Antonietta Di Martino Foto FIDAL-COLOMBO

Meglio tardi che mai. Come confermano le parole di Antonietta Di Martino che potete leggere sotto. Ma quando ci si interroga sulla crisi dell’atletica, non si può dimenticare quello che avviene. Medaglie che passano al vaglio decennale non possono non influire sulla popolarità di uno sport distrutto dalle scarse qualità manageriali della Federazione Internazionale e dalla paga del doping. Prima dell’Olimpiade di Rio 2016 fu detto a chiare note: solo tra dieci anni si avrà la certezza dei risultati. Perché la tecnologia avanza e ciò che ora sfugge ai controlli anti doping potrà in seguito essere smascherato.

In un mondo che cambia in fretta, sia i suoi protagonisti che il suo pubblico, dieci anni possono essere un’eternità. Campioni osannati, campioni defraudati accomunati nell’oblio. Antonietta Di Martino fa bene ad esserne contenta, ma cosa avrebbe significato per lei quella medaglia conquistata allora? Considerazione, autostima, soldi (perché ignorarlo?), ingaggi da atleta top e medagliata mondiale.
Il doping e la credibilità hanno un ruolo importante nella crisi, che la Iaaf pensa di tamponare stravolgendo le regole e la tradizione, senza capirci molto nè sulle radici del male, nè sulla cura da provare.

Magliette identiche, che orrore!


Come anche questo sito ha denunciato a suo tempo e come detto e scritto da molti colleghi e amici che hanno a cuore l’atletica, perché la Iaaf non impedisce, ad esempio, di avere in gara atleti con l’identica maglietta dello sponsor, con identici colori? Una bestialità sia allo stadio che in tv. E sono anni che lo diciamo: prima tutti in maglietta nera griffata Nike, ora i colori sono più gradevoli, ma come si fa a guardare una gara in cui tutti gli atleti sono vestiti alla stessa maniera? Ok, non c’entra col doping e con la medaglia restituita alla Di Martino, ma con l’inettitudine di chi promulga solo regole sbagliate si. Eccome se c’entra.

“Una medaglia che sento mia”

“Sono molto contenta di ricevere questa medaglia, la sento mia e la aspettavo dallo scorso anno – le parole della Di Martino, primatista nazionale con 2,04 indoor e 2,03 all’aperto, oggi 41enne mamma di Francesco, nato nell’agosto 2017 -. Quel podio mancato mi era rimasto in testa, il quarto posto mi stava stretto e qualcosa mi diceva che quella medaglia doveva essere mia. Sarà una grande emozione riceverla a Doha durante un campionato mondiale”

Il comunicato della Fidal


Ora è ufficiale: c’è un’altra medaglia mondiale per Antonietta Di Martino. In una cerimonia che si terrà durante i Mondiali di Doha, al via tra un mese esatto (27 settembre-6 ottobre), l’azzurra riceverà il bronzo iridato di Berlino 2009 del salto in alto, come conseguenza della squalifica per doping della russa Anna Chicherova, sanzionata nel febbraio 2018. All’Olympiastadion, dieci anni fa, la primatista italiana sfiorò il podio, classificandosi quarta con 1,99 nella gara vinta dalla croata Blanka Vlasic (2,04). Lo stop della Chicherova, allora argento, fa quindi guadagnare una posizione alla tedesca Ariane Friedrich e alla saltatrice di Cava de’ Tirreni, che arricchisce così la propria bacheca di successi, già nobilitata da altri due podi mondiali (argento nel 2007 e bronzo nel 2011), dall’argento dei Mondiali indoor 2012 e da un oro (2011) e un argento (2007) agli Euroindoor. Il bottino azzurro di Berlino 2009, senza medaglie “sul campo”, si impreziosisce quindi di un altro podio dopo il bronzo assegnato due anni fa a Giorgio Rubino nella 20 km di marcia per la squalifica del russo Valery Borchin.