Non è mai semplice affacciarsi su realtà e
situazioni vissute dall’esterno e da lontano, in sedi e tempi diversi, per lo
più condite da episodi che solo i protagonisti e una ristretta cerchia di
persone possono dire di conoscere con esattezza. Quindi pensieri e riflessioni
che mi permetto di esternare, non senza imbarazzo, sono naturalmente soltanto
personali opinioni e punti di vista, germogliati e sedimentati da immagini
televisive, frammenti di discorsi, osservazioni, domande che non è stato
possibile formulare, domande ufficiosamente poste, per le quali non c’è stata
una risposta ufficiale, talvolta perché non poteva esserci, talvolta poichè
rimandata ad un futuro che non è mai diventato presente.
Non è esclusiva della pallavolo, ma finchè si
è nel giro, nessuno ama raccontare, col rischio di pregiudicarsi un’occasione.
E chi anche se ai margini, è costretto a lavorare ancora nel volley, a vivere
magari imprigionato dal passato (perché almeno quello che si è vissuto , come
amava ricordare Julio Velasco citando un detto argentino, non ce lo può più
togliere nessuno) ma dovendo fare i conti con l’attualità, non può che farsi
un’idea. Come ogni opinione può risultare più o meno centrata, condivisibile,
più o meno discutibile.
Come ammiccava il capocomico degli
spettacolini di paese, a grande richiesta, ecco a voi…
Beh, nonostante ciò che dei giornalisti
pensano molti dirigenti della pallavolo, non arrivo a questo livello di
cialtronaggine. Ma ci sono state, bontà loro e le ringrazio, persone che hanno
chiesto cosa pensavo del tutto, dalla cacciata della “banda dei quattro di Rio”
(niente a che vedere con la nomenklatura della Cina) all’operato del ct
Berruto, dal comportamento della Fipav alla sostanziale mancanza di trasparenza
e chiarezza che ha fatto da sfondo all’ultimo anno di vita della Nazionale di
pallavolo.
E visto che in Italia ci sono milioni di ct,
di calcio principalmente, ma anche il volley non scherza, mi azzardo ad
aggiungermi agli appassionati che con trasporto (e talvolta sconfinando nella cattiveria
più persecutoria che stilosa) hanno commentato e preso posizione sulla vicenda
che per un giorno ha fatto riscoprire il volley anche a chi non lo tratta mai.
Ok, lo so cosa state pensando. Ma quanto la
fai lunga, dicci che pensi e taglia corto. Va bene, obiezione accolta.
Anche io sono tra coloro che pensano che il
ritardato rientro in albergo, a Rio de Janeiro, alla vigilia della Final Six
della World League, di Travica, Zaytsev, Sabbi e Randazzo all’origine del
provvedimento sanzionatorio (deciso ampiamente in differita), sia stato solo il
casus belli, l’occasione per far esplodere pubblicamente una situazione
evidentemente insostenibile. Un malessere che affonda le sue radici nella
stagione 2014, nel lungo ritiro di Cavalese (e in quanto accadde durante quelle
settimane di ritiro, i protagonisti sanno a cosa ci si riferisce) e poi nello
sciagurato Mondiale in Polonia, che vide gli azzurri allo sbando, finire al
tredicesimo posto, il peggior risultato iridato dell’era azzurra del volley
dopo il boom.
Un flop annunciato, col senno di poi si può
dire, da quella bruttissima sconfitta subita a Firenze contro il Brasile, nella
fase finale della World League. La squadra che non gioca, l’Italia che viene
presa a pallate senza che nessuno riesca a dare una spiegazione sul perché sia
potuta accadere una cosa dle genere. Non perdere, sia chiaro. Ma perdere in
quel modo.
Si va in Polonia e le cose si mettono subito
male. L’eclettismo di Ivan Zaytsev che per il ct sarebbe stato una splendida
opportunità (al punto che portò altri due opposti, Vettori e Sabbi), nonostante
quanto annunciato non ha modo di esprimersi in banda. Ma sconfitte e parte,
colpiscono le facce degli azzurri, l’incapacità di reagire. Fatti che non
corrispondono alle promesse. Vengono alternati in regia Travica e Baranowicz ma
quando la riserva si trova a partire titolare, pare sia accaduto un altro degli
episodi chiave. Non avendo ascoltato di persona, non entro in dettaglio.
Insomma, c’è casino in squadra, non c’è più armonia e non si lotta tutti
insieme. Le sconfitte si susseguono, poi si fa male anche Zaytsev, che torna a
casa, e l’avventura si conclude mestamente.
