldo che ha fatto sì che il seminario fosse inserito nelle attività di aggiornamento professionale previste dall’Ordine dei Giornalisti.
Ed è stato un bene, perché nella Sala Consolini della Fidal c’è stata sostanza utile. E si è potuto imparare qualcosa grazie alla partecipazione di professionisti venuti non a fare una semplice passerella, ma realmente appassionati della materia e generosi nel condividere metodologie, retroscena, aneddoti. Il tutto in un clima ideale, condito da momenti di ironia e umorismo che non guastano mai in ambienti dove talvolta si tende a prendersi troppo sul serio.

I temi affrontati

Si è affrontato il tema dell’evoluzione del linguaggio negli anni, anche ricorrendo a filmati d’epoca, dalla volata di Berruti all’Olimpiade di Roma ’60 al successo mondiale di Cova nell’83, all’oro olimpico di Mennea nell’80, ai trionfi nelle maratone olimpiche di Bordin e Baldini, che nell’ultima stagione ha affiancato come seconda voce Nicola Roggero nel commentare la Diamond League. Telecronache via tubo (perché ormai le aziende non mandano quasi mai inviati a seguire gli avvenimenti) e dagli stadi, uso del monitor o dell’osservazione live, il tono, l’enfasi, il ruolo delle seconde voci. Le disposizioni delle aziende, soprattutto quelle che offrono contenuti a pagamento che richiedono telecronache sopra le righe, enfatiche e strillate anche in assenza di motivazioni reali (come se lo spettatore fosse amorfo e incapace di capire la fuffa che gli viene urlata). Franco Bragagna, Nicola Roggero e Maurizio Ruggeri hanno detto la loro sulle modalità del lavoro al microfono, in tv e in radio e sulle loro abitudini professionali.
E ancora il seguito che in Tv hanno le gare in pista, i concorsi, le presentazioni. La differenza di pubblico che segue la tv generalista e la tv a pagamento (platea eterogenea per la Rai, appassionati e competenti per le pay tv). La diffusione e il successo crescente delle piattaforme televisive sul web.
A conclusione anche test in diretta tra i partecipanti al seminario: spezzoni di gare scelte da Nazareno Orlandi dell’ufficio stampa della Fidal, su cui i volontari si sono cimentati seduta stante e senza preparazione con una telecronaca tutt’altro che semplice. Insomma, per una volta è stato davvero un corso d’aggiornamento istruttivo. Da ripetere verrebbe da dire, perché l’atletica offre spunti e temi a non finire che possono diventare oggetto di dibattito e approfondimento, come si è visto anche nel corso del seminario, allorché al fiume di temi stabiliti, si sono aggiunti numerosi affluenti ugualmente interessanti e meritevoli di sviluppo.

