E’ un record speciale quello siglato ieri a Donetsk dall’astista
francese Renaud Lavillenie, volato a quota 6 metri e 16 centimetri. Uno
oltre il mito Bubka. Primato indoor straordinario ma non sorprendente,
perchè meta quasi obbligata di un viaggio inesorabile verso quei limiti
che a lungo sono stati patrimonio esclusivo dello zar Sergej.
        E’ un record dal sapore speciale perchè ha il potere di
rivitalizzare un atletica che, a parte il fenomeno Bolt, soffre la
mancanza di stelle universali, il cristallizzarsi di prestazioni vecchie
ormai di un paio di decenni, che fungono da “tappo” a sogni ed
obiettivi di intere generazioni di aspiranti campioni.


        Il 6,15 indoor di Bubka era uno dei record della pattuglia
acrobatica di campionissimi dei primi anni ‘90: l’8,95 di Powell nel
lungo, il 2.45 di Sotomayor nell’alto, il 46”78 di Kevin Young nei
400hs, il 18.29 del triplista Edwards.
        Per uno di quei curiosi intrecci del destino, Lavillenie ha
tolto il record a Bubka con un exploit a domicilio, in quella stessa
Donetsk dove Sergei quasi 21 anni orsono aveva ottenuto il penultimo dei
suoi 35 primati mondiali, 17 all’aperto e 18 indoor. Con il privilegio
di essere applaudito dal mito in persona, che resta ancora padrone del
record all’aperto (6,14) ed eterno uomo simbolo di una specialità
cresciuta insieme con i suoi celebri primati. Un centimetro alla volta,
per farli fruttare di più, specie da quel 13 luglio 1985, quando a
Parigi superò per primo il muro dei 6 metri.


        Non è difficile prevedere che Renaud Lavillenie fin dalla
prossima estate possa togliere a Bubka anche il primato all’aperto e
riprendere quella scalata verso il cielo interrottasi vent’anni fa al
Sestriere, con l’ultima perla dello zar ucraino.
        Dove può arrivare Lavillenie? Ora che ha trovato anche quella
continuità di risultati in alta quota che l’anno scorso confessò di
inseguire, probabilmente almeno oltre i 6,25. Ha ragione Bubka, la
storia dell’asta può continuare.

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E’stato proprio un gran bel salto, diciamo perfetto.Renaud Lavillenie,
27 anni, francese di Berbezieux Saunt Hilaire, un piccolo centro di
neanche 5000 anime, ha saltato con l’asta come nessun altro prima al
mondo. Ha superato 6 metri e 16 centimetri al primo tentativo. E li ha
superati nettamente, senza sbavature, con classe e autorità. Nessun
altro sportivo è stato più vicino al cielo, in quel magico istante in
cui tra la Terra e la Luna, c’è solo un’asticella da superare. Un
battito di ciglia che resterà nella storia dello sport. Ma Lavillenie la
Luna di Donetsk non l’ha vista, perché a Sergej Bubka ha tolto il
record più alto, quello indoor che quasi 21 anni fa aveva issato a quota
6,15.

        Lavillenie saltava, il boato del Palazzetto di Donetsk salutava
la sua impresa, Sergej Bubka in tribuna esultava ed applaudiva, per poi
correre giù ad abbracciarlo ed a complimentarsi con il suo erede.
Destini incrociati: in Francia, a Parigi, Sergej superò per la prima
volta i 6 metri il 13 luglio del 1985. In Ucraina, a Donetsk, teatro di
quel primato indoor dello zar, il francese Lavillenie ha sovrascritto il
suo nome su quello del “maestro”. Quel professionista dei record
mondiali (ne fece 35!), accuratamente migliorati, centimetro dopo
centimetro, uno alla volta così fioccavano i bonus economici.
        «E’ un grande giorno, ho visto una grandissima prestazione – ha
detto Bubka, oggi vicepresidente Iaaf – Sono felice che Lavillenie abbia
battuto il mio primato, non sono deluso. E’ un grande atleta e
un’ottima persona. Con lui l’asta può continuare la sua storia. E’ il
mio successore ideale, già in altre occasioni pensavo che il mio record
potesse cadere. Non sono certo triste, per l’atletica è un bene»

        E’ stata una gara strana, in cui Lavillenie ha rischiato cdi
uscire a quota 6,01, superata solo al terzo tentativo. A quel punto
Renaud si è fatto mettere l’asticella alla misura del record, 6,16.
Dimenticando che all’aperto non è andato oltre 6,02 ma ricordando la sua
escalation invernale che l’aveva già portatio a volare a quota 6,08.
Spesso schiacciato dalla pressione, dall’essere considerato il favorito
che non può perdere, Renaud ha iniziato una nuova fase della sua
carriera vincendo l’oro olimpico a Londra 2012. Quest’anno, dopo la
delusione per l’oro mondiale sfuggitogli a Mosca, si è ripresentato in
pedana, più umile e determinato che mai.
        E così, sabato a Donetsk, il suo salto è stato perfetto, è
scivolato giù dai sacconi tenendosi la testa tra le mani, confuso e
felice, stravolto dalla gioia. «E’ incredibile, sono ancora in aria, Era
la prima volta che provavo questa misura» ha detto emozionatissimo, in
posa per i fotografi accanto al mito Bubka. Poi ha provato anche i 6,21,
ma ormai scarico non è riuscito a fare altri miracoli. Scherzando, si
può esservare che Bubka non avrebbe mai fatto aggiungere altri cinque
centimetri subito dopo un primato…Ma erano altri tempi.

Astista di piccola taglia, Renaud Lavillenie è alto
solo 177 cm, sei meno di Bubka, e normalmente veloce sui 100 (li corre
in 11 secondi) sopperisce con la tecnica quando c’è da volteggiare.
L’asta è una passione di famiglia, tramandata di padre in figlio. Anche
suo fratello Valentin gareggia nell’asta. Per non parlare della scuola
francese dell’asta, quella dei Vigneron e Quinon, Collet e Salbert,
Galfione. La Francia si riprende così un pezzo di storia dell’atletica,
quella che il 31 agosto del 1984, all’Olimpico di Roma nel corso del
Golden Gala, Vigneron si vide soffiare da Bubka che rispose con un
record al suo record. Una notte leggendaria anche quella.

* pubblicato sul Corriere dello Sport di domenica 16 febbraio 2014