La copertina dell’album Così è la vita

Lando Fiorini è scivolato nel silenzio. Mancherà alla sua amatissima Roma come manca a chi l’ha apprezzato e conosciuto, al pubblico che per oltre quarant’anni ha frequentato il Puff, a Trastevere (dal “buchetto” in via dei Salumi alla bella location di via Zanazzo) per passare una serata disintossicante, per ridere ed ascoltarlo cantare, recitare le sue barzellettine, come le chiamava lui, ammirando i costumi che apparivano sul palcoscenico e gli attori e le attrici che con lui davano vita ad un cabaret genuino e vicino al comune sentire della gente.
Spettacoli popolari e popolareschi, perchè Lando si è sempre sentito vicino alla gente. Fiero e orgoglioso del suo lavoro ma senza essere borioso, senza tradire le sue origini e il suo modo di essere, come spesso capita ai personaggi dello spettacolo.

Lando Fiorini è stato tante cose. Un’infanzia particolare, ultimo di otto figli, mandato a vivere anni migliori nella provincia di Modena, e quando tornò a Trastevere, dovette subito darsi da fare: garzone di bar, riparatore di biciclette, facchino ai Mercati Generali. Dal cantare scaricando cassette di frutta al cantare seriamente, il passo fu breve e fortunato. Garinei e Giovannini lo vollero per il Rugantino e per Lando (il suo vero nome era Leopoldo) si spalancarono le porte del Sistina, accanto a Nino Manfredi e Aldo Fabrizi, e poi l’America. Cantagiro, Canzonissima, la canzone de Il segno del comando (Cento campane) a regalargli una sconfinata popolarità.

Lando Fiorini cantante, attore, comico cabarettista, marito, padre. Semplicemente un artista che ha fatto della romanità la sua bandiera, perchè quelli erano i suoi panni: la voce di Roma, sia quando cantava che quando al Puff gliele cantava. A politici, governanti, personaggi pubblici: a tutti quelli che angariavano la gente normale, la povera gente, con tasse, vessazioni varie, ruberie.
Ogni volta che ci lascia un personaggio pubblico, che in quanto tale finisce per l’essere anche una persona vicina, familiare, ci si rende conto che un pezzo di noi se ne va. Affiorano i ricordi, gli episodi, le parole, tutto ciò che con Lando si è condiviso, anche da semplici spettatori, come dimostrano le testimonianze di stima e di affetto che stanno piovendo sulla bacheca social di Lando, del Puff e di Francesco Saverio, il figlio manager, fratello di Carola, anche lei protagonista sul palcoscenico del Puff quando Lando fu costretto ai box da tre interventi chirurgici che fecero temere per la sua vita.

Conobbi Lando Fiorini per lavoro. Italo Cucci mi assegnò il servizio sul nuovo spettacolo di Lando Fiorini al Puff, all’alba degli anni ’90. Allora anche sulle pagine di un giornale sportivo c’era spazio per la cultura e Lando Fiorini oltretutto aveva nel dna la grande passione per il calcio e per la Roma. Lettore quotidiano del Corriere dello Sport, Lando si definiva un amico del giornale, un fedele lettore che spesso veniva chiamato in causa per dire la sua sulle vicende della Roma. Gli orari di un quotidiano sono quelli che sono, per cui quella volta andai direttamente allo spettacolo, saltando l’appuntamento preliminare della cena, con l’appuntamento già fissato per la tarda mattinata successiva, per la chiacchierata che mi sarebbe servita per la pagina. Lando riceveva nel suo camerino-studio, foto in cornice, libri, cd. Lando fu subito straordinariamente semplice e simpatico, in modo genuino. Parlava con entusiasmo dello spettacolo, delle battute che funzionavano di più, dei dubbi su qualche passaggio che forse era il caso di togliere (“Tu che ne dici? La tagliamo quella…”) se non risultava abbastanza divertente, se non era capita.

Artista di notte, manager infaticabile di giorno. Una dieta scrupolosa, una sveglia normale al mattino, la lettura dei giornali e poi di nuovo al lavoro, dietro le quinte, a curare i rapporti con la stampa perchè un Puff che finiva sui giornali richiamava gente e se la gente riempiva il locale anche i quaranta dipendenti lavoravano sereni. Uscì dal Puff quella mattina, contento di aver speso bene il mio tempo con un artista che avevo conosciuto da bambino… tramite le musicassette che ascoltava mia madre. Beh, non lo nego e lo dissi anche a lui, suscitando il suo sorriso comprensivo: non era la mia musica preferita, allora.

