Richard Jewell | Recensione

Richard Jewell | Recensione. A 90 anni Clint Eastwood si tiene allenato continuando a girare film, confermando il suo status di regista impegnato e di valore, interessato dagli spunti che la realtà offre per una trasposizione o interpretazione cinematografica.
Se il suo film 15:17 assalto al treno ( https://www.vistodalbasso.it/2018/02/12/cinema-1517-attacco-al-treno/ )
non aveva convinto, sia Sully ( https://www.vistodalbasso.it/2016/12/26/cinema-sully/ )
che Il corriere – The Mule (https://www.vistodalbasso.it/2019/02/15/cinema-il-corriere-the-mule/ ) erano invece risultati particolarmente interessanti.

Richard Jewell, un’altra storia vera

Così come questo Richard Jewell, che mette a fuoco un’altra storia americana. Una brutta storia avvenuta durante l’Olimpiade di Atlanta 1996, quando una bomba scoppiò al Centennial Park uccidendo due persone e ferendone 111. Ma i danni sarebbero stati maggiori se un addetto alla sicurezza non avesse notato uno zaino sospetto e dato l’allarme, inducendo i poliziotti all’evacuazione della zona. Si chiamava Richard Jewell ed era un tipo decisamente particolare, ossessionato dall’idea di proteggere le persone, non era mai riuscito a diventare un poliziotto ed anzi la sua solerzia esagerata lo aveva messo nei guai. Fanatico delle armi, nel giro di pochi giorni passò dal ruolo di eroe a quello di sospettato principe dell’attentato. Il suo curriculum, il fatto che vivesse ancora con la madre, la sua obesità e l’ottusità con cui si comportava anche quando era sotto indagine, indusse l’FBI a puntare su di lui per individuare un colpevole che non si trovava.

Paul Walter Hauser, magnifica interpretazione


Clint Eastwood si concentra su di lui, su questo strambo personaggio al limite della psicosi, interpretato magnificamente da Paul Walter Hauser, che somiglia in maniera impressionante al vero Jewell e fa anche rabbia per come si comporta con gli agenti che lo vogliono incastrare approfittando della sua ottusa ingenuità.
Un grande ruolo si ritaglia Sam Rockwell, bravo nell’interpretare l’avvocato che nel film assiste Jewell.
Per questo Eastwood trascura il tradizionale lavoro investigativo, e lascia che l’agente Jon Hamm faccia una magra figura, così come la stampa, a cui la giornalista opportunista (scarsa nello scrivere ma abilmente seducente cacciatrice di notizie con ogni mezzo) Olivia Wilder dà un bel fisico e un cinismo a prova di arresto. Una scelta che ha fatto arrabbiare e che concede qualcosa alla retorica: difficile immaginare che la giornalista senza scrupoli arrivi a lasciarsi solcare il volto dalla lacrimuccia durante l’accorata conferenza stampa della mamma di Jewell (Kathy Bates).

Le deviazioni e le ossessioni dell’America bianca

La storia, il film, dicono molto dell’America, delle sue deviazioni, dell’ossessione per le armi e del terrorismo bianco dei suprematisti (l’attentatore Eric Robert Rudolph,  venne scoperto solo due anni dopo e arrestato nel 2005 dopo una latitanza durata sette anni. Ma per tre mesi Jewell fu per tutti l’attentatore. Si rifece poi intascando centinaia di migliaia di dollari dalle testate giornalistiche e televisive querelate per diffamazione.
Jewell morì giovane, nel 2007, a causa di complicazioni dovute al diabete.
Il film di Clint Eastwood è un’opera di pancia, che punta al sodo nel rappresentare le storture dei media che arrivano ad alterare la realtà inseguendo il clamore piuttosto che la verità.
E la passione con cui l’anziano maestro di cinema è il valore aggiunto di questo film che parla di molto ma sempre tenendo il faro acceso sui baffi del corpulento e ottuso trentenne, capace di un guizzo solo per smentire chi lo ritiene gay e per voltare le spalle agli agenti invano a caccia di inesistenti prove.

Richard Jewell, trailer originale

Il trailer con il doppiaggio italiano

Richard Jewell, la scheda

RICHARD JEWELL – Usa, 2019. Regia: Clint Eastwood. Interpreti: Paul Walter Hauser, Kathy Bates, Sam Rockwell, Jon Hamm, Olivia Wilder. Durata 129 minuti.
* visto in edizione originale inglese con sottotitoli in italiano.

Leandro De Sanctis

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