Caso Schwazer sempre senza soluzioni. Il tempo passa e nemmeno le richieste del Tribunale di Bolzano, le rogatorie internazionali avviate dal Giudice Walter Pelino hanno scalfito il muro del Laboratorio di Colonia (e di Iaaf e Wada). Non ne vogliono sapere di consegnare il campione minimo di urine che, forse, servirà a stabilire con esame del dna, se quella pipì dopata era di Alex Schwazer o no.

Alex Schwazer tra il suo avvocato Brandstatter e il suo allenatore Sandro Donati

Un muro di gomma che da un lato autorizza ogni pensiero sulle ragioni per le quali non ci vuole far scoprire la verità, dall’altro non può non lasciare sconcertati tutti coloro che credoo nel diritto e nello sport. Ma di sportivo in questo caso c’è stato ben poco.
Il giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Bolzano, Walter Pelino, ha inviato via fax una richiesta rivolta al Procuratore di Colonia affinché venga fissata con urgenza una data di consegna della provetta contenente le urine di Alex Schwazer, sulle quali il Ris di Parma dovrà effettuare le analisi per verificare se vi sia stata o meno una manipolazione, come ha sempre sostenuto la difesa del marciatore. Contestualmente, il giudice Pelino ha chiesto che si decida chi si dovrà occupare del trasporto e che vengano fornite tutte le informazioni necessarie al perito incaricato dal Tribunale di Bolzano sulla catena di custodia e conservazione della provetta. Ormai non si contano più le anomalie di questo caso, che ha indotto il Tribunale di Bolzano ad una estenuante ricerca della verità, finora ostacolata in ogni modo dall’asse Wada, Iaaf, Laboratorio di Colonia. A nulla sono servite le rogatorie internazionali funzionali per l’acquisizione dei campioni, allo scopo di eseguire l’esame del dna e cercare di appurare, se ancora possibile, se le urine dopate appartengono o meno al marciatore italiano.

Alex Schwazer, foto vistodalbasso.it

ATLETICA Caso Schwazer: due anni dopo, provette blindate nel laboratorio di Colonia