Le mie considerazioni

E’ bello e positivo che un seminario si riveli interessante tanto per professionisti di lungo corso, quanto per giovani avviati alla carriera, già alle prese con le enormi difficoltà create dalla crisi dei media tradizionali e soprattutto dalle scelte compiute dalle aziende per cercare (vanamente) di fronteggiarla. L’atletica è sempre stata la regina degli sport (il calcio in Italia da tempo non è più uno sport ma un’industria, fondata sulla “malattia” che affligge milioni di italiani, me compreso) ma nel momento della crisi si è ripensata anche come una nicchia di qualità, per consolidare il suo appeal minacciato e ripartire dallo zoccolo duro dei suoi appassionati per tenersi a galla prima e per rilanciarsi poi. Non a caso, del resto, anche in edicola sono le riviste di nicchia, ma di qualità, gli unici prodotti vincenti negli ultimi anni. Si punta sulla passione degli utenti, che non trovando più ovunque il loro amato argomento (sport, musica, cinema, attività varie) si rifugiano nel porto sicuro della specializzazione.
Si spiega anche così il successo di atletica tv e dell’informazione fornita dalla Fidal con i suoi ricchi comunicati sugli eventi, con lo spazio dedicato attraverso la sua tv e i social anche ai giovani, seguitissimi oltre ogni immaginazione. Un’attenzione continua che si estende ai meeting internazionali, perché l’interesse per l’atletica va oltre la presenza di atleti italiani. Senza questo lavoro in profondità, l’atletica italiana a livello mediatico e social, non esisterebbe più.
A macchia di leopardo rispetto ai temi discussi, direi che l’ideale per telecronisti e radiocronisti sia il mix tra la visione diretta e il monitor. A chi vorrebbe in televisione un’atletica liofilizzata e sintetizzata in sostituzione della diretta, potrei dire che tra una diretta e una sintesi con gli highlight passa la differenza che nella musica c’è tra un cd di Best of, il meglio di, rispetto ai singoli album. O in una partita di calcio tra il vedere la partita e guardare soltanto i gol. Scelte complementari, non sostitutive.
Non penso sia soltanto una nostalgia antiquata delle modalità di visione con cui ci siamo formati. Il fatto è che anche l’atletica paga quella frenesia di cambiamento a tutti i costi, anche quando le rivoluzioni non sarebbero necessarie. E qui il campo si allarga alla politica non solo della Iaaf (la federazione internazionale di atletica), ma anche di altri governi mondiali di altri sport (la pallavolo ad esempio, tanto per parlare di ciò che conosco meglio, con Fivb e Cev, la Confederazione Europea).
Da tempo ormai, nonostante il presidente attuale Sebastian Coe sia stato un atleta, un campione, ogni novità introdotta è risultata discutibile. Si calpestano storia e buon senso, si mortificano gli atleti e gli spettatori per dargli, dicono, un’atletica più interessante per le tv, per la pubblicità, per tutti.
Peccato che non sia davvero così. L’impressione è che a chi governa l’atletica e l’ha voluta stravolgere sull’onda di percezioni errate o di gusti passeggeri, l’atletica in realtà non piaccia. Si pagano figure a cui si affida con leggerezza il futuro di uno sport. E sembra che si cambi solo per il gusto di cambiare, di mostrare la propria esistenza e giustificare i soldi che si prendono. Ma se l’atletica rinnega il suo passato e la sua tradizione, non avrà futuro nel tempo. E ripeto: non si tratta di nostalgia ma di rispetto per lo sport, per gli sport, ognuno con le sue pecularità.
Non tutti i presidenti internazionali possono avere la lungimiranza di Ruben Acosta, che ha si rivoluzionato il volley nell’era del suo regno, ma poi il campo ha dimostrato le sue ragioni, anche a dispetto delle critiche pure aspre che ricevette.
Difficile trovare sostenitori e applausi per la squalifica alla prima falsa partenza, per la riduzione dei salti, per l’ostracismo alla marcia e alle gare di lunga durata in pista, per le imbarazzanti e ridicole presentazioni al buio degli atleti. Ci si giustifica con le esigenze televisive, con il mondo che va di fretta: ma quando si va nella direzione sbagliata, la resistenza è un dovere. Quando l’atletica sarà smantellata, resteranno macerie. E magari chi ne ha responsabilità, andrà a far danni o a riscuotere altrove. Seguire le mode spesso è deleterio. Arginarle, correggerle, trovare punti di equilibrio, è sicuramente più faticoso, ma spesso più saggio. Specie nello sport più difficile del mondo, dove il campione può nascere perfino nel deserto, ad ogni latitudine.

Una risposta alla Fidal

Infine un’umile risposta ai dubbi su cui si interroga la stessa Fidal. E’ giusto produrre informazioni, scritte e audiovisive in questa mole o allontanano la stampa dalla partecipazione agli eventi? Da almeno dieci anni, quando ho avuto l’onore di essere chiamato ad intervenire in seminari sul giornalismo sportivo, prospetto un panorama realistico del giornalismo sportivo. Avrei voluto tanto peccare di pessimismo. In realtà ho solo fotografato e previsto con largo anticipo la strada che si andava percorrendo. I manager dei media hanno progressivamente stabilito che la presenza di giornalisti sui campi di gare non è indispensabile ora che le tv e i social sono diventate (o meglio, ritenute) fonti di informazione che non gravano sui bilanci. Il gran lavoro dell’ufficio stampa della Fidal va visto come inevitabile difesa della propria attività dal disinteresse dei media, intesi come proprietà e direzioni (oggi più che mai nella maggior parte dei casi propaggini degli editori).
Se la Fidal non producesse materiali, non uscirebbe nulla sui giornali. Gli inviati resterebbero ugualmente nelle redazioni o a casa. Per le Federazioni che intelligentemente scelgono di trasformarsi in organi mediatici a tutti gli effetti, c’è la possibilità di veicolare e far arrivare al pubblico i proprio contenuti, spesso addirittura senza mediazioni. Una opportunità che va cavalcata e sfruttata adeguatamente, oltre che con onestà. Le risorse spese al riguardo, sono soltanto degli investimenti che necessitano professionisti competenti e appassionati, non dei fardelli da tagliare, come invece hanno fatto tante altre federazioni. I giornali non parlano di noi? Beh, diventiamo noi giornali e arriviamo direttamente al pubblico per comunicare chi siamo e cosa facciamo.
Mi fermo qui. Mi auguro che questa sia solo la prima puntata.

I protagonisti

La Fidal ha convocato Franco Bragagna, telecronista della Rai, Nicola Roggero, telecronista di Sky Italia, il regista televisivo Nazareno Balani, il radiocronista Maurizio Ruggeri, titolare della trasmissione di Radio Rai Zona Cesarini.

Seminario Fidal

#atletica RACCONTARE L’ATLETICA 🥇 il seminario FIDAL sul linguaggio radiotelevisivo, relatori Franco Bragagna, Nicola Roggero, Maurizio Ruggeri, Nazareno Balani, Marco Sicari 🎤 #radio#tv#atleticatv