Ora, da una Federazione che esonerò un ct nel
2002 in seguito ad un onorevolissimo e dannatamente sfortunato quinto posto
Mondiale (ct Anastasi, battuto 15-13 al quinto dal Brasile che poi avrebbe
vinto tre mondiali di fila, giocando senza Giani e con un Papi a mezzo servizio
per infortunio. E nel 2010 sempre Anastasi non fu confermato dopo un quarto
posto), era abbastanza scontato immaginare un cambiamento alla guida della
Nazionale. A vedere quell’Italia, in quel Mondiale, era chiaro che la love
story tra Berruto (senza nulla togliere al suo valore) e gli azzurri era giunta
al capolinea. Una bella storia, ricca di speranza, risultati e medaglie (non
sono tra coloro che sostengono che se non si vince l’oro le medaglie non
contano). Ma anche le belle storie ad un certo punto finiscono. E resta il
ricordo.
Ma il tempo passa, il ct non accetta di
offrire al pubblico la sua analisi del risultato mondiale, preferisce tacere. Resta
il mistero. La Fipav, il presidente Carlo Magri, prendono tempo. Elogiano il ct
per il suo grande lavoro svolto nell’organizzazione della struttura di cui si è
occupato e cominciano a confessare dubbi. Solo sul fatto che quel tredicesimo
posto sia stato un fallimento si dichiarano concordi. Ma da qui a pensare di
cambiare ct e ricominciare da capo, ce ne passa. E poi i soldi del contratto in
essere…L’Olimpiade di Rio così vicina…
Nel frattempo nessuno parla, il mondiale è in
archivio, non c’è stata una relazione tecnica né politica che sia stata portata
all’attenzione del popolo della pallavolo. Tutto è rimasto nei colloqui
riservati tra ct e Fipav.
E la Fipav conferma il ct Berruto.Un atto per
qualcuno coraggioso, per altri scriteriato, per altri ancora entrambe le cose.
Di solito, nelle nazionali, i vice sono condannati a seguire il destino
dell’head coach che li ha scelti. Nel volley invece pagano il flop mondiale
Brogioni e Giani. Per la Fipav sono solo loro i responsabili? Un aspetto che si
è fatto fatica a digerire come modalità esplicativa del tredicesimo posto.
E contestualmente viene scelto come vice ct
il tecnico Blengini, torinese come Berruto, ambizioso allenatore approdato
sulla panchina della Lube dopo un’ottima stagione a Latina.
Ci si aspetta che dopo la conferma la Fipav e
il ct si decidano finalmente a parlare del Mondiale polacco. Invano.
L’argomento resta tabù. Il ct inizia un giro d’orizzonte tra i vari club e in
ogni piazza accetta di parlare, ma non dello specifico argomento. Si riserva di
spiegare solo dopo che avrà parlato con i giocatori. Ma spiegazioni pubbliche
non ne sono mai arrivate. Qualche paginata sui giornali è uscita, ma era fuffa,
come la chiamiamo in gergo. Nulla di quanto sarebbe stato opportuno leggere e
sapere. Dichiarazioni che non regalavano titoli adeguati. Non si parlava a
fondo e chiaramente dell’unico argomento che interessava. Non ne ha parlato il
ct, non ne ha parlato la Federazione.
Insomma, nulla lasciava presagire un’estate
facile. Lo si sperava, come sempre fa chi vuole bene alla sua squadra, ma erano
più le ansie e i timori che le certezze.
L’estate azzurra non viene presentata a Roma
ma all’Expo di Milano, così scarseggiano gli specialisti che possono fare
domande scomode. Comincia la World League, si promuove capitano Travica al
posto di Birarelli ma non viene comunicato ufficialmente. L’Italia a volte
piace, a volte sembra la fotocopia orripilante di quella dei mondiali polacchi.
Accade nella partita persa con l’Australia, che riapre ferite e ripropone
interrogativi inquietanti. Perché? Come è possibile?
Domande destinate a non avere risposta. Poi
c’è la magica serata del Foro Italico, il pienone allo Stadio del tennis,
l’Italia che gioca con rabbia e cuore, Zaytsev che randella con entusiasmo e
cattiveria agonistica. L’Italia che abbiamo nel cuore e che vorremmo sempre ammirare
ed applaudire.
Ma allora perché poi quegli stessi giocatori
rimediano figuracce contro la Serbia, in Brasile nell’ultimo week end di World
League? Perché la voglia di vincere va e viene? Se l’Italia vuole, l’Italia fa.
E’ questo il succo del monologo a brutto muso che Mauro Berruto rivolge alla
squadra tra le due gare brasiliane. Un improvvido video postato e poi tolto
scatena caos, dubbi e ulteriori malumori. Poi si arriverà alla squalifica dei
quattro giocatori tra i quali ci sono il nuovo capitano e l’uomo immagine.
Nella World League con Nelli, Massari e Botto
convocati d’urgenza al posto di Travica, Sabbi, Randazzo e Zaytsev, l’Italia
batte la Serbia e perde con la Polonia, uscendo per minor numero di punti.
