sul Corriere dello Sport di martedì 17 gennaio 2017
(con aggiornamento)

La
fine sportiva di Alex Schwazer è stata decretata il 10 agosto scorso a
Rio de Janeiro: otto anni di squalifica per un caso di doping che
definire un giallo con troppi misteri è perfino riduttivo. Ma forse ci
può essere vita, e forse giustizia, oltre lo sport. È quanto attende di
scoprire chi, valutando l’incredibile serie di anomalie più che sospette
e la nuova fase della sua carriera di atleta pulito (rientrato dopo una
squalifica di tre anni e nove mesi), non ha creduto alla positività del
marciatore azzurro, interrogandosi sulla lunga serie di stranezze che
hanno caratterizzato questo caso e inevitabilmente alimentato dubbi e
perplessità che nessuna sentenza sportiva ha potuto fugare. 

Oggi a Bolzano si è aperto dunque il processo che potrebbe rivelarsi
fondamentale per chiarire una vicenda durata più di otto mesi.
Curiosamente proprio tredici mesi esatti dopo un altro processo, sempre a
Bolzano, che vide Schwazer deporre contro i medici Fiorella e
Fischetto, della Fidal nel periodo in cui il marciatore si dopò. 

Una
data chiave, il 16 dicembre 2015, perchè nella stessa giornata in cui
l’altoatesino deponeva rivelando la posizione dei due medici riguardo il
suo ricorrere al doping, la Iaaf decideva di ordinare il controllo a
sorpresa dell’1 gennaio, festa di Capodanno. Non era mai accaduto:
controllare un atleta in giorno così… festivo e dichiararlo con due
settimane di anticipo, quando si sa che nei controlli a sorpresa meno
preavviso c’è e meglio è. Aggiungendo che l’1 gennaio i laboratori erano
chiusi e la provetta è stata “in giro” fino al giorno successivo, si
chiude il quadro di una prima anomalia. 
Dal
primo pomeriggio di Capodanno all’alba del 2 gennaio, la provetta è
stata nell’ufficio dell’agenzia incaricata dalla Iaaf per i prelievi, a
Stoccarda. In una stanza di cui possedevano le chiavi sei persone, al
momento ancora senza un nome. In questo lasso di tempo, possono essere
accadute molte cose, come ormai sappiamo da tutto ciò che si è appreso
riguardo l’altro grande scandalo sportivo esploso nell’ultimo anno, il
doping a tappeto degli atleti russi. Le provette manipolate alle
Olimpiadi invernali di Sochi 2014 e tanto altro.
 In questo processo Alex Schwazer è indagato per la presunta frode
sportiva. La Federazione Internazionele di atletica (Iaaf) e l’agenzia
mondiale antidoping (Wada) sono interessate e coinvolte in qualità di
presunta parte lesa. Il giudice Walter Pelino ha già dimostrato di non
voler trascurare nulla e di voler cercare la verità oltre le apparenze.
Gli indizi possono averlo indotto a ritenere plausibile l’ipotesi del
complotto. Intanto si è imposto nella scelta dei periti e della sede
dove verrà eseguito l’esame del dna sulle urine prelevate quell’1
gennaio. 
Il
giudice Pelino oggi ha affidato l’incarico al colonnello Giampietro Lago,
comandante del Ris di Parma, il reparto investigativo scientifico dei
Carabinieri. E al professor Marco Vincenti, del dipartimento di Chimica
dell’Università di Torino. Le analisi biochimiche e genetiche si faranno
dunque a Parma, in un centro che è considerato il top in Italia, teatro
delle analisi riguardanti i più eclatanti fatti di cronaca nera.
La
determinazione con cui il giudice Pelino ha vinto il braccio di ferro
per imporre una sede come quella di Parma è un segnale preciso (la Iaaf avrebbe voluto una sede accreditata o illaboratorio di Colonia).
Nell’udienza di oggi sono state decise le modalità e gli obiettivi da
raggiungere. Per l’esame del dna ci vorranno circa venti giorni. 
