Sul Corriere dello Sport di lunedì 11 gennaio 2015

 http://www.corrieredellosport.it/news/volley/2016/01/11-7463981/volley_la_egonu_promette_non_mi_monto_la_testa_/

 
La popolarità nel mondo del volley le è piombata addosso
all’improvviso. Rientrando dalla Turchia, dopo aver dato un fondamentale
contributo a tener vivo il sogno olimpico dell’Italvolley femminile,
Paola Ogechi Egonu si è resa conto di essere diventata l’obiettivo
mediatico del giorno. A soli 17 anni è arrivata ad Ankara con
l’etichetta della più giovane pallavolista del torneo preolimpico. Ha
lasciato la Turchia, finalmente non stregata per il nostro volley
femminile che in quella terra ha dovuto ingoiare tanti bocconi amari,
con il marchio di qualità di miglior prima schiacciatrice, inserita come
il libero Sansonna nella squadra ideale del torneo.
    Non è che corre il rischio di montarsi la testa?
   
«Ah no, questo proprio non succederà, sto appena cominciando, devo
lavorare e migliorare», risponde secca Paola, che non avrebbe avuto
voglia di parlare ma che alla fine si è piegata alla ragion
di…federazione accettando di dedicare qualche minuto a chi ha voluto
ascoltarla.
  

  Sembra un concetto trito e ritrito, ma anche lei,
come tante ragazze in passato, si è interessata alla pallavolo guardando
in tv i cartoni animati giapponesi di Milo e Shira. Iniziò a prendere
confidenza con la palla ai giardini di Galliera Veneta e oggi ringrazia
il padre che prese sul serio quella sua curiosità e la aiutò ad
avvicinarsi alla pallavolo, portandola al Team Volley di Galliera, a due
passi da Cittadella, dove è nata, da genitori nigeriani. Il papà fa il
camionista, la mamma infermiera: arrivarono in Italia nel 1992 e nella
provincia padovana sono nati i tre figli (Paola ha anche un fratello e
una sorella).
   

«I miei genitori sono contentissimi per quello che
sto vivendo, non vedo l’ora di poterli riabbracciare, appena mi sarà
possibile». Ormai non dovrebbe far notizia il colore della pelle, ma si
sa come vanno certe cose in Italia, e se una Nazionale arriva a
schierare tre ragazze di colore nel sestetto (Diouf e Bonifacio le
altre), è inevitabile l’accendersi dei riflettori. E ben venga la
sottolineatura se serve a far capire qualcosa ai retrogradi ignoranti.
Specie considerando ciò che Paola ha denunciato in più di un’occasione,
gli insulti razzisti ricevuti su qualche campo, a Treviso per esempio.
«Durante
un torneo sono stata insultata anche pesantemente per il colore della
pelle. Una cosa brutta, erano adulti ad offendere. Ma anche per strada,
sul bus o in metro accade di sentire commenti spiacevoli. Cerco di
ignorare ma è naturale che ci si resti male, ci si senta ferite. Non
penso che ora che sono in Nazionale cambi qualcosa, non mi faccio
illusioni».
    Paola si è fatta ammirare dai telespettatori, con la
sua foltissima criniera rossa a volteggiare sulla rete, con le sue
potenti bordate, le sue battute, micidiali o fuori misura, perchè la
continuità è una qualità che si affina crescendo. E il suo percorso è
appena cominciato.
  

   «Io sono italianissima, al cento per cento –
tiene sempre a sottolineare – e mi sentivo azzurra molto prima che
arrivasse il passaporto, per fortuna in tempo per vincere i Mondiali
pre-juniores, e potessi giocare i tornei internazionali con l’Italia.
Però sento forte il legame con le mie radici, la Nigeria, l’Africa. Ogni
due anni torno per Natale e ci ritroviamo, tutti i parenti: è sempre
una cosa bellissima. La definizione di afro-italiana mi piace e mi
rappresenta, comprende le mie due anime e non ne esclude nessuna».
   
La curiosità per la pallavolo la spingeva fuori di casa, poi l’ha
indotta a lasciare la famiglia per trasferirsi a Milano, nella casa del
Club Italia, il Centro Pavesi. E’ il progetto di velaschiana memoria che
ha dato tantissimo alla pallavolo italiana e che non finisce mai di
stupire. Paola ha lasciato lo Scientifico passando a Ragioneria. Le
regole del Club Italia inducono ad essere brave anche a scuola, in modo
da poter avere qualche momento di libertà per godersi la città.
   
Avendo radici africane, Paola ama il ritmo e il movimento, per questo
non le piace la musica italiana: «Preferisco l’hip hop, la musica che ti
fa muovere e ballare».
    E al cinema? «Mi piacciono i film comici,
le commedie, le storie di fantascienza». E se le chiedete quale è stato
il film che più le è piaciuto negli ultini tempi, risponde sicura: «12
anni schiavo». Una storia di schiavitù, la cruda autobiografia scritta
nel 1853 da Solomon Northup, portata sullo schermo dal regista Steve
McQueen.
Il ct Bonitta per proteggerla e liberarla dallo stress della
ricezione, ad Ankara ha chiesto gli straordinari a Del Core e Sansonna:
«La Egonu ha una  qualità di attacco che le permette di essere
giocatrice di alto livello, nel club riceve perchè fa esperienza
importante, in attacco e in battuta è già di altissimo livello». Beh,
ora se ne sono accorti tutti.
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Paola EGONU è nata a Cittadella, in
provincia di Padova, il 18 dicembre 1998. E’ figlia di genitori
nigeriani emigrati in Italia nel 1992. Il papà lavora come camionista,
la mamma è infermiera, ha un fratello e una sorella che sono nati in
Italia come lei. E’ alta 190 centimetri ed è schiacciatrice, nel Club
Italia (dove arrivò nel 2012), che in questa stagione disputa il
campionato di Serie A1. Iniziò a giocare nei parchi di Galliera e a
scuola, poi entrò nel Team Volley a Galliera Veneta, la sua prima
allenatrice è stata Fabiola Bellù. Nel 2015 ha vinto con l’Italia di
Mencarelli  l’oro ai Mondiali pre juniores (e il titolo di Mvp della
manifestazione) e il bronzo ai Mondiali juniores.