Galen Rupp e Luciano Duchi (Foto organizzazione Huawuei RomaOstia)

Galen Rupp, statunitense medaglia di bronzo all’Olimpiade di Rio de Janeiro 2016 e vincitore della Maratona di Chicago, è l’uomo copertina della RomaOstia che si correrà domenica, quarantaquattresima edizione della mezza maratona che conduce dall’Eur al  mare. Ecco cosa ha detto presentandosi. Il testo è stato fornito dall’organizzazione della Huawuei RomaOstia.

Il patron Luciano Duchi  l’ha accolto con queste parole : “Sono particolarmente felice della partecipazione di un atleta di questo spessore alla nostra gara. Mi ha colpito molto positivamente per la sua personalità e per la sua spontaneità nonostante la grande fama internazionale che lo accompagna. Questo, unitamente alla sua caratura tecnica, costituisce certamente un valore aggiunto per il nostro evento”

Rupp, perché ha scelto l’Italia e in particolare la Huawei RomaOstia.

“Amo Roma e sono felice di essere qui. Il mio prossimo obiettivo è la Maratona di Boston ma credo che la gara di domenica sia ideale per andare veloce e per prepararsi adeguatamente verso gli impegni che mi aspettano”.

Hai studiato il percorso e i tuoi avversari ? 

“Il percorso è molto lineare, mi piace. Per me che arrivo dalla pista non c’è il rischio che diventi monotono, al contrario, mi permetterà di esprimere al meglio le mie potenzialità. Degli avversari conosco i tempi sulla distanza ma francamente non ho avuto modo di studiarne compiutamente la caratura tecnica. Sono convinto che sarà una gara di alto livello nella quale correrò per vincere e per andare più velocemente possibile. Avrò un pacemaker che mi aiuterà a fare il tempo e questo mi fa ben sperare… Vorrei battere il mio bersonal best. Nella mia testa esiste il record statunitense di mezza maratona con 59’43”. …se sono in forma? Certo che si….?!”.

Galen Rupp (Foto organizzazione Huawuei RomaOstia)

Ad allenarla un mito del podismo, Alberto Salazar. Quanto è stato importante il tuo allenatore nella crescita come atleta?

 “Ho iniziato con lui al College all’età di 14 anni e a lui devo tutto. Se oggi ho raggiunto determinati risultati – e se ho vinto – gran parte del merito spetta proprio a Salazar ”.

Lei è un idolo negli Stati Uniti. Oggi probabilmente l’unico atleta non africano in grado di battersi con possibilità di successo nelle gare di mezza e di maratonaSenti una qualche responsabilità in questa veste ?

 “Io penso ad andare forte, come del resto tutti i miei avversari. La corsa è uno sport duro, richiede grandi sacrifici e molto spesso ti costringe a pensare solo agli allenamenti e a fare tante rinunce. Gli atleti africani sono disposti, più di altri, proprio al sacrificio per lo sport trovando nello stesso un motivo di riscatto e di affermazione personale. Ma tutti possono, impegnandosi, ottenere grandi risultati”.

Oltre a gareggiare cosa ha in programma per questo suo soggiorno romano? 

“Roma è una città bellissima, voglio conoscerla meglio. Da cattolico desidero visitare la Basilica di San Pietro. Sono inoltre un gran divoratore di pasta… credo di essere nel posto giusto per soddisfare i miei desideri culinari”.