Volleyrò CDP
promossa in A2 vincendo il campionato di B oltre ai due scudetti under
16 e under 18. Che significato ha questa stagione trionfale per la
società, per il terzo anno di fila dominatrice della scena giovanile?
Le
vittorie sono la conseguenza di un lavoro meticoloso, curato nei minimi
dettagli sia sotto l’aspetto tecnico sia, e soprattutto, sotto quello
umano nei confronti delle ragazze. Un lavoro portato avanti da persone
validissime, con grandi capacità professionali. Quest’anno poi si è
verificato un momento di esaltazione sportiva delle ragazze del ’98, che
mai avevamo visto in precedenza nella pallavolo di alto livello da
parte di atlete così giovani. Alcune di queste giocatrici non hanno
neppure diciotto anni.
La
tragedia che ha colpito Volleyrò avrebbe potuto avere ripercussioni sia
sulle squadre che sulla società. Invece il club ha retto e sono
arrivate altre vittorie. Come ha fatto a superare quello scoglio
tremendo, sia a livello emotivo che pratico?
Ricordo
ancora le ore successive alla notizia della scomparsa di Andrea. Io,
Laura Bruschini, Luca Cristofani, Luigi Caruso e Lionello Teofile
abbiamo cementato un patto di reciproco sostegno strettissimo, una sorta
di forte vicinanza emotiva attorno al Volleyrò. Ma devo dire che da
parte di tutti c’è stato un senso di appartenenza nei confronti della
famiglia del Volleyrò unico: dal primo all’ultimo, tutti hanno
triplicato il loro impegno, affinché si riuscisse insieme a fare fronte
alle difficoltà. Abbiamo vissuto i giorni più brutti della nostra vita
in palestra, commemorando Andrea. Questo ci ha dato la forza di andare
avanti e di trasmettere alle ragazze un’energia tale che le ha aiutate a
raggiungere i successi di questa stagione.
La
Nazionale attinge e attingerà a piene mani dal Club Italia, che ha
giocatrici svezzate da Volleyrò, una filiera di successo che conferma
quanto fosse appropriato il sogno di far nascere una società che avesse
nella valorizzazione delle giovani il suo obiettivo primario.
Avere
delle nostre giocatrici in Nazionale era l’obiettivo principale che con
Andrea ci eravamo prefissati: portare una o più delle nostre ragazze
nel giro della pallavolo che conta. Questo si è verificato poco tempo
dopo l’incidente di Andrea, con la nostra Anna Danesi convocata nella
Nazionale maggiore. Ad Anna si è poi aggiunta anche Carlotta Cambi. Un
grande segno di riconoscenza da parte della Federazione per quello che
il Volleyrò ha fatto negli anni è stata la grande attenzione con cui
sono state seguite le nostre ragazze Under 18, alcune delle quali
saranno inserite nel roster del Club Italia. Ciò significa disputare un
campionato di Serie A1 con Paola Egonu e Alessia Orro, atlete che
giocano stabilmente nella Nazionale maggiore.
La
Serie A2 conquistata rischia di scompaginare un po’ i piani, ma conti
alla mano già lo scorso anno l’impegno economico risultava troppo
gravoso da sostenere, rischiando di compromettere il futuro stesso di
Volleyrò. La società è ancora di quell’idea? Anche se immagino che le
pressioni non mancheranno.
La
piazza romana, con il suo movimento, meriterebbe senza dubbio una
squadra in Serie A. Ma non possiamo essere noi, soprattutto quest’anno, a
intraprendere una strada diversa da quella che avevamo prefigurato
negli ultimi anni. Con Andrea avevamo le idee chiare, di procedere con
una gestione della società molto attenta al budget, seguendo delle
strade percorribili e sostenibili, senza mai farci prendere dalla fretta
o dalla frenesia. La mia missione oggi, senza Andrea, è quella di fare
in modo che questa associazione sportiva possa continuare a sfornare
talenti negli anni, a vincere scudetti, a lavorare nelle scuole e
allargare la base del movimento, curando ancora di più i settori più
giovani. E poi continuare con le affiliazioni in tutta Italia,
collaborando con società importanti come Orago. Posso già anticipare che
la nostra Accademia del Volley sarà intitolata ad Andrea Scozzese.
Meglio
una lunga vita di attività, senza rinnegare l’identità della società
che uno o due anni in A2 e poi dover affrontare una crisi che
rischierebbe di essere fatale. E’ ancora questo il pensiero di Volleyrò?
Il
pensiero è ancora questo e rimarrà questo fino a quando non avremo una
concreta collaborazione da tutte le parti in causa, con un progetto
almeno triennale, supportato non soltanto dai nostri amici sponsor ma
anche da nuove realtà.
Quali
sono state le difficoltà maggiori affrontate in questa stagione? Se e
come sono cambiate le mansioni dopo la scomparsa di Andrea Scozzese?