Le analisi, che si svolgeranno separatamente a Parma per quelle genetiche e a Torino per le indagini documentali, inizieranno il 31 gennaio prossimo, in presenza di esperti Wada e Iaaf, come anche della difesa. Vincenti riceverà tutti i test antidoping di Schwazer tra maggio 2015 e maggio 2016. Avranno 90 giorni per chiudere gli esami. La prossima udienza è stata fissata il 25 maggio.
L’esame
del dna potrebbe non condurre a certezze ma è un passaggio obbligato
nella ricerca della verità suggerita da tutto quello che è avvenuto. A
fianco,  estremamente riassunte ma già illuminanti, le tappe di questo
caso che non sarà semplice dirimere scientificamente. 
Può
essere stata manipolata la provetta con l’urina dell’1 gennaio? La
risposta è sì: la manipolazione non si può escludere. Come ha rivelato
il rapporto McLaren, le provette possono essere aperte, manipolate e
richiuse, senza che nessuno se ne accorga. 
Collegando
la tempistica organizzativa del prelievo e scartando le ipotesi che non
avrebbero richiesto le modalità verificatesi, la difesa ritiene che
potrebbe essere avvenuta nell’ufficio di Stoccarda, tra l’1 e il 2
gennaio. 
In che modo? Tre le possibilità: immettendo una dose di urina di una
persona che aveva assunto testosterone e riversando nei due campioni il
tutto. L’analisi del dna dovrebbe permettere di individuare cellule
estranee, anche nel caso in cui fosse stata sottoposta a trattamenti per
depurarla appunto delle cellule non appartenenti ad Alex. Altra
ipotesi: l’urina potrebbe essere dello stesso marciatore, presa da
precedenti controlli e poi contaminata con metaboliti commerciali prima
di essere riversata nei due campioni. Ciò renderebbe quasi impossibile
scoprire la contaminazione, a meno che non si sia commesso qualche
errore in questa fase. Infine si può ipotizzare che nei campioni siano
stati messi direttamente metaboliti del testosterone, ma l’operazione
avrebbe potuto non essere sicura e generare qualche sospetto evidente.
Per
quanto importante e passaggio obbligato, l’esame del dna non sarà
l’unico elemento di primaria importanza di un processo che avrà nella
fase investigativa e dibattimentale i suoi punti chiave. 
Da
una parte le urine risultate positive. Ma in un unico controllo,
avvenuto in modo come minimo strano, in tutto e per tutto. Si può
affermare anche al di fuori delle regole (provetta non anonima, recante
la scritta Racines, dove vive Schwazer, unico atleta controllato quel
giorno).
Dall’altra una lunga sequela di fatti troppo strani per non suscitare
dubbi e sospetti. La tempistica è uno di questi. Il colossale ritardo di
ogni comunicazione, le affermazioni rivelatesi non veritiere, ad
esempio, sull’ esito negativo del test a sorpresa condotto dalla Iaaf il
19 ottobre, registrato sulla piattaforma Adams ma poi non considerato
(«dato sfuggito per malfunzionamento della piattaforma» è stato spiegato
come giustificazione dinanzi al Tas). Tra il 19 ottobre 2015 e il 27
giugno 2016, Schwazer è stato controllato da Iaaf e Nado Italia ben
dodici volte. Solo a Capodanno è risultato positivo, peraltro in modo
avulso al profilo dell’atleta. 
In
realtà Alex non aveva alcun bisogno di doparsi, tantomeno col
testosterone: era arrivato, con le metodiche di allenamento messe a
punto dallo staff tecnico guidato da Sandro Donati, ad avere un
rendimento notevolmente più elevato rispetto al periodo, 2011-2012, in
cui si dopò con l’Epo. Sarà un processo in cui gli interrogatori e le
testimonianze, le domande volte a chiarire le molte incongruenze e i dettagli su cui da mesi ci si interroga, potranno risultare fondamentali per arrivare alla verità.

https://www.vistodalbasso.it/2017/01/06/atletica-caso-schwazer-sebastian-coe/ 

https://www.vistodalbasso.it/2017/01/01/atletica-2016-lanno-nero-dellantidoping/ 

Per la foto ringrazio FIDAL/COLOMBO