Anche il Brasile è eliminato come noi, per cui il torneo lo vince la Francia,
neopromossa dalla seconda fascia di World League. Ha ragione chi pensa, e io
sono tra questi, che per l’Italia sia stata una grandissima occasione perduta.
Lo so, è da tifosi, ma io penso che giocando come l’ho vista fare al Foro
Italico, la Nazionale avrebbe potuto vincere il milione di dollari del primo
posto, darsi una bella rilucidata al blasone e far lievitare la propria
autostima sgretolatasi in Polonia e poi contro l’Australia.
Non sono il ct e posso permettermi di dire
che non avrei esposto il volley a quella figuraccia mediatica per dare una
prova di forza e la dimostrazione di chi fosse a comandare. Meglio dare una
multa salata, magari tenerli fuori dalla formazione titolare nella prima partita
o in tutte e due. Ma evidentemente il ct aveva bisogno di dare un segnale forte,
all’interno della sua squadra e all’esterno, a chi lo criticava sostenendo che
non avesse in pugno la Nazionale
Come si fa a non pensare che la ragione dei
cartellini rossi nasca altrove? Del resto è stato lo stesso ct ad ammettere che
in passato si era provato con provvedimenti diversi ma evidentemente non era
bastato. Purtroppo all’esterno del volley si continua a pensare che i quattro
chissà cosa hanno combinato.. “Non è possibile che li abbiano cacciati solo per
un ritardo”, ripete chi è abituato ad altri mondi sportivi.
L’ultimo capitolo, provvisoriamente, riguarda
i messaggi con cui i quattro giocatori si sono scusati al rientro in Italia.
Ognuno lo ha fatto a modo suo. Diciamo che se dei bookmakers mi costringessero
a scommettere, ammetterei che leggendo i testi di Ivan e Dragan e dando retta a
sensazioni generali, spenderei l’ultimo euro sul rientro in azzurro di Zaytsev,
più che su quello di Travica. E non perché alle spalle del palleggiatore sia
spuntata la stella del giovanissimo Giannelli, che meriterebbe di poter
crescere con minori stress, anche insieme con Dragan.
L’aspetto più brutto di questo episodio,
desidero sottolinearlo, è l’astio non trattenuto con cui sui social si sono
scatenati i commentatori contro quel giocatore o contro il ct. Berruto ha
invece raccolto consensi da chi, non sapendo nulla della storia, ha voluto solo
leggere l’atto di forza di chi mette in riga gli indisciplinati.

I giocatori squalificati sono stati bravi,
dopo, a non lasciarsi scappar nulla (nemmeno Travica, le dichiarazioni che ho
ascoltato in un video, non chiariscono nulla e rimandano ogni spiegazione),
lunedi il ct Mauro Berruto parlerà con il presidente federale Carlo Magri, che
ora si ritrova quella stessa palla bollente che pensava di aver raffreddato
quando confermò il ct sulla panchina azzurra. Deve aver dimenticato che i nodi
vengono sempre al pettine. Ma nel frattempo è cresciuta la pressione, perché Diego
Mosna presidente di Trento ha attaccato il ct e Magri sponsorizzando in maniera
grossolana il suo Stoytchev (grandissimo tecnico, ma nessun allenatore dà
certezze di vittoria. Nessuno…). Perché anche Franco Bertoli, non so se in modo
propedeutico ad un impegno futuro che al momento nega, ha squarciato il velo
dicendo la sua con vigore e incentivando il dibattito.
L’arrivo in azzurro di Osmany Juantorena
(altro argomento che un paio d’anni fa spaccò l’ambiente azzurro reduce da
medaglie) avrebbe meritato una Nazionale più tranquilla e proiettata verso un’Olimpiade
difficile, peraltro tutta da conquistare.
Purtroppo la Nazionale (gestita in maniera
discutibile dalla Federazione per quanto riguarda alcuni aspetti che non è il
caso di rendere pubblici ma che hanno la loro importanza: cose tecnico-mediatiche,
per carità, nulla di illecito) attualmente è una polveriera di tensioni, tutt’altro
che trasparente.
E’ recuperabile, tra le parti e dinanzi al
popolo del volley, il rapporto tra il ct Mauro Berruto e la Nazionale nella sua
totalità? E’ vero che i panni sporchi si lavano nello spogliatoio, ma qualche
straccio rischia di finire fuori dalla finestra. E se ciò avverrà, ci
rimetteranno tutti. A cominciare dalla pallavolo italiana. Forse è il caso di
cambiare marcia in fretta, guardare i problemi in faccia, dirsi le cose anche a
brutto muso prima di ripartire.
Troppi perché attendono risposte non più
differibili.