Sabato mattina ho potuto
partecipare all’assemblea municipale convocata nell’ambito del percorso di
partecipazione sulle linee guida e sui principi del piano di recupero del Forte
Trionfale, alla presenza dell’assessore del XIV Municipio, Monica Ruffa.
Il futuro del quartiere mi
sta a cuore, anche se sono pienamente consapevole che la mia condizione di
semplice cittadino, non iscritto ad Associazioni o Comitati di quartiere, né
tantomeno a partiti politici, mi dà uno svantaggio e un vantaggio. Lo svantaggio
è quello di essere consapevole che sarà difficile, per non dire impossibile,
che le mie istanze ed osservazioni possano avere un ascolto reale ed una serena
valutazione oggettiva. Il vantaggio è quello di non avere alcun interesse di
sorta nel far presente la situazione, evidenziare problematiche, segnalare
possibili iniquità, far scattare un campanello d’allarme che non può non
inquietare chi in questo quartiere ci abita e ci dovrà abitare. Penso sia molto
positivo che si apra un filo diretto con la cittadinanza ma alla fine della
mattinata mi sono ritrovato con un senso di impotente sgomento, a dover sperare
nell’intervento equilibrato di chi ha ruoli istituzionali per non dover versare
lacrime future.
Tre ore ben spese ma con un
retrogusto di amarezza e preoccupazione, per rendermi conto che quello che
molti hanno indicato come un sogno,
in realtà rischia seriamente di trasformarsi in un incubo quotidiano. Ho ascoltato con attenzione tutti gli interventi
ma con tutta la buona volontà, non sono riuscito a condividere l’entusiasmo e
la soddisfazione con cui è stata commentata la mattinata. Possibile che solo io
abbia colto la profonda distonia tra ciò che è stato detto e prospettato? La
spaccatura tra una visione onirica del futuro del Forte Trionfale e la realtà
che scaturirebbe se le indicazioni di molti si trasformassero in cose concrete,
senza il filtro di una base reale da cui non si può prescindere, ignorata anche
da chi a parole ha detto di avere a cuore la vivibiltà del quartiere.
Potrei sintetizzare il tutto
con una battutaccia, ma non è in linea con lo stile di questo blog, per cui
trasformo il concetto: E’ facile fare
shopping con la carta di credito degli altri
, diciamo così.
So bene che cento teste danno
cento idee diverse, ma dovendo riassumere per chi non c’era, partirei
dall’unico intervento equilibrato che ho ascoltato, quello del signor Fabrizio
Paris che ha sottolineato come si parlasse soltanto di cosa fare dentro allo
spazio del Forte Trionfale, senza degnare d’attenzione ciò che avverrà fuori,
ovvero nel nostro quartiere, che già deve convivere con le sue problematiche.
Verissimo, ecco lo squilibrio che fa paura.
Va detto che su molti aspetti
restano dubbi irrisolti, se c’è incertezza, ad esempio, perfino su quanto
affermato dal deputato Adriano Zaccagnini (è stato già deciso o no lo
Studentato del Gemelli?). C’è da dire che il territorio all’interno della
Caserma Ulivelli è un oggetto misterioso per la maggior parte della
cittadinanza del quartiere (me compreso). Quindi il discorso non può che essere
generico. L’assemblea si è espressa contro la costruzione di palazzine alte più
di tre, massimo quattro piani (ma c’è chi vorrebbe aumentare la metratura da
concedere, a livello verticale, per guadagnare terreno orizzontale. L’uscita
dovrà affacciarsi su via Pieve di Cadore, l’accesso alle costruzioni dalla via
Trionfale (zona dinanzi all’ingresso secondario del Policlinico Gemelli), si è
parlato di un’uscita pedonale ma non si capisce dove la si voglia collocare
indicando via Stresa angolo via Sangemini, (dove c’è attualmente l’ingresso della
Caserma, con cabina elettrica e rampa d’accesso a garage privato?) e perché per
l’accesso pedonale non si considera la grande porta esistente, dando per
sensato collocare l’accesso alle auto più avanti, dove c’è spazio più ampio,
sulla via Trionfale.
Ecco il tasto dolente. Sono
rimasto sconcertato nell’ascoltare la questua, praticamente senza soluzione di
continuità, delle varie associazioni, ma non solo. Ognuno ha di fatto chiesto
di avere uno spazio all’interno della nuova opera, per una sede, per avere una
sala congressi. Ora, senza che nessuno se ne abbia a male e comprendendo la
legittimità di ogni associazione ad avere agevolazioni, non penso che il
progetto del nuovo Forte Trionfale debba essere una sorta di agenzia di
collocamento sedi. Penso si sia andati decisamente fuori tema anche se il modo
per agevolare e considerare questo tipo di esigenze, suppongo si possa trovare.
L’assemblea ha espresso con
decisione la volontà che gli spazi restino pubblici, non divengano privati.
