La foto di Cristian Savani è stata gentilmente fornita da Elena Zanutto

Pubblicato sul Corriere dello Sport di mercoledì 17 luglio

“Sarei rimasto alla Lube, è successa una serie di cose che me l’hanno impedito”

Di questi tempi verrebbe da dire che il milione di dollari di montepremi
destinato alla squadra vincitrice della Final Six della World League è
l’obiettivo primario della Nazionale azzurra. In realtà, a parte il
fatto che anche i 500.000 dollari garantiti alla finalista farebbero
felice la Federazione, l’obiettivo sportivo dell’Italia di Mauro Berruto
è molto meno prosaico.
        Il ct intanto si gode una partecipazione che era tutt’altro che
scontata. Può già essere soddisfatto di aver spento quei sorrisetti
maligni che avevano accompagnato le sue convocazioni iniziali: giocatori
digiuni di esperienza internazionale e perfino nazionale, considerato
che la Serie A2 era stata la massima ribalta concessa.
        Strada facendo, Berruto ha vissuto emozioni contrastanti, ha
vinto partite che credeva perdute, si è tolto lo sfizio di vincere in
casa della Russia, ha sofferto e perso contro l’Iran di un Velasco che
ha rilucidato l’etichetta di Re Mida costruita negli anni ‘80 con la
Panini Modena e con l’Italvolley.
        Senza dichiarazioni pubbliche si è anche dissolta l’ipotesi che
tanto aveva fatto discutere riguardo la convocazione in azzurro del
cubano Osmany Juantorena, che non giocherà per l’Italia e nemmeno più
per Trento, filato dove lo portano gli ingaggi (Ankara) e il cuore (Cuba
lo riaccoglierà in nazionale?). Insomma, Berruto sa che è questo il
gruppo su cui lavorare, verso gli Europei e oltre.

La prima fase della World League è risultata molto impegnativa per la
Nazionale di Berruto. Squadra nuova, molti nomi debuttanti sulla scena
internazionale, addirittura senza nemmeno aver mai giocato in Serie A1
        «Sapevamo che il nostro sarebbe stato un girone difficile. Ci
siamo rinnovati noi ma anche la Russia non era quella che ha vinto l’oro
olimpico a Londra, Cuba pure era piena di giocatori nuovi»
       
Da capitano, Cristian Savani sa che deve fungere da ago della bilancia
azzurra, deve saper trascinare e trasmettere equilibrio, senza perdere
mai la bussola, senza smarrire la rotta di navigazione.
        «Questa Final Six ci dirà quanto ancora dobbiamo lavorare per
raggiungere il livello di chi ci sta davanti. Siamo consapevoli che qui
in Argentina sarà tutto molto diverso rispetto alla fase eliminatoria.
Il livello si alzerà»
       
I nuovi azzurri provenienti dalla Serie A2 lo hanno convinto. Hanno
saputo sfruttare la prima occasione che hanno avuto, servita dal ct
Mauro Berruto, audace e determinato nel lanciare Beretta & company.
        «Sono contento che abbiano avuto questa possibilità. Non è
giusto che non abbiano mai giocato in A1 perchè penso siano molto
avanti. Hanno dimostrato che non meritavano di stare in A2. Ma spesso i
club preferiscono i giovani stranieri invece dei nostri giovani
italiani»
       
Chi è la favorita per la vittoria nella World League e per quel milione
di dollari che il primo posto regala? Una somma che farebbe tanto comodo
anche alla Fipav, non immune dalla dura crisi economica.
         «Penso che sia sempre il Brasile la squadra che parte favorita.
Il livello si alza, queste partite serviranno per confrontarci con i
migliori, per dirci quanto ci manca…»
       
Nella fase eliminatoria questa Italia ha dimostrato di avere carattere,
riuscendo a riprendere partite che parevano ormai compromesse. Un’Italia
che non si è mai arresa.
        «Sì, quest’aspetto di saper girare le partite messe male è un
valore. Ed è un valore che non si può allenare, o ce l’hai o non ce
l’hai. E la Nazionale ha dimostrato di averlo. E’ una certezza su cui
possiamo contare»
       
Cosa invece è da migliorare, in quali aspetti la Nazionale ha mostrato lacune e margini da colmare per crescere?
        «Sicuramente i meccanismi di squadra non sono stati perfetti. Si
può migliorare, la squadra è giovane, Faremo di tutto per crescere, già
qui a Mar del Plata»
       
Un’Italia che vuole giocarsela con tutti, senza paura. Cosa vi ha detto il ct Berruto venendo in Argentina?
        «Le solite frasi che abbiamo imparato a conoscere. Ci ha detto
che non dobbiamo guardare l’avversario che abbiamo davanti. Dobbiamo
saper accettare il confronto, dobbiamo sfidare tutti cercando di
arrivare fino all’ultimo giorno della World League ancora in gara. Io
penso che l’Italia sia pronta»
       
Cambiamo argomento, toccando un tasto che per alcuni mesi è stato
dolente ed anche poco piacevole per l’ambiente della Nazionale.
Juantorena non giocherà in azzurro ed anzi se Cuba deciderà di
riprenderlo, tornerà ad indossare la camiseta cubana.
        «Io non avevo dubbi. Era una questione che ora è abbastanza
chiara a tutti: non ha dimostrato tutto questo attaccamento alla maglia
azzurra… Era giusto però che la decisione la prendesse l’allenatore»
       
Da Juantorena a Trento che ha perso i suoi campioni. Il campionato si è impoverito notevolmente.
        «Non me l’aspettavo e mi dispiace. Trento è società seria,
ambiziosa, in questi anni ha vinto tutto. I suoi problemi sono lo
specchio delle difficoltà che sta attraversando il campionato. La crisi
si sente, eccome. Io non ho la bacchetta magica e non so dire cosa
bisogna cambiare: ma qualcosa bisogna cambiare. Il blocco delle
retrocessioni non ha aiutato. Anzi, forse ha peggiorato le cose. Bisogna
aiutare queste società che fanno fatica, sennò si rischia che il volley
diventi solo un secondo lavoro»
       
Per questo lei se ne andrà a giocare in Cina?
        «Alt, non ho ancora firmato con nessuno e ci tengo a precisarlo.
Ho letto anche io ma non è vero. Siamo ancora distanti e non ho firmato
con nessuno dei club che mi vogliono: c’è Pechino, dove è andato
Wijsmans, e c’è Shanghai. ma anche una squadra coreana. Siamo ancora
distanti però»
       
Comunque ha deciso di lasciare l’Italia.
         «E’ una decisione mia, desidero percorrere questa strada. Se
fossi rimasto non avrei lasciato Macerata. Purtroppo sono successe delle
cose che non mi hanno permesso di rimanere»
       
Lei è padre solo da pochi mesi, porterà la famiglia all’estero?
        «Vediamo prima dove andrò a giocare. Dopo la firma faremo una riunione di famiglia e decideremo come fare»