Marriage story, la locandina del film di Noah Baumbach
Marriage story, la locandina del film di Noah Baumbach

Marriage story, scene da un divorzio. Dimenticare Scene da un matrimonio (1973) di Ingmar Bergman (con Liv Ullman e Erland Josephson) e Kramer contro Kramer (1979) di Robert Benton (con Dustin Hoffman e Meryl Streep). Il film di Noah Baumbach viaggia su registri diversi e si ferma alla superficie, non osa un viaggio nelle profondità di un rapporto arrivato al punto di rottura, che degenera in una separarazione e un divorzio che non trovano una spiegazione seria nei fatti mostrati.
Più che sulla storia di un matrimonio, che in fondo viene occultata allo spettatore mostrando solo gli aspetti più superficiali, si racconta un dissidio che sembra più relativo al lavoro dei due (Scarlett Johansson e Adam Driver, lei attrice lui regista teatrale) e al fatto che si viva a New York piuttosto che a Los Angeles, che non al matrimonio stesso.

Gli avvocati del diavolo

E’ un illuminante film sull’influenza nefasta degli avvocati nelle cause di divorzio. Laura Dern, avvocato spietato di lei, s’impossessa della separazione per costruire un divorzio ad uso e consumo delle parcelle degli avvocati. Adam Driver per reggere lo scontro deve ricorrere ad un altro squalo come Ray Liotta, perché un avvocato umano e comprensivo (Alan Alda) era destinato a non spuntarla.
La coppia non fa altro che parlare di una separazione morbida, senza traumi per il figlio. Nicole Barber (Scarlett) lo ripete spesso, Charlie Barber (Adam) è d’accordo. Peccato che lei finisca per armare un attacco a 360 gradi che mette nel frullatore ogni cosa, così come in difesa fa anche lui. Il risultato è disarmante per una coppia che sosteneva di non volere un divorzio che non fosse pacifico, nei limiti del possibile. Con una battuta potremmo sottotitolare Marriage, storia di un patrimonio, che si dissolve.

No matrimonio, no divorzio

Premesso che l’unico modo sicuro per evitare un divorzio sarebbe quello di tenersi alla larga dal matrimonio, la contraddizione è enorme.
Il film non si cura di spiegare la natura del dissidio insanabile. In apertura ascoltiamo come uno vede l’altra e viceversa. Compitino assegnato dallo psicologo che prova a stoppare la volontà di divorzio. Ma ciò che scrivono è in realtà una dichiarazione d’amore. New York e Los Angeles, il lavoro di lui e il lavoro di lei, il mancato ritorno in California. Tutto qui.
Diciamo che per una coppia innamorata rendersi conto di aver assecondato i desideri del coniuge e non aver imposto i propri sogni, non dovrebbe essere ragione esaustiva e definitiva per un divorzio. Così dispendioso per giunta.
Penso che il film sia soprattutto un’occasione mancata per entrare nelle pieghe di un matrimonio che si esaurisce, di un amore sfiorito. Lei fa la guerra a lui ma continua a dargli il bacino ad ogni incontro e il figlioletto diventa, altro cliché (peraltro piuttosto diffuso nella realtà), il mezzo per combattersi, più che un amore condiviso da tutelare.
Una scena madre ad affetto c’è, ma le lacrime di Scarlett e Adam non bastano ad innaffiare un film essenzialmente arido, senza quell’amore vero che avrebbe dovuto essere il presupposto sbandierato. Pur nel momento della separazione, se pacifica come si asserisce, nessuna moglie o nessun marito si farebbe manipolare dagli avvocati, lasciandoli decidere come massacrare il coniuge, senza scrupoli né riguardo, usando anzi ogni minima debolezza come arma.

La scheda del film Marriage Story

MARRIAGE STORY (Storia di un matrimonio) 2019, Regia: Noah Baumbach. Interpreti: Scarlett Johansson, Adam Driver, Laura Dern, Alan Alda, Ray Liotta, Merritt Wever, Martha Kelly, Wallace Shawn, Julie Hagerty- * visto in edizione originale inglese con sottotitoli in italiano. Il film sarà anche sulla piattaforma Netflix (dal 6 dicembre).

Il trailer originale