Pietro Anastasi addio, è stato un idolo

Pietro Anastasi è stato il mio primo idolo. Pietro Anastasi è morto all’età di 71 anni, dopo aver invano lottato contro la Sla, il terribile male che ha mietuto tante vittime nel mondo del calcio. Aveva combattuto e vinto un tumore, ma stavolta ha dovuto arrendersi, chiedendo di andarsene con la sedazione assistita, dopo gli ultimi mesi di estreme sofferenze. Ci sono dei momenti che scandiscono i passaggi emotivamente importanti della vita. E talvolta sono legati a fatti e personaggi dello sport che in periodi particolari dell’esistenza, come negli anni della fanciullezza, assumono ruoli indimenticabili. Come si dice spesso quando muore qualcuno, è come se se ne andasse anche una parte di noi. Ecco, la morte di Pietruzzu Anastasi mi ha addolorato profondamente, riportandomi a quando ero bambino, già juventino praticante, gaudente e sofferente.

Anastasi, il mio primo giocatore del cuore

Perché Anastasi è stato il mio primo giocatore del cuore, come in seguito soltanto Del Piero. Per lui, come per Causio, Bettega e Del Piero, ero disposto a litigare con tutti quelli che ne sminuivano le qualità. Romanzesca la storia casuale di come questo piccolo attaccante catanese riuscì a farsi notare (un aereo pieno, una donna incinta a cui viene ceduto il posto da un gentleman dell’epoca – il manager del Varese, Casati – un barista che indirizza alla partita della Massiminiana), il debutto in Serie A con il Varese (all’epoca una specie di Atalanta attuale), la tripletta nel 5-0 del Varese sulla mia Juventus, l’arrivo a Torino.
Anastasi era un centravanti agile e scattante, piccolo di statura (era alto 1,72): tra me, piccolo tifoso che in campo cercava di sguisciare tra i ragazzi più grandi e prestanti come faceva lui, e il goleador bianconero fu subito amore.

Il gol europeo e le lacrime per il Messico perduto

Tifavo Juventus, ma se segnava Anastasi la festa era più grande. Ricordo l’orgoglio per il gol del 2-0 nella finale ripetuta degli Europei di Roma 1968: all’Olimpico un gol “disperato” di Domenghini aveva pareggiato il vantaggio della Jugoslavia nella finale. Allora non erano previsti i rigori e la partita si rigiocò: Riva aprì le marcature, Anastasi mise il sigillo del 2-0.
Ricordo che versai lacrime di solidale partecipazione quando seppi, mentre stavo giocando a pallone al Don Orione, che era stato operato d’urgenza e che non sarebbe andato con la Nazionale ai Mondiali di Mexico ’70.
Un indelebile ricordo domestico è rappresentato dal gol che Anastasi segnò nel 1973 in Ungheria, contro l’Ujpest Dozsa nella gara di ritorno dei quarti di finale della Coppa dei Campioni. Era il 21 marzo, nel primissimo pomeriggio all’Acquacetosa avevo giocato una partita con la mia scuola, il Caetani, nel Trofeo Junior Club organizzato dalla Roma (non ricordo se fu l’1-0 sul Nautico o l’1-1 con il Plinio Seniore, comunque superammo il turno e poi anche gli ottavi battendo il Giorgi per 1-0: una specie di miracolo per una scuola praticamente frequentata quasi esclusivamente da ragazze).
Allora non c’era la diretta tv ma solo la radiocronaca. All’andata era finita 0-0 e quando tornai a casa la Juve era sotto di due reti, realizzate nel primo quarto d’ora da Bene (1′) e Toth (13′). Altafini al 30′ aveva ridotto le distanze (colpo di testa su magnifico cross di Anastasi). Al 9′ della ripresa il mio urlo selvaggio superò il rumore del phon con cui mi stavo asciugando i capelli facendo venire un colpo a mia madre, che accorse spaventatissima pensando che fossi rimasto fulminato dalla corrente. Macché, aveva semplicemente segnato Anastasi il gol del pareggio (tuffandosi per colpire di testa), 2-2 e Juventus promossa alla semifinale. Dove avrebbe poi eliminato gli inglesi del Derby County, prima di perdere la sua prima finale di Coppa Campioni a Belgrado contro l’Ajax.
Il gol in rovesciata di Anastasi al Milan era il sogno di ogni giovanissimo calciatore, secoli prima di Cristiano Ronaldo e della Play Station…, e la tripletta alla Lazio in quattro minuti l’imprevista gioia del centravanti finito in panchina. Vissi come un lutto la sua cessione all’Inter, ma finché lui fu titolare la Juventus, in quel campionato del 1975-76, mantenne la testa della classifica. Poi squassata da polemiche interne finì col farsi incredibilmente rimontare, cedendo lo scudetto al Torino. Uno dei più amari scudetti perduti dai bianconeri.
Ecco, da ieri tutto questo è solo un ricordo. Ma ricordandolo, scrivendo, gli occhi umidi e arrossati hanno ricevuto la compagnia di un nostalgico e dolce sorriso.

Anastasi, la rimonta contro l’Ujpest (2-2)

20 gol di Pietro Anastasi

Tre gol in 4 minuti, Juventus-Lazio 4-0 (1975)

I suoi gol in rovesciata al Milan e al Cagliari

I gol in Nazionale

Pietro Anastasi, Juventus, album figurine Panini
Pietro Anastasi, Juventus, album Figurine Panini
Allo Stadio Olimpico di Roma Anastasi segna il gol del 2-0 nella finale bis degli Europei di calcio 1968, contro la Jugoslavia
Allo Stadio Olimpico di Roma Anastasi segna il gol del 2-0 nella finale bis degli Europei di calcio 1968, contro la Jugoslavia

Leandro De Sanctis

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