Uno dei molti esempi quotidiani di cattivo
giornalismo, autoreferenziato e che se ne infischia della realtà e dei lettori, è rappresentato dalla
titolazione con cui alcuni giornali hanno superficialmente presentato ai loro
lettori la vicenda dei quattro azzurri espulsi dalla Nazionale di volley a Rio de
Janeiro. 
Parentesi. Come è noto le vittorie generano invidia, anche quando uno sport non riesce a vincere con la stessa frequenza a cui aveva abituato da oltre venticinque anni. Per cui l’episodio fornito dai quattro azzurri e dalla decisione del ct Berruto è stata un’occasione troppo ghiotta per sfogare frustrazioni, lanciarsi in parallelismi con altri sport e alimentando un campionario di superficialità sconcertante. 
Purtroppo ciò è anche il frutto del progressivo e inesorabile isolamento in cui è piombata la pallavolo, che politicamente non ha ritenuto opportuno proteggere i suoi fiori all’occhiello creando i presupposti perchè almeno nei grandi eventi le nazionali fossero seguite adeguatamente, come ad esempio fanno altre federazioni assai meno vincenti. Credo che non si sarebbe arrivati a questo punto, ad esempio, se i Mondiali avessero avuto più…testimoni.

Ma torniamo ai giornali di stamane. Se io (e come me tutti quelli che hanno avuto l’opportunità di
visitare Rio de Janeiro) leggo di notte brava, a Rio de Janeiro, ripenso ai
Mondiali del 1990 e a tante altre cose, personali e di squadra. Se associo la
notte brava agli azzurri espulsi non mi viene da pensare che hanno “solo”
tardato un rientro.

Ma per molti la realtà ormai non conta nulla
se non è abbastanza urlata e gossippara. E chissenefrega se è tutto falso.

Titoli che non trovano riscontro negli
articoli. Insomma, la notte sarà stata brava, la scelta di titolare in quel
modo molto meno brava. Non è solo per questo ma indubbiamente anche per questo
che i lettori dei giornali cartacei sono in continuo calo: la gente è
quotidianamente presa in giro a vari livelli, almeno sul giornale che acquista
o legge non vorrebbe essere presa per imbecille. E certi titoli fuorvianti, non
sono aggressivi nel modo che consente di vendere più copie, sono soltanto e
banalmente titoli sbagliati, frutto di una visione sbagliata del giornalismo.
Come certifica il drammatico e pauroso calo delle copie vendute
quotidianamente. Ma questa è solo la mia modesta opinione.