Piccole donne | Recensione film

I grandi classici della letteratura e del cinema sono destinati a non essere mai abbandonati. Come Piccole donne, ad esempio, di Louisa May Alcott, che Greta Gerwig ha riportato sul grande schermo. Nella prima trasposizione degli anni Duemila ha fuso i più celebri romanzi della scrittrice statunitense, Piccole donne e Piccole donne crescono, in un’unica grande storia al femminile, che di volta in volta si aggiorna col mutare dei costumi. Anche se già al suo apparire, nel 1868, risultava di una folgorante bellezza nel tratteggiare ritratti di ragazze, giovani donne, in quell’ambiente difficile, appena uscito dalla Guerra di Secessione che morte, miseria e dolore aveva portato in quell’America.

Piccole donne travolgenti

Le Piccole donne di Greta Gerwig, attrice e regista (Lady Bird) 36enne californiana di origini tedesche, sono deliziose, trascinate dal quel fiume in piena, inarrestabile che sullo schermo è Saoirse Ronan, già protagonista di Amabili resti (di Peter Jackson), che regala alla sua Jo March bellezza e vitalità. Ma Emma Watson, Florence Pugh ed Eliza Scanlen sono all’altezza delle grandi attrici che le precedettero nei ruoli delle sorelle. Laura Dern è una mamma intensa, Meryl Streep una spettacolare zia (ma non è certo una sorpresa). Perfino Timothée Chalamet (che dopo il modo in cui si è comportato con Woody Allen mi risulta umanamente piuttosto antipatico), alla fine non è poi così stonato, nella superficialità di un personaggio irrisolto.
La forza del film si sviluppa dalle pagine dei romanzi della Alcott, un universo femminile che aggiornandosi al mondo contemporaneo, rafforza l’idea di base che fondeva abitudini radicate e necessità con una straordinaria voglia di indipendenza, di andare contro le regole, di sognare in funzione delle proprie ambizioni e aspirazioni. Se non sei ricca devi sposarti e pescare un buon partito che ti faccia vivere nell’agio: questa la filosofia forse cinica ma realistica e reale con cui le Piccole donne dell’epoca crescevano e dovevano fare i conti. Sia per adeguarsi che per ignorarla, nel nome dell’amore sentimentale.

Una lezione sempre attuale

Il materiale abbondante da trasporre ha forse indotto a tirar via rapidamente qualche passaggio, a trascurarne altri, ma nell’insieme Piccole donne mi è parso un film riuscito e a suo modo anche politico. Un racconto delizioso. Anche non considerando l’aspetto della fierezza e delle qualità femminili, in un’epoca che le spietate leggi dell’economia e dei mercati (che orribile parola, così priva di umanità) hanno indotto al trionfo degli egoismi disumani, Piccole donne sottolinea il valore dell’assistenza, della beneficenza intesa come vicinanza umana morale e pratica (pensieri, abbracci e cibo per la famiglia indigente vicina di casa). Aspetto che ha grande valore, perché alla generosità di chi ha molto (i Laurence) e ha gioia nel condividere, si abbina la solidarietà di chi ha molto meno, ma dona con prodigalità.

Le altre Piccole donne del cinema

Ogni generazione ha avuto il suo nuovo Piccole donne. Negli anni Trenta il film del maestro George Cukor con Katharine Hepburn nel ruolo di Jo.
Nel 1949 Mervyn LeRoy dirig diresse il film con Elizabeth Taylor e Janet Leigh. Gillian Armstrong, nel 1994 ha realizzato il film che nei ruoli principali aveva Winona RyderSamantha Mathis , Claire Danes,  Kirsten Dunst, oltre a Gabriel Byrne. Nel 1955 Anton Giulio Majano realizzò Piccole donne per la Tv, per la Rai, con Lea Padovani.

Piccole donne, la scheda

PICCOLE DONNE – Usa, 2019. Regia: Greta Gerwig. Interpreti: con Saoirse RonanEmma WatsonFlorence PughEliza ScanlenTimothée Chalamet, Laura Dern, Meryl Streep. Durata: 135 minuti. Dall’omonimo romanzo di Louisa May Alcott e dal suo seguito Piccole donne crescono. Risalenti al 1868 e poi riuniti nel 1880.
* visto in edizione originale inglese con sottotitoli.

Piccole donne, il trailer

Leandro De Sanctis

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