Da domenica le semifinali dei play off mettono di fronte Modena e Macerata, curiosamente i due club che hanno una donna ad occupare la carica presidenziale: Catia Pedrini e Simona Sileoni. Lube e Casa Modena sembrano poter avviare un nuovo duello classico del volley, come lo sono stati Torino-Parma, Modena-Parma, Modena-Treviso, Treviso-Cuneo, Macerata-Trento. Macerata ogni anno prova a vincere tutto, Modena è già scatenata in campagna acquisti (da tempo si parla del cubano Simon, è di ieri l’indiscrezione riguardante Sokolov) e vuole attrezzarsi a 360 gradi per tornare ad essere un club di vertice. Catia Pedrini è entrata come un ciclone nella realtà del volley modenese, particolare, esigente, selettiva, a volte criticona come capita quando c’è tanta passione a condire il rapporto con la pallavolo e con la squadra. Si dice sempre che il mondo è cambiato, ma per le donne, in certi casi, sembra sia rimasto all’età della pietra quando si trovano a lottare contro pregiudizi e villanie. Abbiamo dato la parola a Catia e Simona, le donne numero 1 del volley.
Nelle semifinali dei play off si affrontano Lube Macerata e CasaModena, curiosamente le uniche due squadre di A1 che hanno una donna come presidente. Il Corriere dello Sport ha rivolto loro dieci domande per conoscerle meglio e dar loro modo di far conoscere ciò che pensano e come vivono il loro ruolo. Ecco le risposte di Catia Pedrini.

– Una donna presidentessa di una squadra di volley. Che significato ha secondo lei?
Per
fortuna non sono l’unico Presidente donna di una squadra di pallavolo:
Simona Sileoni di Macerata e Alessandra Marzari di Monza mi tengono
compagnia in Lega Pallavolo Serie A. Sono convinta che una più
massiccia presenza femminile all’interno del mondo della pallavolo,
senza nulla togliere ai colleghi presidenti maschi, porterebbe un
miglioramento all’intero movimento. Ma lo stesso ragionamento si potrebbe estendere a tutti i settori: la politica, il mondo del lavoro, il sistema imprenditoriale.
– Cosa pensa di ciò che ha fatto la sua squadra fino a questo punto della stagione?
Sono
molto soddisfatta di come la squadra ha saputo riprendersi da un
prolungato periodo di difficoltà in cui mancavano gioco e risultati,
trovando coesione e comunione di intenti. Fino a qualche giorno fa
dicevo che raggiungere le semifinali sarebbe stato un sogno, quindi
dovrei sentirmi appagata, ma – come si suol dire – l’appetito vien
mangiando, quindi perché non continuare a sognare?
– Cosa le piace della sua avversaria di semifinale?
Innanzitutto,
il fatto che Volley Lube sia una società strutturata e costruita per
vincere ogni competizione alla quale partecipa. Noi ci stiamo
attrezzando, ma il cammino è appena iniziato. Dei ragazzi che
scendono in campo con la maglia di Macerata mi piacciono particolarmente
Zaytsev e Parodi, senza dimenticare Henno, che ritengo forse il più
forte libero in attività.

