Argentina: le origini.
 Italia: la carriera
 Cina: la maturità

A quasi 33 anni, Carolina Costagrande, argentina di nascita, è il bomber
di una Nazionale nuova e ringiovanita, che conta su di lei per crescere
e migliorare. Sente la responsabilità?
        «Sono motivata e gioco con gioia. E’ normale che abbia un
pochino più di responsabilità perchè il gruppo è giovane. Però chiunque
entra fa bene. E questo mi dà serenità, conto sulle mie compagne e posso
fare al meglio il mio lavoro. Mi diverto sempre, vedo del talento in
ragazze molto giovani. Allenate e aiutate nel modo giusto, come stiamo
facendo, credo possano crescere tantissimo. Ci vuole un pochino pazienza
ma vedo futuro enorme in queste ragazze»

Che tipo di allenatore è il ct Marco Mencarelli?
        «Ci conosciamo da pochissimo. Innanzitutto mi sembra bravissima
persona, ha messo la massima disponibilità. Anche per far due
chiacchiere e per conoscerci come abbiamo fatto tra noi ragazze. Gli
allenamenti sono forti, buoni, si passa parecchio tempo in palestra e
questa cosa mi piace. La stessa cosa vale per la preparazione atletica
con Merazzi, si cura ogni minimo particolare, ci si allena tantissimo.
Mi piace questo approccio al lavoro, tecnicamente gli esercizi sono
validi e mirati, precisi. Con le indicazioni giuste su ciò che conta,
senza perdersi in troppe cose. Finora devo dire che sta andando tutto
molto bene»

Un’Italia con tante giovani che non hanno ancora esperienza in A1 ma che
hanno riscosso la fiducia del ct.Può essere competitiva ai massimi
livelli?
        «Io penso di si. Gruppo giovane, tanto margine di crescita, da
qui alle Olimpiadi non ci mancherà niente. Pero dobbiamo lavorare
tantissimo. Più volte andiamo in campo tutte insieme e meglio è. Giocare
deve diventare una cosa di tutti i giorni. E’ di questo che ha bisogno
una squadra giovane. Il Grand Prix ci può dare l’idea su cosa dover
lavorare»

Ha vissuto le ultime due stagioni in Cina, come si è trovata nel Guangdong Hengda?
        «In Cina sono stata benissimo, due anni straordinari, devo
ringraziare la società, le ragazze, Jenny Lang Ping è stata una persona
d’oro in un momento mio di ricerca, anche come donna, come persona. Sono
cresciuta in tutti gli aspetti La Cina mi ha dato veramente qualcosa in
più. Cercavo e ho trovato un ambiente sereno e tranquillo. Mi manca
tantissimo. Piano piano ho cominciato anche a mangiare cinese e mi piace
molto. C’era una comunità latino con brasiliani, argentini, cileni.
Appena possibile facevamo le grigliate, le riunioni, le feste e questo
mi ha dato tantissimo»

Campionato orfano di tante stelle, spazio per le giovani ma minor qualità?
        «Sì per le giovani sicuramente opportunità, è un peccato però
perchè non si cresce tanto. Ora comincia ad essere forte la Turchia
perche il campionato è più forte, le straniere vanno lì, non è un caso»

Superata l’amarezza della mancata medaglia all’Olimpiade di Londra?
        «La delusione olimpica non è un ricordo lontano, fa parte della
mia carriera, della mia vita. Ci eravamo preparate per altro ma a volte
non ci si riesce. Però bisogna andare avanti, è cosi nella vita, bisogna
farne un tesoro e non un peso di questa cosa»

Dall’Argentina all’Italia alla Cina: i Paesi in cui ha vissuto l’hanno cambiata?
        «L’Argentina è la mia terra, la mia lingua, noto una grande
differenza quando mi rapporto con persone argentine, sento che sono io a
tutti gli effetti. Però ho passato anche 15 anni in Italia e ho
acquisito anche un modo di vivere all’italiana, con certe abitudini, in
un Paese dove ora ci sono problemi ma prima funzionava tutto, se faccio
il paragone con Argentina, un Paese con più difficoltà. Le cose sono
sempre state precise curate ordinate e in più la pallavolo. L’Italia è
stata la mia carriera, mi sono realizzata come giocatrice, è cambiata la
mia vita e questo non lo potrò scordare mai. Quando sono in Argentina
mi manca l’Italia quando sono in Italia mi manca un po’ l’Argentina. In
Cina sono arrivata a 30 anni, quando una donna magari si fa delle
domande. Ero in una fase di ricerche interiori, personali. In
quell’ambiente, con una cultura millenaria e un modo diverso di vivere,
ho potuto apprezzare cose della vita meno superficiali, molto più
profonde che mi hanno dato tantissimo»

Scritto sul Corriere dello Sport dell’8 agosto 2013