Un disastro del genere non era mai capitato all’Italia, da quando è
diventata una potenza del volley. Solo l’aritmetica tiene in vita un
esilissimo spiraglio di entrare tra le prime sei, ma in realtà non ci
crede nessuno. A livello di piazzamento, questo Mondiale la riporta
indietro di quasi trent’anni, all’11° posto dei Mondiali parigini del
1986. Agli Europei del 2009 la Nazionale aveva conosciuto l’onta
dell’eliminazione al primo turno, ma questo flop iridato di Cracovia e
Lodz è di gran lunga risultato peggiore, soprattutto per le modalità in
cui è maturato. E’ vero che il “girone della morte” presagiva trappole
ma ipotizzare un crollo del genere era un insulto alla logica, al valore
presunto di questa Nazionale, ai cinque podi consecutivi che nella
gestione Berruto aveva saputo raggiungere (Olimpiadi, due Europei, due
World League).
        E ciò che si è visto in Polonia è stato un film inquietante che
ha inevitabilmente condotto ai temuti titoli di coda, con la
responsabilità di tutti: giocatori e staff tecnico. E così l’estate del
fallimento iridato della Nazionale di calcio, accoglie ora anche il
crollo della pallavolo. Qualche giocatore sopravvalutato e vittima della
discontinuità, una fragilità di fondo che ha accomunato singoli e di
riflesso squadra. La mancanza di coesione in campo. E’ da appurare se,
come si dice, l’armonia all’interno sia stata incrinata anche da altri
umani fattori.
        L’Italia confusa e allo sbando che ha fatto la gioia dei
portoricani, è stata inaccettabile. All’improvviso questa Nazionale ha
dovuto fare i conti con la sua fragilità e con avversari cresciuti. Il
presidente della Fipav, Carlo Magri (che dopo i Mondiali esonerò Montali
dopo un 5° posto e Anastasi dopo il 4°), da giorni s’interroga sul
futuro azzurro.
Ma prenderà una decisione in autunno, dopo il Mondiale femminile casalingo (23 settembre-12 ottobre).
 

http://www.corrieredellosport.it/volley/2014/09/13-376492/L%27Italvolley+si+%C3%A8+scoperta+piccola+e+fragile