Lando Fiorini

Con Lando nacque immediatamente un bel rapporto. Mi onorò di racconti e retroscena, si aprì confidando cose che non sarebbero finite sui giornali, trattandomi come un amico con cui si può parlare, al di là dei ruoli e dell’età. Lui per me smise presto di essere il signor Lando Fiorini, il cantattore, diventando semplicemente Lando, l’amico nato grazie alla professione. Io sapevo come trovarlo ogni volta che serviva al giornale, lui sapeva che poteva chiamarmi quando voleva, a casa, come un amico appunto. E anche io iniziai a ricambiare la sua schiettezza, raccontandogli le difficoltà, esprimendo sinceramente il mio parere su ogni sketch dello spettacolo quando me lo chiedeva. Definiva il Puff come una squadra di calcio e lui si sentiva l’allenatore, toccava a lui far si che la squadra poi rendesse al meglio in campo.
Il giorno dopo uscì la pagina e Lando mi telefonò contento, per ringraziare. Da quella volta, da quell’anno, divenne una tradizione. Salvo che nelle occasioni in cui la prima dello spettacolo, nelle prime due settimane di novembre, coincideva con la mia assenza per lavoro da Roma e dall’Italia, fui spettatore dei suoi spettacoli. E per poter vivere una serata completa al Puff, cercavo di prendermi un giorno di libertà, accettando finalmente i suoi inviti per la tradizionale cena della prima, quella riservata agli amici, l’ultima delle serate che servivano come rodaggio per mettere a punto lo spettacolo, aggiungere, limare. Ci si ritrovava, era un’occasione speciale, anche per il pubblico. Divenne così una tradizione, grazie anche alla comune tenacia e caparbietà, pubblicare un articolo e le foto del suo annuale spettacolo. E divenne tradizionale anche la sua telefonata il giorno dopo.
Capita di rado di ricevere ringraziamenti per quanto si scrive, ma Lando non mancava mai. Ciò che anno dopo anno mi ha detto, resterà custodito gelosamente nel mio cuore, che non è mezzo giallo e mezzo rosso come il suo (“Ah, sei juventino? Allora pure tu c’hai ‘n difetto…!”) ma che ha condiviso il suo affetto.

E così ogni anno, vedevo lo show facendomi consegnare la scaletta prima, per memorizzare meglio le scenette, ci sentivamo o vedevamo il giorno dopo, quindi a pubblicazione avvenuta la telefonata rituale.

Un legame di stima accresciuto anche da episodi minimali, che però ci avvicinarono ancor più. Scoperto il Puff, capitò qualche volta che volli far godere il suo spettacolo a miei familiari: genitori, una zia che viveva negli Stati Uniti e che ascoltava le sue canzoni con nostalgia. Telefonai, prenotai, acquistati sempre i biglietti andando in un orario in cui sapevo che non l’avrei trovato. Una volta, per chiedergli la cortesia di riceverli e posare per una foto, lo chiamai a cose fatte. Quando lo seppe mi rimproverò, abituato come era a ricevere richieste di biglietti, ma so che in cuor suo accettò quel mio riguardo verso il lavoro, quella forma di rispetto che induce gli amici a non approfittarsi degli amici.

Così ci si sentiva anche quando usciva un suo album, nuovo o raccolta che fosse, o quando c’era il derby calcistico Roma-Lazio, per rievocare aneddoti, per suscitare giudizi, commenti. Inutile dire cosa pensasse del modo in cui il suo capitano Francesco Totti era trattato nell’ultimo periodo della sua carriera giallorossa, Totti, che chiamava l’elettricista, “perchè quando c’è lui la squadra si accende, illumina tutto”. Lo incoraggiavo a scrivere e cantare nuove canzoni, ma le difficoltà erano tante. Però quando il figlio Francesco Saverio ebbe l’idea che poi sarebbe diventata il cd Ti presento Roma mia, ci lavorò con entusiasmo e passione. Un intero album di duetti con cantanti romani o comunque legati a Roma. Nella sua umiltà, si disse commosso che tutti avessero risposto all’appello. Ma come si faceva a non voler bene a Lando? Chi partecipò alla festa per i 40 anni del Puff, lo ricorda commosso e in lacrime di gioia, perchè chi aveva lavorato con lui non lo aveva dimenticato. Presentò l’album di duetti http://leandrodesanctis.blogspot.it/2014/12/musica-lalbum-di-duetti-di-lando.html  in Campidoglio, con Amedeo Minghi spettatore…cantante in prima fila a rendergli omaggio. Un bellissimo lavoro che celebrava Roma e la musica, ma soprattutto Lando Fiorini, portavoce ormai unico della romanità, intesa nel senso migliore del termine. Non c’era serata nella quale Lando, etichettato come l’erede di Claudio Villa agli albori della sua carriera, non rendesse omaggio ai grandi nomi di Roma: Trilussa, Anna Magnani, Aldo Fabrizi, Gabriella Ferri, Franco Califano.

Lando è tornato oggi in Campidoglio, dalle 15 alle 20 è stato possibile vederlo per un’ultima volta, rendergli omaggio ed iniziare a sentire forte la sua mancanza. 

Chi lo ha amato riascolti la sua voce. Chi non lo ha conosciuto, cominci da queste canzoni per capire cosa ha rappresentato Lando Fiorini per la canzone romana. Per Roma.

P.S. Mi permetto di stringere in un ideale abbraccio e rivolgere le più affettuose e dolenti condoglianze a Francesco Saverio e Carola

Le canzoni

Er barcarolo romano
https://www.youtube.com/watch?v=6tJbQHq2HMQ

Roma nun fa la stupida stasera

 https://www.youtube.com/watch?v=S_EucEJDTHs&index=6&list=RD6tJbQHq2HMQ

 Cento campane
 https://www.youtube.com/watch?v=j1CujWb_-CM

 Casetta de Trastevere
 https://www.youtube.com/watch?v=DRjTFbjorc8

  Pupo biondo
https://www.youtube.com/watch?v=-xOISRwdhoU&list=RD6tJbQHq2HMQ&index=17

Ciumachella de Trastevere
 https://www.youtube.com/watch?v=wO3sC8YRcMY&list=RD6tJbQHq2HMQ&index=5

Che bello sta’ co’te

 https://www.youtube.com/watch?v=pPBgRXTEEis&list=RD6tJbQHq2HMQ&index=19


 http://leandrodesanctis.blogspot.it/2014/01/teatro-lando-fiorinial-puff-euromeglio

htmlhttp://leandrodesanctis.blogspot.it/2014/12/roma-lando-fiorini-torna-cantare-i-suoi