Edoardo è nato il 10 gennaio. Nel pancione della mamma, Chiara Cainero, aveva già vinto l’Europeo 2013 nello skeet. La scorsa settimana in Ungheria la campionessa olimpica di Pechino 2008 ha concesso il bis, senza pancione ma ancora con l’oro al collo.


«Ho
gareggiato nella prima prova di coppa a maggio. Avevo allattato fino al
20 aprile, svezzandolo molto in fretta perchè Edoardo è di buona
forchetta e quando ha iniziato a mangiare si è regolarizzato anche nel
sonno. All’inizio però è stata molto dura, ho avuto un parto complicato,
ho dovuto prendere ferro»
Lei
è diventata campionessa europea quando era al quinto mese di
gravidanza. Ora si è confermata dopo essere diventata mamma. Sono stati
due particolari momenti?
«Sono
due cose completamente diverse. L’anno scorso agli Europei di Suhl ero
incinta, lo avevo nella pancia e lo sentivo muoversi mentre sparavo.
Dopo la sua nascita è stata dura ripartire con il tiro a volo. Pativo il
distacco, anche se mio marito Filippo è eccezionale e tutti i nonni
sono in prima linea: insomma, è sempre stato circondato d’affetto. Me lo
avevano detto le mie compagne di squadra che avevano vissuto la
maternità: devi crearti un mondo tuo, devi cercare di concentrarti…»

Poi la vittoria, un’altra medaglia d’oro da dedicare alla sua famiglia
«Quando
vinci sei ripagata di tutto. Dei sacrifici che fai. E’ stato il mio
quarto europeo vinto ed ho realizzato che anche la gioia per la vittoria
è stata differente, ha avuto un sapore nuovo. La lontananza è la cosa
che pesa di più, a giugno mi sono persa venti giorni della sua crescita.
Per fortuna ci sono le nuove tecnologie ad aiutare, anche mia mamma ha
dovuto imparare ad usare lo smartphone e Whats app…Ma il difficile è
passato, ora mi aspettano due mesi pieni pieni per fare la mamma e stare
in famiglia»
L’esperienza
della maternità l’ha resa una atleta più forte? E’ stato difficile
lasciare i pannolini e tornare ad imbracciare il fucile sulla piazzola
di tiro?

«Il
parto è un momento decisamente particolare. Avevo parlato con altre
atlete e tutte mi dicevano: Vedrai, ti verrà una forza incredibile.
Volevo fare assolutamente un parto naturale, perchè sapevo che dal
cesareo ci si riprende più lentamente e con difficoltà. Ora dico che il
parto è una delle più belle esperienze che si possano fare. Hai un gran
dolore, partorisci e svanisce tutto all’istante, non hai più male e ti
vedi tra le braccia quella creatura che sognavi… I primi tempi è stato
difficile: notti insonni, perchè si dorme pochissimo e ti senti
prosciugata. Quando il ferro è risalito e mi sono pian piano sentita
meglio, ho ripreso il fucile ed ho ricominciato. Era l’1 marzo. Ma solo
da un mese ho ripreso a correre un po’ di più, grazie al supporto di chi
mi sta vicino, da mio marito ai nonni»
Le
nuove regole hanno stravolto il tiro a volo proprio nel momento in cui
lei viveva la grande esperienza della maternità. E’ cambiato il suo modo
di gareggiare?
«Non
lo so se e in che misura le cose sono cambiate. Sicuramente in certi
momenti si. Nella terza serie devi dare il massimo, per un piattello ti
giochi la finale e se anche entri come sesta, poi può arrivare prima.
Ora che sono mamma penso di avere più grinta e motivazione, piu
cattiveria. Già ne avevo prima, adesso mi sento ancor più determinata.
Molte dicono: ora che hai partorito puoi fare tutto, sarà più
impegnativo far nascere un bambino che fare una serie di 25
piattelli…»
E’ stato complicato tornare ad essere competitiva?
«Credo molto nei sacrifici dell’allenamento, se il risultato non viene subito, arriva dopo, perchè il lavoro poi paga»
Più difficile recuperare fisicamente o mentalmente?
«Forse
un po’ più difficile recuperare a livello fisico. Avevo perso tanto
sangue, avevo preso 14 chili e fatto molta ginnastica posturale. Come
dicevo volevo assolutamente un parto naturale»
Gareggiare
aspettando un bambino sembra non essere più un tabù. Ha letto della
mezzofondista statunitense Alysia Montano, che ha corso gli 800 col
pancione, incinta di otto mesi e mezzo?
«Se
una sta bene, dico: perchè no? Però non bisogna rischiare. Io ho fatto
controlli ogni 20 giorni. Ero di tre mesi, la mia ginecologa venne sul
campo mi vide e i fece continuare: «Si vede che ti piace tanto, puoi
farlo. Però ti monitorerò ogni 20 giorni per verificare come stai». Il
mondiale era in Perù e non era possibile affrontare quel viaggio in
aereo. Per cui ho gareggiato fino a quando ero incinta di cinque mesi e
mezzo»
Ora il tiro a volo ha tante mamme azzurre…
«Sì,
siamo una bella squadra di mamme. Ora le capisco molto di più, c’è chi
ha un figlio di due anni, chi di cinque. Mi raccontavano le cose, adesso
abbiamo qualcosa in più in comune. Ci troviamo a parlare di pannolini e
di bimbi, basta uno sguardo…»
Una volta non era così, adesso è diventato normale che una mamma prosegua la sua carriera di sportiva.
«Ed
è molto bello. La mamma atleta può dare di più Prima chi faceva i figli
doveva smettere, Adesso i mariti sono più attivi, danno anche da mamme:
la figura del papà è importante.E poi ci sono le nonne. Insomma, si fa
squadra in famiglia. Penso alla Idem, alla Vezzali…”
Allora continuerà a sparare a lungo?
«Beh,
punto all’Olimpiade di Rio 2016. Finiamo questo ciclo, attraversiamo
quest’anno e vediamo come va. Ho la voglia e la forza, fino a che lui,
Edoardo, me lo permetterà, mi sento di continuare. Mi diverto ancora
tanto anche se soffro come un cane: ogni volta ripensi subito a cosa
puoi migliorare nella gara successiva. E’ molto stimolante e la
maternità mi ha rivoluzionato la vita, ma in positivo. Devo ringraziare
la Forestale che ci supporta e ci permette di andare avanti con forte
passione e motivazione. Ormai sappiamo come funziona e non è un problema
se si parla poco di noi. Ma siamo un’Italia che vince»
Le nuove regole rendono le gare massacranti.
«Almeno
fino a Rio si andrà avanti così. Specie a livello maschile sono gare
micidiali. Ci sono finali al cardiopalma, spareggi su spareggi, una
lunghezza che pesa anche se tutto è considerato spettacolare»