LA CASA DI FAMIGLIA  – Regia: Augusto Fornari. Interpreti: Stefano Fresi, Lino Guanciale, Matilde Gioli, Libero De Rienzo, Luigi Diberti.

Lo spunto di partenza era interessante e quanto mai attuale. In epoca di crisi, la casa di famiglia può rivelarsi una salutare boccata d’ossigeno per i figli, sempre che non sia abitata dai genitori e sempre che si riesca a vendere. Nel caso di questo film, La casa di famiglia appunto, l’acquirente c’è. Perchè l’immobile è un gioiello immerso nel verde e perchè uno dei fratelli in crisi economica, convince gli altri a vendere la casa dove sono nati e cresciuti e dove viveva ancora il padre fino a quando è stato in salute. In coma da anni, senza certezze di risveglio, anzi, è come se fosse morto. E la casa viene venduta. Si parte da qui nel film di Augusto Fornari. Una commedia confezionata per suscitare risate, obiettivo che indubbiamente centra, anche se il personaggio di Lino Guanciale è quasi irritante nella sua continua ed esageratamente leggera stupidità, un ragazzone mai cresciuto che sembra non capire mai il contesto e ciò che accade attorno a lui.

La casa di famiglia fa ridere, però risulta troppo superficiale e privo di quella dose di cattiveria che fece la fortuna delle grandi commedie italiane. Il risveglio dal coma del papà (Luigi Diberti) e quel che segue, alla lontana fa tornare alla mente Goodbye Lenin. Quale figlio farebbe credere ad un padre uscito dal coma di essere confuso, sfasato e smemorato? Inseguendo le risate, tuttavia, il film si perde in passaggi inverosimili, in momenti prevedibili e scontati, nonostante la buona volontà di un cast che fa simpatia. Ma ci sarebbe voluto altro che il buonismo con cui si mostra l’andata e ritorno degli zingari opportunisti. Ci sarebbe voluto un coraggio diverso per far si che invece di un film divertente ma limitato, La casa di famiglia si trasformasse in una commedia di costume.