Simone Giannelli stringe la ano al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella Foto Fivb-Galbiati

 Giannelli, il predestinato.
(testo pubblicato sul Corriere dello Sport di sabato 8 settembre 2018)
Simone Giannelli è l’ottavo palleggiatore azzurro nella storia recente dei Mondiali, da quando cioè nel 1990 la Nazionale di Velasco conquistà il primo titolo iridato al Maracanazinho di Rio de Janeiro. Otto edizioni dei Mondiali, otto palleggiatori che ci hanno messo la firma e la faccia, anzi le mani: da Tofoli e De Giorgi a Meoni e Vermiglio, a Coscione, Travica e Baranowicz, fino appunto a Giannelli.
L’alzatore bolzanino è stato il golden boy del volley italiano del nuovo secolo, come nel precedente millennio lo fu Samuele Papi , che ha smesso di giocare l’anno scorso, alla veneranda età pallavolistica di 44 anni. In comune i due ragazzi d’oro hanno avuto l’età in cui esordirono in Serie A: 17 anni, mese più, mese meno.
Insomma, Giannelli è apparso subito un predestinato, un ragazzo dal sicuro e radioso avvenire sotto rete. Ad essere onesti queste etichette sono state spese anche per altri giovani presunti talenti, ma nella maggior parte dei casi, i ragazzi d’oro sbiadivano nel tempo. Giannelli invece, ha saputo confermare tutto ed aprire un ciclo azzurro che è soltanto all’inizio. E di questo, bisogna riconoscerlo, va detto grazie anche a Martina Giannelli, la sorella maggiore di Simone, che oggi studia per diventare odontotecnico, ma che da ragazza andava a giocare a pallavolo, suscitando la curiosità del fratellino, a cui fino a quel momento era piaciuto più sciare e giocare a pallone e a tennis.
«Sì, se giocava lei, potevo farlo anch’io. Ero alto e così cominciai perchè mi divertivo, avevo 13 anni»
Simone bruciò le tappe, e dopo aver preso confidenza con la prima squadra di Trento in occasione di allenamenti e qualche trasferta, nel 2013 esordì a Ravenna che aveva solo 17 anni, due mesi e 18 giorni, diventando il più giovane debuttante nella storia del club trentino. Dopo che l’anno prima dalla panchina aveva visto Jack Sintini guidare Trento  allo scudetto nello spareggio. Il padre Paolo maestro di tennis, la mamma Lorenza dentista. Lui sta studiando Scienza dell’alimentazione e quando sarà grande potrebbe anche fare il nutrizionista. Per ora pensa al volley e ai suoi amatissimi viaggi per il mondo («Il posto più bello che ho visto? Il Madagascar»), insieme con la ragazza, Selly, scritto con la e, con come la ragazza cantata da Vasco Rossi.
Protagonista della cavalcata olimpica a Rio 2016, c’era anche l’anno scorso nel flop agli Europei. Ora affronta il suo primo Ondiale.
 «Ma non giochiamo per riscrivere la storia di quell’Europeo. Ancora oggi quando ci ripenso provo rabbia. Credo sia stata una partita sbagliata, ma non eravamo andati male, riprebndendoci doo la sconfitta iniziale contro la Germania, che poiè arrivata in finale»
Vi siete preparati bene per questo Mondiale?
«Due mesi di lavoro, ci sono serviti per crescere. Lo vediamo dai progressi che abbiamo fatto, lo capiamo dalle cose che il ct ha chiesto e che riusciamo a fare. Detto questo c’è sempre da migliorare e crescere, vale per la squadra e vale per me. Sono convinto che in un torneo come questo che sta per iniziare ci sarà bisogno di tutti e servirà l’apporto di tutti per arrivare lontano. Tutti stiamo danto tutto e giocare sarà stimolante, non vediamo l’ora, dopo tanto allenamento»
Lei in cosa pensa di dover migliorare?
«La risposta più banale è però quella che per me vale: in tutto»
Quando si affacciò in prima squadra, nel Trento, era cacciatore di un posto da titolare, dietro il polacco Zygadlo. Ora che è lei il titolare cosa è cambiato?
«Niente. Penso solo e sempre ad allenarmi al meglio. La concorrenza non è uno stress ma uno stimolo a migliorarmi. Epenso che anno dopo anno posso crescere, sia come pallavolista che come uomo»
Spesso si dimentica la giovane età e basta una partita strta per attirare critiche. Come le vive quando capita a lei?
«Dicono che un palleggiatore abbia la necessaria maturità a 30 anni e sarà anche vero. Ma io penso solo a dare il meglio e a restare con i piedi per terra. Ho sempre ascoltato i consigli dei compagni più esperti, come Birarelli, che mi diceva di stare a sentire tutti ma di…non ascoltare troppo quello che mi veniva detto, nel bene e nel male. Insomma di restare sempre con i piedi per terra. Certo che ho fiducia in me stesso, ma sono anche consapevole che la strada è lunga e che si deve crescere sempre»
In questa settimana anche il calcio ha scoperto che gli italiani giocano poco, un tema che il volley italiano conosce bene.
«Ora non voglio passare per uno che vuole parlare come Velasco ma dico che a volte sono alibi: io ho sempre cercato di essere determinato…»
Già, e così Stoytchev arrivò a promuoverla titolare, nonostante l’età. Cosa ricorda dei Mondiali 2010 anche allora in Italia?
«Poco o niente del Mondiale, se non che arrivamo quarti. ma ero un ragazzo, ricordo che quell’anno vinsi la Boy League»  Avverte la responsabilità di un Mondiale carico di aspettative?
«In Nazionale si rappresenta tutto il movimento, il Paese. Penso che bisogna dare l’esempio con il nostro comportamento. Spero che il pubblico ci segua, nei palasport e in tv su Rai2: avremo bisogno anche dei tifosi»

Dove può arrivare l’Italia?

«Sarebbe bello arrivare in semifinale e giocarci le medaglie. Le favorite? Direi le solite: Russia, Usa, Brasile, Polonia, Francia»