Il colore nascosto delle cose – Regia: Silvio Soldini. Interpreti: Valeria Golino, Adriano Giannini, Laura Adriani, Anna Ferzetti.
 
«Dal buio al buio, per ritrovare la luce»

Il tema era notevole e socialmente utile. Riflettere sulla vita, sulle difficoltà quotidiane, attimo per attimo, che persone non vedenti sono costrette ad affrontare. I loro caratteri, le loro reazioni, il trauma del dover accettare un’esistenza diversa, il rapporto con gli altri. L’impermeabilità ai sentimenti e la voglia di amare. Ma anche la voglia di non arrendersi, che può passare attraverso momenti di grande dolore, quando si è vicini alla rinuncia, quando si può desiderare di scrivere la parola fine.
La sensibilità al tema è la parte migliore del film di Soldini, Il colore nascosto delle cose, che non può dirsi invece riuscito per tutta una serie di altre ragioni.
Un film che difetta di vivacità, eccezion fatta per il personaggio dell’ipovedente veneta interpretata da Laura Adriani, una macchietta divertente che suscita risate, nata forse nella consapevolezza del piattume monocorde del contesto.
Il messaggio che passa: ci vuole l’incontro con una non vedente (Valeria Golino, osteopata) per aiutare il protagonista (Adriano Giannini, pubblicitario di successo) a trovare la capacità di (ri)vedere le cose oltre l’apparenza, di far chiarezza sulla propria esistenza.
Ma reso merito al messaggio, al tema della riflessione e alla consapevolezza di quanto si sia fortunati quando si è in possesso dei cinque sensi, bisogna dire che c’è molto di non riuscito nel film di Soldini. Senza svelare troppo ma, come ha argutamente osservato un’amica, la scena conclusiva te l’aspetteresti da un Moccia, con Vaporidis in casco e motoretta, non certo da Soldini.
Il cammino nuovo di Theo avviene in maniera piatta, lineare, senza che si acceda in profondità ad un personaggio tratteggiato in maniera monodimensionale. Nel rapporto con la famiglia di origine, con le donne della sua frenetica vita appesa al cellulare tra uno slogan e una seduta di sesso con la moglie di un altro. L’incontro con l’osteopata non vedente (e al’inizio è solo un altro timbro sex da apporre sulla conquista di turno) lo cambia? Il film non ci mostra come e quanto. Da un personaggio che evolve e che è cambiato, non ti aspetti una risposta così banale, falsa e immotivata alla donna che gli chiede se vuole vivere finalmente con lui. Come minimo il nuovo Theo avrebbe dovuto tacere, rispondere con un non lo so, spiegarsi. Quel sì è bugia insostenibile, anche se pronunciata da un bugiardo cronico. La Golino e Giannini fanno il possibile, ma è il film così concepito che alla fine appare come un’occasione mancata. Insomma, il colore del cinema, in questo caso tendente al grigio, resta nascosto.   

La filmografia di Silvio Soldini

Regista