Quest’anno va
così. Due partite a San Siro, due sconfitte, di misura e con diversi argomenti
di recriminazione. Non è un dramma ma è giusto anche riflettere su qualche
punto focale della rivoluzionata Juventus 2016-17 e analizzare con lucidità
dove e come si possa e debba migliorare.
Stavolta non sono
completamente d’accordo con l’analisi di Allegri, vista in Tv mi è parsa una
Juve con lucidità limitata, soprattutto dalla metà campo in avanti. Spesso
troppo lenta e prolissa in fase di ripartenza dopo azioni difensive di
successo, in realtà la Juve ha confermato le sue difficoltà offensive in certe
situazioni di gioco. Stavolta non c’è stato il guizzo del campione a risolvere,
magari mascherando i lati meno brillanti di una prestazione.
Personalmente non
ho ancora apprezzato il talento di Pjanic, trovo irritanti certe prolissità di
Dani Alves che continua a rischiare troppo di perdere la palla, anche quando è
pericolosamente vicino alla porta bianconera. Sbaglierò. Ma pare sempre che la
Juve cerchi eccessivamente di arrivare in porta con il pallone, insistendo con
scambi che quando riescono sono indubbiamente spettacolari, ma spesso diventano
solo occasioni mancate per tirare. O non si tira o si tira da troppo lontano: a
San Siro lo hanno fatto, male, Hernanes e Cuadrado, aveva azzeccato tutto
Khedira al 96’, ma lì è stato formidabile Donnarumma.
Il fatto che in
realtà la Juve avesse concluso in vantaggio per 1-0 il primo tempo con il gol
clamorosamente valido di Pjanic su punizione (regolare la posizione di Bonucci,
singolare che a decidere sia stato l’arbitro di porta, che peraltro se ha
segnalato un tocco di Bonucci, ha visto molto male), avrebbe determinato tutta
un’altra partita, col Milan costretto ad attaccare scoprendosi, e il
contropiede della Juve con ampi spazi a disposizione.
Preoccupa che il
gioco bianconero stia evidenziando la difficoltà a mandare al tiro Higuain, che
si sbatte molto ma è poco e mal servito dai compagni. E nel terzo mese di
attività non ci sono stati ancora progressi evidenti. Un problema a cui va
posto rimedio, studiando alternative. L’anno scorso quando entrava Morata, c’erano
delle aspettative, perché il gioco si apriva a soluzioni imprevedibili. E
qualche volta c’era Zaza che inventava. Non è la stessa cosa ora che a
subentrare è Mandzukic, per il quale la squadra non sviluppa un approccio di
gioco diverso. Non a caso ieri, quando si è fatto male Dybala (ah, se invece di
tirare avesse visto che c’era Khedira libero sulla destra, nemmeno si sarebbe
infortunato) è entrato Cuadrado, che non è attaccante puro. E nel momento in
cui è venuto a mancare l’estro di Dybala, la Juve ha perso molto negli ultimi
venti metri e non solo. 
E vogliamo parlare del gol di Locatelli? Splendido nell’esecuzione, ci mancherebbe altro non riconoscere le qualità del baby rossonero, ma perchè si è trovato assolutamente solo in area, dimenticato da tutti e senza opposizione? Un errore che non è da difesa juventina.
Ci sono serate
che vanno come vogliono andare, e quando è stato annullato il gol di Pjanic, il
presagio che potesse finire male ha preso corpo. Ma una Juve ambiziosa, più
cattiva, lucida, concreta e determinata, non avrebbe dovuto perderla questa
partita con il Milan. Era successo con l’Inter (gol avversari su palle perse
con superficialità), è accaduto con il Milan. La Juve deve far tesoro e tornare
a giocare da squadra, con compattezza, se vuole inseguire il sesto scudetto di
fila.