CHARLIE SAYS

Paese di produzione: Stati Uniti. Anno: 2018. Durata: 104 min
Genere: drammatico, biografico.
Regia: Mary Harron
Sceneggiatura: Guinevere Turner. Produttori: Cindi Rice, Jeremy M. Rosen, John Frank Rosenblum. Montaggio: Andrew Hafitz. Musiche: Andy Paley
Interpreti: Matt Smith, Merritt Wever, Marianne Rendón, Sosie Bacon, Hannah Murray, Suki Waterhouse, Chace Crawford, Annabeth Gish


Scritto da Luca De Sanctis


Charlie Says, il nuovo film di Mary Harron (American Psycho) distribuito in Italia da No.Mad Entertainment, arriva nelle sale il 22 agosto 2019. 
Il film racconta la storia della comunità guidata da Charles Manson in California, tramite i flashback e i racconti di Patricia Krenwinkel (detta Katie), Susan Atkins (Sadie) e Leslie Van Houten (Lulu), le tre componenti della Family di Manson condannate all’ergastolo per il massacro di Cielo Drive (dove perse la vita la moglie incinta del regista Roman Polanski) e l’omicidio dei coniugi La Bianca. 
Le scene nel braccio della morte presentano le tre detenute come ragazze semplici, gentili e piene di vita, a distanza di più di tre anni ancora completamente soggiogate da ‘Charlie’ che citano costantemente (da qui il titolo del film) sia tra di loro che con Karlene Faith, l’insegnante del programma rieducativo. Nella prigione la fotografia è fredda e l’ambiente asettico trasmette il senso di isolamento in totale contrasto con l’umore di queste tre ragazze dall’aria bambinesca e innocente.

I flashback


I flashback partono da Leslie (interpretata da Hannah Murray, già vista nei panni di Gilly in Game Of Thrones) che entra a far parte della Family e, insieme allo spettatore, impara a conoscere Charlie e la sua visione del mondo. Il ranch è circondato dalla natura e la fotografia esalta i colori caldi e vivaci che, in un primo momento, non stonano nemmeno con i discorsi di Manson che appare come un hippie carismatico e stravagante ma intelligente e dal cuore puro. 
La Harron sceglie di mostrare prima la parte più passionale e coinvolgente delle teorie di Manson e della sua persona, quasi a voler far innamorare lo spettatore (per quanto possibile) della sua filosofia, così come quel gruppo di ‘anime perdute’ era stato totalmente abbagliato e plagiato durante gli anni ’60.
Gradualmente cominciano ad affiorare le prime contraddizioni e i segni di squilibrio di quello che è diventato il più famoso criminale dei nostri tempi. La storia è interessante e coinvolgente, soprattutto se si è già a conoscenza dei fatti. Tuttavia lo schema narrativo, anche se funzionale, verso metà film comincia a stancare e alcune figure molto rilevanti nella realtà, all’interno della storia vengono appiattite con superficialità. L’attenzione è monopolizzata dai tre personaggi femminili all’interno dei quali però solo quello di Leslie Van Houten viene realmente approfondito a discapito delle altre.
Charlie è l’unica figura maschile che viene delineata, a differenza di personaggi come Tex (interpretato da Chace Crawford, già visto in Gossip Girl), e benché molti aspetti di Manson e del suo storico non siano stati neanche accennati quello che esce fuori è comunque un dipinto complesso e dettagliato che riesce a far intravedere che tipo di persona fosse. 

Valore “storico”


La pellicola è quindi abbastanza valida dal punto di vista storico, nonostante una manciata di passaggi chiaramente romanzati. L’intento non era sicuramente quello di realizzare un film documentario bensì di far riflettere sulle dinamiche che spesso si celano dietro casi come quello della Family di Manson. Risulta facile pensare che chi commette atti disumani come quelli sia un mostro, un pazzo che non ha nulla a che vedere con noi ed esclusivamente condannabile.
Il film vuole far vedere anche le “altre” vittime del mostro, le tre ragazze fragili e piene d’amore nascoste dietro ai tre nomi che tutti associamo a delle assassine senza pietà. Il mostro che le ha manipolate è imperdonabile e ingiustificabile ma anch’esso è una vittima della società in cui viviamo, prodotto del sistema e di una vita forzata da regole imposte.
Non si tratta di provare empatia per lui, troppo difficile se non impossibile, ma entrare per 104′ minuti nella testa di quelle tre ragazze può aiutare ad aprire uno spiraglio per andare oltre il mero e distaccato giudizio e cominciare a chiedersi davvero dove sta l’errore (e l’orrore). E come correggerlo.

Trailer

Trailer ufficiale: https://www.youtube.com/watch?v=KPSKkxTQFEU
Charles Manson – Look At Your Game Girl: https://www.youtube.com/watch?v=mpx4ODP35VQ