Può la pallavolo italiana snobbare un podio di World League? Pensando
alle difficoltà di altri sport di squadra a stare in lizza fino
all’ultimo giorno delle grandi manifestazioni, pur masticando amaro per
l’ennesima semifinale andata male, occorre saper apprezzare la quinta
medaglia consecutiva che gli azzurri si sono messi al collo al Mandela
Forum di Firenze. Perchè i numeri hanno sempre il loro valore e  lo
scorrere del tempo contribuisce a far sbadire gli  ingredienti che hanno
determinato un risultato. Resta il colore e il valore del podio. Detto
questo e riconosciuta l’importanza di una continuità ad alto livello,
che è il vero obiettivo di ogni squadra che deve anche rinnovarsi e
ringiovanirsi strada facendo, è innegabile che da Firenze la Nazionale è
partita con la sensazione di aver sciupato una grande occasione. Il
Brasile che ha spazzato via l’Italia, infliggendole il tormento di un
primo set da record negativo (25-11! Un parziale  che raramente si
registra quando si affrontano due grandi squadre) non era una versione
deluxe della Selecao. Lo hanno dimostrato gli Usa, sconfitti nettamente
dagli azzurri, che hanno vinto il trofeo.
        Non è corretto dire che il Brasile sia la bestia nera degli
azzurri, che in una semifinale non battono la Selecao dal lontano 1998
(Mondiali in Giappone poi vinti),  ma ogni volta che la Nazionale di
Berruto affronta quella di Bernardinho, riaffiora una specie di
complesso. C’è sempre un esagerato nervosismo, si percepisce una
tensione che non riesce a trasformarsi in energia positiva divenendo
anzi pesante zavorra.
        Ora se ne sono resi conto tutti, a cominciare dal ct, e c’è da
augurarsi che il mese abbondante che manca ai Mondiali (31 agosto
esordio con l’Iran) sia speso anche per far luce su questo aspetto. Poi
c’è la questione tecnica, la necessità di approntare qualche piano di
riserva quando ad esempio il bomber Zaytsev stenta, come appunto è
accaduto contro il Brasile.
        Viene spontaneo chiedersi che fine abbia fatto Vettori, in
teoria l’opposto di riserva di Ivan ma in pratica la possibile
alternativa su cui costruire varianti tattiche importanti per
raddrizzare partite storte. Insomma, oltre a rilevare Ivan quando
fatica, Vettori potrebbe rivelarsi prezioso subentrando anche ad uno
schiacciatore, specie quando non c’è Kovar, come è successo a Firenze.
Possibile che la rivelazione degli Europei sia finita così ai margini e
non riesca a dare un contributo nemmeno in una situazione di notevoli
difficoltà?
        Bene ha fatto il ct Berruto a programmare tre amichevoli con il
Brasile. Serviranno a prendere maggior confidenza, a capire come stare
in campo con loro. Anche se, essendo l’aspetto mentale il focus della
sindrome verdeoro, bisognerà imparare a lavorare soprattutto su se
stessi. Ma questo Berruto e i suoi azzurri dovrebbero averlo ormai
imparato.

http://www.corrieredellosport.it/volley/2014/07/23-370536/La+sindrome+Brasile+e+Vettori+da+rilanciare