Quattro vittorie in quattro partecipazioni sono probabilmente un record, difficilmente superabile. Mauro Sacripanti ha dato l’addio al torneo della Fipav Lazio con l’ennesima vittoria, calando il poker al tavolo del volley studentesco capitolino. Mauro è cresciuto a pane e pallavolo, figlio di Vittorio Sacripanti, il dirigente che il 17 maggio del 2000 vinse lo scudetto con la Roma Volley del patron Becchetti, allenata da Montali e che poi ha proseguito altrove la sua carriera, arrivando di nuovo in finale scudetto con il Perugia. In campo c’erano tra gli altri Tofoli e Gardini. Beh, se leggete quanto racconta Mauro Sacripanti, quei due nomi li ritroverete, ma si tratta anche in quel caso dei rampolli dall’illustre cognome, come Mauro. Insomma, il volley spesso è una questione di famiglia. Mauro si è affacciato anche sulla ribalta della Serie A2, ultima stagione a Civita Castellana. Nell’illuminare questo suo poker scolastico, raccogliendo il suo racconto, gli auguriamo di continuare a divertirsi ancora con la pallavolo, a prescindere da dove giocherà e dai risultati. E di non dimenticare mai le emozioni del “volley scolastico”. Gli faranno compagnia per tutta la vita, inducendolo sempre al sorriso, patrimonio di ricchezza umana, prima ancora che sportiva.
Il bilancio complessivo


 Cosa ha rappresentato per Mauro Sacripanti Volley Scuola?
“Il Volleyscuola per me è stato un percorso che ha
rappresentato una crescita personale e tecnica importante per la mia
vita. È forse l’espressione di pallavolo allo stato maggiormente puro e
“libero”. Entrare in quel campo,
libero dalle solite pressioni dettate da allenatori e società, potersi
esprimere nel miglior modo possibile e farlo sempre mirando in modo
prioritario al divertimento, è qualcosa di veramente unico e auguro a
tutti di poterlo fare. Nel mondo d’oggi è complicato
avere questa chance…


 Ho partecipato a 4 edizioni (ho perso solo il terzo anno
scolastico perchè sono stato a Milano) e ho avuto la fortuna di “calare il
poker”, che forse nessuno aveva mai fatto prima. Quest’ultimo è stato il
più bello, perché inaspettato. Siamo partiti senza
obiettivi, anzi, con tante persone che insinuavano l’inutilità di
perdere giorni scolastici nell’anno più importante della scuola. Forse è
stata quest’ultima la motivazione più grande che mi e ci ha spinto fino
in fondo.


Non può mancare un ringraziamento speciale alla
nostra professoressa, Raffaella Aloisio. È sempre stata presente, si è sacrificata e fatta
in 4 per noi e per gestire molte delle “testoline” che siamo. Ci ha
bacchettato come un’insegnante e voluto bene come
una mamma. Forse senza lei nulla sarebbe stato realizzabile. Il mio
ringraziamento si amplia, ovviamente, anche ai compagni “vecchi” e
“giovani” che mi hanno sopportato e supportato, ai tifosi e ai
professori che sono stati in ogni occasione numerosi e caldi”
 Il racconto dell’ultimo anno
“La
nostra avventura nasce a settembre, con un dialogo con la professoressa
Raffaella
Aloisio: si fa il punto della situazione partendo dal fatto che gli
esami di maturità avevano tolto elementi tecnicamente validi alla
squadra. Tutti i “vecchietti” erano usciti con gli
esami di maturità qualche mese prima e dovevamo ricominciare
tutto da capo. Come nostro solito ci siamo organizzati con le assemblee
d’istituto per fare qualche allenamento e trovare il meglio dalle
nuove generazioni. Luciano Cornelio (libero), Jacopo Dell’Orso
(palleggiatore) ed io (quest’anno da schiacciatore puro)
eravamo gli unici del precedente anno, tutti gli altri venivano dalle
classi prime e seconde, e sono: Matteo De Dominicis (opposto), Vasilij
Marziano (schiacciatore), Niccolò Cirulli e Riccardo Mariniello
(arranggiati central), Daniele Cecchini (non gioca
a pallavolo, ma lo abbiamo fatto iniziare), Marco Moccaldi (altro
libero), Marco Pomohaci (centrale), Claudio (palleggiatore) e Francesco
(un altro che non gioca).


Abbiamo iniziato con un girone già molto
impegnativo, che ci è servito per prepararci al seguito. Ai quarti di
finale abbiamo affrontato la squadra forse più quotata, il Salvini, con 4
elementi del Club Italia: Tofoli, Gardini, Imbesi e Mosca.
 Nel nostro “nido” di casa, a via Pasquariello, abbiamo fatto l’impresa
vincendo 3-0, in modo anche abbastanza netto. Diciamo che l’altezza della
palestra ha influito notevolmente nel loro gioco. Al ritorno, dopo aver
perso i primi due set, abbiamo strappato il terzo
con il parziale di 34-32, il resto della partita è servito per far
giocare chi aveva avuto meno spazio.


La semifinale era secca, forse è stata quella la
vera finale, contro il Francesco D’Assisi, che aveva vari elementi della
Roma 7. Primi due set persi in poco più di 30 minuti. Vinto 3-2 con gli
ultimi 3 set sempre punto a punto. Forse anche
qui il campo da gioco ha influito, Il PalaFonte all’Eur, che è stato il
luogo dove abbiamo vinto 3 finali regionali giovanili su 3 con la Lazio
Volley e Sport (2 di queste sempre contro gli stessi della Roma 7).


La finale, al pallone A del PalaLuiss, è
stata a
senso unico, dall’inizio alla fine. Sempre contro il solito Labriola  di
Ostia, ma questa volta con qualche assenza dalla loro parte. I
parziali sono stati 25-19 e 25-12 (finale 2 su 3). Alcuni
tifosi mi hanno detto di aver contato circa 30 punti nel mio score”. 

Le foto sono un gentile omaggio di Claudio Bartoletti