Passano gli anni ma certe dinamiche non cambiano e i nodi che contrappongono Federazione pallavolo e Leghe sono sempre gli stessi. Uno dei quali riguarda il numero degli stranieri, o straniere, impiegabili in campionato. Ieri ha preso posizione Mauro Fabris, presidente della Lega Pallavolo Femminile, prendendo spunto da alcune dichiarazioni rese nei giorni scorsi dal presidente della Fipav, Bruno Cattaneo. 
«Io credo che un’analisi serena sul risultato che la Nazionale non ha colto agli Europei non possa essere ridotta alla questione straniere sì, straniere no. La fortuna certamente non ci ha aiutato, basta considerare quanto successo a Sylla e Malinov. Siamo stati eliminati da una Nazionale data, come poi si è visto a ragione, tra le favorite al titolo. Mazzanti è uno straordinario allenatore, dal quale certo non si poteva attendere la vittoria all’Europeo considerata la Nazionale che avevamo lasciato a Rio. Motivi sufficienti per capire che il fatto di aver perso con l’Olanda e che nella nazionale olandese giochino tante atlete che sono state o sono ancora nel nostro Campionato non può essere il motivo vero della nostra eliminazione. Quando si comincia con l’invocare l’autarchia, non si sa dove si finisce. E in ogni caso è inimmaginabile pensare di chiudere le frontiere per evitare che atlete di altri Paesi vengano in Italia ad imparare». «L’analisi deve invece prendere atto – ha aggiunto Fabris – che l’Italia ha vinto tanto in campo internazionale quando non c’erano limiti all’utilizzo delle straniere nel Campionato italiano; che oggi la Nazionale italiana, a differenza del recente passato, è composta da tutte atlete che militano in Serie A, a dispetto di quanti sostenevano che l’utilizzo delle ‘promesse’ italiane fosse limitato dalla presenza di atlete straniere; che un allenatore come Giovanni Guidetti, che in quattro Europei ha condotto tre nazionali diverse sul podio, sostiene che il problema dell’Italia non è certo quello di non avere un patrimonio di giocatrici di qualità, piuttosto che si perde troppo tempo a selezionarne un gruppo ristretto e che ci vuole tempo a costruire e ad amalgamare una squadra, come peraltro sostiene Mazzanti”.

«Sono convinto che il bene della pallavolo italiana, specialmente della sua Nazionale, stia nell’avere un Campionato competitivo, dove le atlete italiane, come i giovani talenti che hanno conquistato due Mondiali Under 18 di fila, possano misurarsi e crescere. Noi invitiamo dunque a non fare scelte miopi: nel momento in cui tornano investimenti importanti nella Serie A femminile, nel momento in cui a detta di tutti abbiamo il torneo più spettacolare del mondo – e quello che sta per cominciare lo sarà ancora di più con atlete provenienti da 25 Paesi, che in coro ripetono in tutte le interviste che vengono qui per misurarsi in un Campionato eccellente -, nel momento in cui i nostri Club disputano tre finali consecutive di Champions League e tornano a recitare un ruolo da protagonisti nel volley internazionale, inserire questo ragionamento di limitazione delle straniere significa precluderci la possibilità di crescere ulteriormente, a svantaggio della platea crescente, degli appassionati della pallavolo italiana e del ruolo del volley italiano nel mondo».
«Pensare all’autarchia, inoltre – conclude Fabris – provocherebbe un insostenibile aumento dei costi per i Club. In Turchia ad esempio, nell’unico Campionato comparabile a quello italiano per competitività media, stanno pensando di togliere ogni limitazione sull’utilizzo di straniere a causa dell’aumento esponenziale dei costi di ingaggio delle atlete turche. Io sono convinto che i nostri sponsor e i proprietari dei nostri Club, di fronte alla limitazione nell’ingaggio di atlete straniere, ridurrebbero gli investimenti, per un impoverimento generale del movimento. Insomma l’autarchia va evitata, perché non è vantaggiosa e certo non ci potrà far vincere medaglie».