Il film Suburbicon, di George Clooney

Suburbicon

SUBURBICON Regia: George Clooney. Interpreti: Matt Damon, Julianne Moore, Oscar Isaac, Noah Jupe, Glen Fresher.
*Visto in edizione doppiata in italiano.
Suburbicon mi ha deluso. Non so quanto abbia influito il fatto di aver visto un’edizione doppiata e non originale, ma il film mi pare poco convincente. Clooney stavolta lavora sul copione dei fratelli Cohen e insieme a loro dà vita a un’opera che sa di già visto, qualcosa di scontato e irrisolto. Non è altro che la solita storia dei fratelli Cohen sul filone: la gente architetta qualcosa di malvagio per trarne vantaggio, confidando che il piano vada liscio. Ma poi le cose prendono una piega diversa e tutto precipita sempre più, irrimediabilmente, trascinando i personaggi nell’abisso senza ritorno.
Non è un copione che offra grandi possibilità, almeno così pare: sia Matt Damon e Julianne Moore restano al di sotto della sufficienza. L’uno straniato e glaciale nel non trasmettere emozioni e anzi irritare, come la sciocchina Julianne del resto.
Si dirà che il tutto, espresso sopra le righe e in maniera grossolana, voleva essere una parodia del genere? Forse. Ma non mi pare sia riuscita bene.
Senza contare l’elemento razzismo, la famiglia nera che osa andare ad abitare nella città falsamente perfetta creata da e per bianchi ricchi. Viene da domandarsi, ma che gusto ci trova una famiglia perbene di colore, nell’andare a sottoporsi al massacro in territorio nemico? Pensava che avendo raggiunto uno status economico d’eccellenza sarebbe stata per questo accettata? In un Paese che bada ai soldi più che a ogni atra cosa?
Ho apprezzato tuttavia la morale, canzonatoria, dell’America bianca e perfetta che è convinta che il male, il marcio, venga dal diverso, dalla negritudine che arriva a lordare l’immacolato. In realtà, come la storia ci dimostra, il marcio è nel sistema. Un  sistema bianco e americano, che più americano non si può.