Testo in gran parte pubblicato dal Corriere dello Sport il 22 settembre 2017

Quanto
è giovane la Nazionale femminile di volley italiana? Tanto. Ma la
gioventù di per sè non necessariamente è un pregio nello sport. Lo
diventa quando, come in questo caso, la verde età ha già dimostrato di
essere condita dalla qualità e da quella spensieratezza che a volte fa
vedere rosa anche quando l’orizzonte è coperto da minacciose nubi. Lo
sport italiano è tradizionalmente ancorato all’esperienza, quindi ad una
certa età. Ma la pallavolo ha dimostrato spesso e volentieri di saper
andare controcorrente. 
Senza
andare molto indietro nel tempo,   non si può dimenticare   che certe
baby le convocò in Nazionale il precedente ct, Marco Bonitta. E non c’è
dubbio che il lavoro del Club Italia della Federazione, e prima ancora
dei club più sensibili allo svezzamento di talenti (come il Volleyrò a
Roma ad esempio) ha reso possibile un ricambio promettente.
In
quante Nazionali, o anche semplici squadre di club, succede che il
capitano abbia solo 23 anni, come la napoletana Cristina Chirichella
nell’Italia di Davide Mazzanti?
La
donna di punta della squadra è Paola Egonu, che ha solo 18 anni ma è
già l’attaccante che ogni avversaria teme, l’opposto che mette a terra
il maggior numero di punti, come ha dimostrato anche nelle tre partite iniziali degli Europei. La stella candidata a diventare una delle
più forti giocatrici del mondo, la bandiera di come ogni Paese civile
dovrebbe vivere il mondo di oggi, al di là delle origini e del colore
della pelle.
E
chi avrà le chiavi del gioco e della squadra? Una diciannovenne,
Alessia Orro da Oristano, promossa titolare nel momento in cui è uscita
di scena per un infortunio Ofelia Malinov (21 anni), tornata a brillare
dopo un periodo difficile e purtroppo privata della ribalta continentale
che avrebbe meritato, per aver modo di verificare la sua crescita.
Non
è stato fortunato il ct Mazzanti, che agli Europei sta schierando la
bellezza di sette debuttanti, con le sorelle Bosetti e il libero De
Gennaro ad alzare il tasso di esperienza.. 
Lui
è bravo a non piangersi addosso, ma la sua squadra ha perso una quasi titolare (o un cambio
di qualità) come Miriam Sylla, e la regista titolare, la Malinov appunto.
Anche se il gruppo ha lavorato tutta l’estate ci sarà da affinare
l’intesa tra le due registe (l’altra è Carlotta Cambi) e il resto della
squadra.
Miriam
Sylla, una che aveva dimostrato di saper cambiare il corso di un set
subentrando, è sospesa per un caso di doping che nel tempo ha assunto
contorni più indefiniti, dato che nella stessa occasione, a Nanchino
durante la fase finale del Grand Prix, anche la giocatrice serba Ana
Antonijevic è risultata positiva per la stessa sostanza, autorizzando
così ad ipotizzare anche un caso di contaminazione da cibo. In Cina le
sofisticazioni alimentari, il gonfiare gli animali con i farmaci, è
pratica talmente diffusa da indurre la stessa Wada, l’agenzia mondiale
anti doping, a mettere in guardia sulla possibilità di essere
contaminati dalle sostanze usate negli allevamenti.
Sarà
un campionato d’Europa importante per l’Italia, che non lo vince dal
2009 (a Lodz, ct era Massimo Barbolini) e che negli ultimi otto anni,
nelle ultime tre edizioni, ha sempre collezionato amarezze, non
riuscendo più a salire sul podio, ad arricchire quel bottino di sei
medaglie (due d’oro, due d’argento e due di bronzo) inaugurato nel 1989 a
Stoccarda, quando a guidare la Nazionale c’era il compianto Sergio
Guerra.
 Il primo step del girone è stato superato, concludendo al primo posto e guadagnando direttamente l’accesso ai quarti di finale dove dopodomani, giovedì, l’Italia se la vedrà con la vincente di Olanda-Croazia. Giocando come sa e può, un posto tra le quattro che lotteranno per le medaglie può essere suo.