Lube costretta ed emigrare e con un palazzetto di insufficiente
capienza. Modena che invece gioca nel tempio del volley. Quali
riflessioni vi suscita? Ora che perfino nel calcio si è capita
l’importanza di avere uno stadio adeguato e da poter sfruttare, pensate
che considerazioni simili possono essere calde anche nel volley? 
Quello
di giocare in palazzetti non adeguati è un problema non solo di
Macerata, ma di tutto il mondo della pallavolo. Anzi, direi che la
scarsa attenzione agli impianti sportivi sia, tranne rari casi, un
problema generale di tutto lo sport italiano.
Modena ha la fortuna di
giocare in un Palazzo dello Sport che è sempre stato considerato uno
dei migliori d’Italia, tuttavia il PalaPanini sta per compiere
trent’anni e il peso degli anni si sta facendo sentire in modo
importante.
Tra gli obiettivi del nostro progetto c’è proprio quello
di intervenire in modo profondo sul Palazzetto, senza l’utilizzo di
fondi pubblici: il nuovo “tempio del volley” sarà un’autentica
esperienza a chi vi accederà per assistere all’evento sportivo, ma dovrà
anche essere fruibile e utilizzabile tutto l’anno. Dovrà essere una
struttura a disposizione di tutta la cittadinanza e che, anche quella
che a Modena non si interessa di pallavol – poca, per fortuna! – dovrà sentire propria.
Sarà
prestata una particolare attenzione al concetto di sostenibilità, sia
dell’impianto in senso stretto, sia per tutto quanto ruoterà intorno
allalle strutture che agli eventi.
Vogliamo diventare il nuovo paradigma per quanto riguarda gli impianti sportivi coperti, non solo per l’Italia.
– Il momento più bello e quello più brutto che avete vissuto da presidenti
Sono
Presidente da pochi mesi, i momenti più belli sono stati quando i tre
“acquisti” hanno sposato con entusiasmo la causa di Modena. Parlo di
Andrea Sartoretti, Bruninho e N’Gapeth, tre ragazzi eccezionali e molto
intelligenti, che hanno capito il progetto che vogliamo sviluppare a
Modena, con Modena ed intorno a Modena e hanno deciso di farne parte. 
Il
momento più brutto è stato quando due soci coi quali abbiamo intrapreso
l’avventura di Modena Volley Punto Zero, Gino Gibertini e Antonio
Panini, hanno preso la decisione di uscire dalla società. Per fortuna,
stima reciproca, amicizia e affetto non sono mai venuti meno, e Gino e
Antonio sono i primi tifosi della squadra.

– Prima di diventare presidenti, cosa era per voi il volley? Lo avete giocato da ragazze quando andavate a scuola?
Da
ragazzina, a scuola, ho giocato a pallavolo, ma non essendo originaria
di Modena non avevo idea di quanto sarebbe diventato importante questo
sport per me.
E’ stato mio marito, Antonio Barone, a trasmettermi la
passione per la pallavolo, passione che è cresciuta sempre più fino a
diventare una vera e propria malattia, da quando nel 2005 decidemmo di
rilevare la società, insieme a Giuliano Grani e Pietro Peia.

– Quale giocatore della squadra avversaria temete di più e pensate possa essere più pericoloso?

Macerata
è una squadra fortissima in ogni suo elemento, compresi i ragazzi che
iniziano la partita in panchina, ma che sarebbero titolari in quasi
tutti i club di A1.
Premesso questo, Zaytsev ha dimostrato in questi
anni, sia nel club che in nazionale, di essere un giocatore in grado di
vincere le partite da solo.

– Cosa pensate della
possibile riforma del campionato, una Major League a circolo virtuoso
che punti anche a ricavi autoprodotti dal movimento?

Nelle
ultime settimane si sono lette diverse proposte ed è difficile capire
quali siano le reali intenzioni della Federazione e della Lega. Una
cosa certa è che la pallavolo, se vuole restare uno sport di vertice, ha
bisogno di percorrere nuove strade e trovare nuovi interlocutori, anche
all’estero, ai quali bisogna però offrire un prodotto di massima
qualità e possibilmente innovativo. Ho la ferma convinzione che un
Presidente di Lega esterno, di alto profilo, che possa occuparsi a tempo
pieno della pallavolo e in grado di avere rapporti anche con le leghe e
le federazioni estere, sia la figura da cui non si possa prescindere
per assicurare un futuro al nostro sport. Gli
stranieri liberi potrebbero agire da calmiere sugli ingaggi dei
giocatori che arrivano a pesare fino all’80% dei bilanci delle società: a
questo si
dovrebbe associare l’obbligatorietà di settori giovanili seri ed
importanti o contributi adeguati da parte dei club che non intendessoro
provvedere in proprio nei confronti di quelli che si impegnano
fortemente e da anni su questo fronte.


– Avete percepito diffidenza solo per essere donne in un ambiente smaccatamente maschile?

Più che maschilista, lo definirei vetero maschilista. 

Ho
lavorato per tanti anni in diversi settori, ho fatto parte dei consigli
di amministrazione di alcuni dei più importanti gruppi italiani, ma non
ho mai percepito tanto poco rispetto per un collega, solo perché la
mattina si mette il rossetto rosso e non il dopobarba. Per farla sorridere: in un mondo di Dottori, Cavalieri e Presidenti, io sono “la signora di Modena”.

– Se oggi foste delle giocatrici di volley, in quale ruolo vorreste giocare e perché?

Sicuramente
mi vedrei meglio nel ruolo del palleggiatore, perché è il ruolo in cui
la testa è più importante della prestanza fisica.