Invisibili realtà, l’ultimo album di Aldo Tagliapietra, è un gioiello prezioso che sa emozionare. Musicalmente ma non solo. Da quando ha lasciato Le Orme, il musicista veneziano ha saputo proseguire il suo viaggio non come una prog-star ma semplicemente come un artista maturo, capace di cogliere e cantare le sfumature dell’anima, colorandole attingendo alla lezione imparata nei suoi 72 anni di vita. Nella sua musica c’è il suo mondo, dunque il prog ma anche la poesia delle piccole cose. testi che potrebbero apparire perfino ingenui nella loro semplictà, ma che cantati con la sua voce assumono un valore e una potenza emotiva straordinaria, diversa. C’è saggezza, c’è l’invito a guardarsi dentro di un artsta che ha voglia di riflettere, capace ormai di vedere senza guardare, perché quando si arriva senza partire, la porta invisibile del paradiso è in noi. (La porta)

 “Quietare la mente è come volare, prendere il vento tra le mani, è inutile andare, cercare nel mondo quel che non riesco più a trovare, non ho più nulla a cui ritornare tranne che dentro me stesso” (Musica e parole)

Una dichiarazione d’intenti che spiega il “manifesto” di quest’album collocato nel libretto del cd, la connessione stretta tra il mondo visibile della materia e il mondo invisibile che non è solo quello psicologico. “Possiamo visitare quello invisibile in tanti modi, attraverso i sogni o la meditazione, per esempio. Io lo visito attraverso la musica, dialogando con l’anima”.

Dopo Nella pietra e nel vento e L’angelo rinchiuso, Tagliapietra dà ancora prova di grande vitalità compositiva, regalando un album intenso e trasparente, limpido e brillante. Un piacere nell’ascolto, per le emozioni che suscita e per le riflessioni che sollecita. Lo sguardo verso il cielo va ora rivolto dentro se stessi…

“L’album segna un momento importante della mia vita – ha raccontato Aldo Tagliapietra a Spettakolo.it – in cui ho voluto davvero raccontare me stesso, il mio mondo, le cose che ho vissuto e sto vivendo. Arriva un momento in cui ti guardi indietro e vedi tutto ciò che hai fatto e la vita che hai vissuto, poi guardi avanti e capisci che il più è stato fatto. Ho 72 anni, i miei acciacchi, qualche amico che mi ha lasciato, come Claudio Galieti, il primo bassista delle Orme, e ti fai venire dei pensieri. Così scrivi che “non ho nulla a cui ritornare, tranne che dentro me stesso” o “nella mia stanza vuota, cancello i miei pensieri”. Ma ti rendi anche conto che ogni giorno ha lo stesso un grande valore, che ci sono cose che ti possono fare rinascere, che “c’è un tempo per vivere e uno per morire, ma nell’immenso del mio cuore ritrovo me stesso”. Bisogna solo guardare le cose con occhi diversi, guardare il fiore che apre gli occhi al giorno, l’amore che risplende come neve al sole, il sorriso di un bambino e questa storia mai finita che è la vita!”.

 

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