Devo
riconoscere che i primi mesi al Volleyrò senza Andrea hanno comportato
una totale immersione nella gestione di tutti i rapporti che aveva
intrapreso con le varie società a noi vicine e non e con le istituzioni
sportive. Non ho impiegato troppo tempo a calarmi in questa nuova
realtà, vista anche la mia precedente esperienza con la Roma Calcio. Ho
avuto al mio fianco amici importanti che mi hanno spinto ad andare
avanti, esortandomi a non mollare perché ne avevo le capacità. Quando
c’era Andrea rispettavo quelli che erano i suoi ruoli, occupandomi di
altri aspetti come quello medico-sanitario grazie alla collaborazione
con Villa Stuart. Laura Bruschini si è dovuta fare carico di tutto il
lavoro, occupandosi di mansioni a cui in precedenza non era stata
delegata. È la “donna ovunque” di questa società, perché è praticamente
attiva ventiquattro ore al giorno per il bene del Volleyrò. Lei che è il
direttore sportivo della società ha dovuto portare avanti tanti altri
ruoli.
Dopo
questi scudetti giovanili a ripetizione, dopo che la Nazionale vince
con vostre ex atlete, pensa sia cambiata la percezione dell’ambiente del
volley femminile nei riguardi della vostra società?
Ritengo
di sì e anzi colgo l’occasione per ringraziare i vertici delle
Federazione Pallavolo, in particolare Carlo Magri e Luciano Cecchi, che
in questi mesi ci sono stati particolarmente vicini. Un ringraziamento
particolare va rivolto anche agli organi locali della pallavolo, con il
presidente del Comitato Provinciale Claudio Martinelli sempre presente
con grande entusiasmo a tutte le manifestazione a cui abbiamo
partecipato. Vorrei ricordare anche un episodio che mi ha toccato nel
profondo. Erano passati pochi giorni dalla tragica notizia di Andrea e
Marco Bonitta e Luciano Cecchi ci sono venuti a trovare al PalaFord,
manifestando una grandissima stima verso il nostro progetto. Le parole
del commissario tecnico della Nazionale sono state d’ispirazione per
tutti noi e soprattutto per le ragazze. Anche le parole del presidente
del CONI Malagò ci hanno dato grande forza. Dalla massima autorità
sportiva del Paese abbiamo avuto un grandissimo attestato di stima.
Le vittorie degli scudetti giovanili aiutano a consolidare il futuro? Ad avvicinare alla vostra realtà nuove possibili risorse?
Mi
auguro che queste vittorie possano avvicinare tantissime ragazze alla
pallavolo e al Volleyrò in particolare. Ci fa un immenso piacere quando
giocatrici di tutta Italia e di ogni età ci chiedono di poter venire a
giocare da noi. Vuol dire che oltre ai successi sul campo, ci stiamo
facendo conoscere per i valori che trasmettiamo all’esterno. Da quando
sono finiti i campionati stiamo facendo una bella selezione per
arricchire il vivaio in vista della nuova stagione. Abbiamo due
foresterie molto organizzate in grado di ospitare ragazze provenienti
anche da fuori Roma.
Vuole spiegare in dettaglio le tre vittorie di questo 2016, parlando di giocatrici e tecnici protagonisti?
Parto
dall’ultimo risultato ottenuto in ordine cronologico, ovvero la
vittoria del campionato di Serie B1. Non ho visto gli annali, ma credo
sia qualcosa di mai accaduto da parte di una formazione Under 18. La
crescita di queste ragazze è stato sorprendente, non solo dal punto di
vista tecnico ma anche umano. Vorrei ricordarle tutte, perché molte di
loro hanno chiuso il loro ciclo giovanile al Volleyrò e quindi dovranno
intraprendere nuove strade: Bartolini, Cecconello, Dalla Rosa, Ferrara,
Mancini, Melli, Napodano, Nwakalor, Pamio, Provaroni, Spinello e Turlà.
Spesso
rinunciare ad una promozione significa fare il bene di una società,
restando con i piedi ben ancorati a terra. Pensa che questa vostra
scelta sarà compresa? Del resto fare attività non di vertice assoluto è
sempre stato nel dna di Volleyrò. Quanto sarebbe stato pericoloso fare
il passo più lungo della gamba?
È
una scelta che non abbiamo preso in questi giorni, perché avevamo la
consapevolezza già da tempo che il gruppo Under 18, viste la
potenzialità della squadra, potesse conquistare la promozione in A2. Non
mi curo troppo dei giudizi o di come verrà presa questa decisione,
perché fare una Serie A2 o una Serie A1 non avrebbe senso, dato che per
noi la Serie A è la Savino Del Bene Scandicci, con cui abbiamo una
collaborazione per permettere alle nostre giovani di avere uno sbocco
privilegiato verso il massimo campionato pallavolistico. In questi mesi
abbiamo sentito molto vicina tutta la dirigenza di Scandicci, in
particolare Massimo Toccafondi che ha seguito le nostre finali
nazionali. Per noi fare il giovanile come lo abbiamo inteso in questi
anni significa già fare una Serie A di alto livello, a livello di
risorse, mezzi e persone che coinvolgiamo. Abbiamo portato due squadre
Under 14 alle Finali Nazionali, una squadra Under 16 e due Under 18.
Avevamo in tutto cinque formazioni impegnate. È stato uno spiegamento di
forze senza precedenti.

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