Tuttavia, alla luce di quanto
già avvenuto a Roma, se le spese di gestione di certe strutture sono
insostenibili e portano poi all’abbandono (clamorosi esempi  il Velodromo dell’Eur poi demolito o lo
stadio Flaminio, ma il rischio c’è per tante altre realtà di minore impatto e
valenza, piscine, palestre, palazzi, strutture come il Santa Maria della
Pietà), si può contemplare un sacrificio eticamente sostenibile per finanziare
la parte cardine del progetto, avviato il quale, andranno poi cercati supporti
economici, sponsorizzazioni, che verranno gestite a livello istituzionale.
La carta dei sogni offerta
dall’assemblea ha partorito un ampio ventaglio di possibilità, si è detto e
prospettato di tutto: un polo fieristico nell’hangar, un polo universitario,
uno spazio fisso per aziende locali, un ampio spazio aperto di fronte
all’hangar, bar, tabaccherie. Nonostante la Circoscrizione abbia rinunciato a
trasferirsi, c’è chi ancora la vorrebbe nel nuovo Forte riqualificato.
Si è parlato di unire il
verde del Forte Trionfale con il parco dell’Insugherata e del Pineto,
immancabile la proposta per una pista ciclabile.
Ciò che ha acceso la mia
preoccupazione, per non dire terrore, è stata la mancanza di senso pratico di
tutti coloro che si sono schierati per bandire le auto da quegli spazi. Per parcheggiarle,
non per una libera circolazione, naturalmente. Si è parlato di parcheggi
adeguati alla mole di pubblico che il Forte intenderà richiamare, qualcuno ha
lanciato l’idea di fare parcheggi interrati (ma costerebbero, chi pagherebbe?)
ma poi tra cittadini e associazioni varie, è stato lanciato l’anatema: niente
auto, niente parcheggi.
Ora, premesso che se la città
avesse mezzi pubblici funzionanti e copiosi, come in altre metropoli dotate di
tram, bus e metropolitana, certi problemi sarebbero ridimensionati, a tutti
coloro vorrei porre una semplice domanda: come pensate che arrivi fin qui tutta
la gente che dite di voler accogliere per godere della struttura e del verde
che c’è? Con il 913 o con il 446? Dove pensate che possa lasciare l’automobile
la cittadinanza? Un polo fieristico o universitario senza spazi-parcheggi?
E qui torniamo al punto di
partenza. A parte l’Associazione S.Onofrio, quasi tutti gli altri che hanno
parlato e proposto, non risiedono in questa zona. Torresina, Balduina, Monte
Mario, Lucchina, Ottavia e via dicendo: il Forte non è prettamente nel loro
territorio, l’impatto ambientale e di traffico riguarderà solo il perimetro del
Forte Trionfale, non arriverà ai loro quartieri. Perfino ovvio che abbiano
sottovalutato questo aspetto: che ne sanno? Non vivono mica qui.
I residenti ricorderanno come
Piazza Monte Gaudio, lo spazio dinanzi alla Scuola Elementare Nazario Sauro,
circa una decina d’anni fa avrebbe dovuto essere stravolto e cancellato, solo
perché i politicanti di allora avevano deciso che bisognava allargare ancora la
via Trionfale e far girare i pullman… Fortunatamente quello scempio inutile fu
alla fine evitato (che fosse inutile lo ha dimostrato la soluzione adottata con
la svolta quasi all’angolo degli Scolopi, funziionale e indolore). Ecco, se nel
piano di riqualificazione del Forte Trionfale non sarà prevista una adeguata
zona di parcheggio per le auto (se dà fastidio nella zona d’ingresso, lo si “nasconda”
altrove, i metri non mancano…) il nostro quartiere sarà destinato ad un caos
inenarrabile, per il traffico che si determinerà e per l’impossibilità di
parcheggiare (problema avvertito già ora nelle ore della giornata, dalla
mattinata allla sera).
E’stato detto che il Forte
dovrà essere uno spazio per tutta la città, non solo per il quartiere. Ma Roma
è fatta di quartieri e se nel progettare si ignorano le esigenze e le
peculiarità dei quartieri, non si può dire di ascoltare realmente la
cittadinanza.
Al di là di ogni discussione,
questo aspetto mi sembra fondamentale per qualsiasi tipo di progetto. Giusto
sognare, lo faccio anche io quando ipotizzo di riavere nel quartiere una sala
cinematografica, uno spazio per far praticare sport ai bambini nel pomeriggio e
magari al mattino agli alunni della Nazario Sauro (sottolineo: non ho figli
piccoli), uno spazio con panchine per anziani (sottolineo: non lo sono ancora,
anche se spero di diventarlo), punti di ritrovo al riparo dallo smog.
Ma sono consapevole che una
voce isolata, disinteressata, non appartenente ad associazioni, a quel tavolo
di servizi non potrà essere rappresentata. Ecco, forse il mio è solo un sogno
ma penso che in questo caso ci sia spazio per tutti: non far lievitare il
cemento, salvaguardare il verde, inventare spazi di reale cultura e sport di
base, non rovinare la vita ai cittadini di Monte Gaudio e dintorni.