http://www.corrieredellosport.it/volley/a1_maschile/2014/06/04-363911/Volley+-+SuperLega%2C+scommessa+impegnativa

Negli Stati Uniti si sono presi tre anni di tempo per varare la Nba del
volley, alla pallavolo italiana sono bastati tre mesi per decidere di
voltare pagina, anzi, di cambiare libro e provare a ricominciare. Il
tempo dirà se saranno stati troppo lenti gli americani o troppo
avventati e frettolosi gli italiani. E’ una rivoluzione, perchè almeno
in teoria di questo si tratta, che cambia per la prima volta in maniera radicale uno sport italiano, perchè introduce un criterio nuovo, non
legato alla classifica, ai punti e alle retrocessioni. E dà uno scossone
anche culturale se vogliamo, al nostro modo di intendere lo sport. Aspetto
non secondario della svolta: è stata decisa congiuntamente dalla Lega e
dalla Federpallavolo. L’una ha proposto, l’altra ha recepito, smussato,
concesso (in campo della presenza del Club Italia juniores in A2). E se
qualcuno non è d’accordo, ora è fuori tempo massimo per i distinguo,
per i mugugni, per le proteste e le critiche. Pur dando atto di una
buona dose di coraggio nell’attuare il cambiamento, non si può negare la
legittimità di qualche inevitabile dubbio che accompagna la
rivoluzione. Non tanto sul metodo o sulle regole che i club hanno inteso
darsi, inseguendo magari con presunzione il sogno di un America che
pare davvero lontanissima (e irraggiungibile), quanto piuttosto sulle
caratteristiche e sulle qualità di chi sarà chiamato ad operare per
consentire il decollo di questo ambizioso progetto. Ora si parla di un
tentativo di salvare Piacenza, una società che si è messa da sola
all’angolo, spogliandosi di abbondanti dosi di credibilità. Ecco perchè
dubitare è lecito: per attuare il progetto, per far centro con le
verifiche, servono dirigenti umili, capaci di guardare oltre il proprio
cortile, fantasiosi, innovativi e soprattutto leali e in linea con lo
spirito di squadra. Tutto ciò che è mancato al volley di club negli
ultimi tempi.